Venerdì, 07 Maggio 2021

Maschi oggi, uccideteli con l'uranio

Il maschio che si dona è mandato al macello nell'uranio impoverito ( e con lui al macello un pezzo di Europa)

 

Questo articolo è per esprimere la nostra solidarietà nei confronti dei militari italiani Salvatore, Giuseppe, Gigi, Rinaldo, Andrea, e di Yusuf il bambino bosniaco morto a causa di leucemia. Questo articolo è per esprimere la nostra rabbia nei confronti dei finti maschi posti ai vertici politici e militari che sapevano ed hanno tradito.

 


In Bosnia e nel Kosovo, durante la guerra nell’ex-Jugoslavia, sono stati lanciati dagli aerei americani A10 almeno 31 mila proiettili all’uranio impoverito. Questi armamenti sono stati progettati dalle industrie militari americane e venduti praticamente su scala planetaria. Piccolo particolare: tanto in Usa nessuno va a lanciarli. Piccolo problema: come il gas nervino, l’agente defoliante a base di diossina usato in Vietnam, l’iprite usata nel primo conflitto mondiale da tedeschi e inglesi, queste armi si vendicano e si ritorcono contro chi le ha usate. L’uranio impoverito ad esempio…impoverisce. (1)
Ne fanno le spese l’intera regione dei Balcani e parte dell’area mediterranea in termini di catastrofe ecologica, ambientale e sanitaria.
Questi proiettili dopo il contatto si sciolgono e si trasformano in una polvere colorata che si diffonde nell’aria per un raggio di almeno 100 metri; tale polvere entro 2 ore inizia a ricadere nel terreno. Da questo momento impregna la terra, entra nelle falde acquifere e nel ciclo alimentare; la selvaggina e gli animali domestici, la vegetazione e gli esseri umani iniziano a morire. Con i fiumi poi la contaminazione arriva all’Adriatico con le conseguenze immaginabili per tutta l’area mediterranea. Il metallo che impoverisce resta attivo almeno per 4 mila anni. E pensare che li chiamano Silver Bullets: i preziosi proiettili d’argento. (2)
Ma chi paga è il maschio. Nei Balcani dal ’95 sono passati almeno 60 mila militari italiani. Alpini, Carabinieri, Bersaglieri, volontari. Maschi mossi dal fascino per il viaggio e l’avventura, interesse per l’ottimo stipendio, desiderio di mettersi in gioco e pericolo per la pace.
Dell’ignoranza riguardo al pericolo dell’UI e delle pesanti vaccinazioni subite ha fatto le spese proprio il maschile spinto dalla voglia di donarsi, non conta se in cambio di denaro o per seguire ideali di giustizia. Nella zona di Pec di competenza italiana sono state usate almeno 14 mila pallottole radioattive, molte delle quali ancora nel terreno con un bel cartellino per segnalarle. Il fatto è che i militari italiani si allenavano a correre e fare ginnastica in aree radioattive, andavano a passare la notte in case appena bombardate, raccoglievano souvenir da mostrare poi al ritorno o tra commilitoni. Il contatto e le inalazioni della polvere di UI causano vari tipi di tumore e malattie del sangue, colpiscono cervello, polmoni, fegato, tiroide.
Gravissimi i danni agli organi genitali e gli effetti sugli spermatozoi (ma anche sugli ovuli). Ciò provoca alterazioni genetiche e malformazioni nei neonati. Parte dell’Europa dunque al macello, maschi al macello, neonati al macello. Si vuole veramente colpire la bellezza, la vita, la speranza senza alcuna pietà. Bellezza, vita e speranza le hanno tolte anche a   Salvatore, Giuseppe, Gigi, Rinaldo, Andrea, e Yusuf. Solidarietà (per quello che può servire) con loro, rabbia contro chi ha tradito. 

 

Il Ministero della Difesa ha allestito un Centro Informazione Famiglie per i parenti dei militari italiani, e cioè i loro mariti, fratelli, figli, impegnati nei Balcani. Si può telefonare per chiedere informazioni allo 800228877.


Se invece vuoi segnalarci la tua solidarietà o le tue impressioni su questa vicenda segnalacelo scrivendoci Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

1)Tutti i dati presenti in questo articolo sono stati pubblicati dai principali quotidiani italiani nel periodo tra il 21 dicembre 2000 e il 6 gennaio 2001.

2)Se si vuole approfondire la questione della ex-Jugoslavia, in riferimento all’attentato della Nato contro l’identità etnica dei popoli slavi, si può vedere “Ditelo a Sparta. Serbia ed Europa. Contro l’aggressione della Nato”, a cura di M. Cabona, Ed. Graphos, Genova, 1999.  In questa raccolta di contributi (Andreotti, Altieri, de Benoist, Cardini, Fini, Langendorf, Pinter, Risé,  Romano, Tarchi, Sartori, Solinas, Zinov’ev, ed altri) gli autori anticipano profeticamente gli sconcertanti controeffetti della guerra scatenata dalla Nato nei Balcani.   Per una maggiore consapevolezza invece delle questioni etniche, del diritto dei popoli all’auto decisione, della necessità di una diversa presenza delle Organizzazioni Internazionali in queste vicende si può vedere Risé C., La guerra Postmoderna. Elementi di Polemologia, Ed. Tecnoscuola, Gorizia, 1996. 

 

 

Bill Clinton, che volle la guerra in Serbia, e Massimo D'Alema che ci mandò i militari italiani. Lo storico comunista Luciano Canfora parlò (cfr. Ditelo a Sparta, a cura di M.Cabona, citato nel pezzo sopra) di " camerierato delle sinistre europee nei confronti dei padroni americani".I serbi, che si sono presi le bombe, sono stati trascinati davanti all'Alta Corte di Giustizia dell'Aja, perchè criminali di guerra. Ora che si scopre( come si prevedeva già da allora, cfr. lo stesso volume) che un'intera regione, adiacente all'Italia è "una mina sanitaria per l'Europa,farcita di materiali chimici,biologici,radioattivi, dichiarazioni ufficiali riportate dai giornali dell' 8/1/01,nessun giurista intende procedere contro chi volle la guerra, e ne scelse le armi? Cosa ne pensa la sensibile Signora Carla Dal Ponte, giudice dell'Alta Corte?