Martedì, 18 Maggio 2021

Spot pro violenza

Il ministro femmina della Difesa spagnolo Carme Chaco'n gira col bimbo in grembo in zona di guerra in Afganistan, infischiandosene del dovere sacro di tutelarne la sicurezza.

Uno spot pubblicitario profeminist val bene un figlio. Rachida Dati ministro della Giustizia francese con orgoglio nega oggi a tutti il nome del padre del bimbo di cui è incinta. Nome e padre che si presume negherà al figlio. Già reso orfano prima ancora di venire alla luce. Uno spot pubblicitario profeminist val bene annientare l’amore paterno. E’ la strada della “liberazione” che ci indicano schiere di donne “progressiste” a cui si accodano più contenute schiere di maschi tanto farlocchi quanto opportunisti. Un padre che mette a rischio la salute della moglie incinta o rifiuta la paternità ad un figlio è un degenerato, passibile di sanzioni penali e risarcitorie per i danni inflitti alla moglie e al figlio. Una ministra spagnola che mette a rischio la salute del figlio di cui è gravida è modello di emancipazione su cui costruire uno spot pubblicitario trasmesso dal Ministero della difesa spagnolo. Una ministra francese che nega il padre al figlio e il figlio al padre è un modello su cui costruire uno spot pubblicitario dal Ministero della Giustizia francese. A lei plaude entusiasta Concita De Gregorio in un editoriale dell’Unità ( venerdì 5 settembre 08 dal titolo: “Onora la madre”): “Sarà un limite ma mi sfugge del tutto la ragione per cui dovremmo sapere chi è il padre del bambino di Rachida Dati”. Invece a Concita De Gregorio è chiaro la ragione per cui il figlio o la figlia di Rachida non deve conoscere il nome di suo padre né suo padre può esser nominato in pubblico e amare suo figlio. Ma per quale folle ragionamento il nome del compagno e del padre lede la dignità della donna incinta e l’onore della madre? In sintonia con Concita tanta parte della stampa italiana. Carme Chaco’n, Rachida Dati per tutte le persone di buon senso, di buon cuore, di buona volontà si propongono come consapevoli manifesti viventi di comportamenti feroci e violenti che violano diritti fondamentali della persona dei figli e dei padri. Icone della brutalità e della lucida violenza del fondamentalismo progressista contemporaneo e delle sue adepte ormai senz’anima e senza cuore. Assolutamente fuori della dignità, della grazia, dell’amore e dell’onore di ciò che chiamiamo umanità.

Cesare Brivio

[8 settembre 2008]