Venerdì, 07 Maggio 2021

Uomini e giornali, una piccola ricerca sul campo

Il 4 luglio 2006 sono avvenuti due fatti paralleli, terribili per crudeltà e violenza.

Non entriamo nel merito del dolore, incommensurabile, che hanno causato e nemmeno delle cause che possono averli determinati. In questo articolo ci limitiamo ad osservare come la stampa dia spesso un rilievo diverso ad episodi di questo tipo, a seconda del genere di appartenenza dei protagonisti.

A Macerata un uomo ha strangolato la moglie, l’ha legata e poi gettata, ancora viva, dentro un cassonetto. A Prato, una donna ha ucciso a revolverate il marito, da cui viveva separata, che si era recato a casa sua per portarle i denari dell’assegno mensile.
Ecco come alcuni quotidiani del 5 luglio hanno trattato le notizie.
Repubblica on line: il fatto di Macerata è presente, quello di Prato no.
La Repubblica (cartaceo): Macerata sulle pagine nazionali con titolone, Prato nelle pagine regionali, con un refuso significativo. L’articolo, di Laura Montanari, esordisce così: Le ha sparato….., e non gli ha sparato. Viene naturale, insomma, attribuire i ruoli di carnefice e vittima rispettivamente al maschile e al femminile, anche quando è il contrario.
Corriere on line: Macerata in grande evidenza, Prato seminascosto fra le brevi di cronaca.
Il Corriere della Sera (cartaceo): Macerata in evidenza con foto. Prato assente.
Il Giornale: Macerata con titolo su molte colonne e foto. Prato con trafiletto di fianco al primo.
Il Corriere di Firenze: impaginazione praticamente identica a quella de Il Giornale.
Liberazione: Macerata con articolo che inizia in prima e prosegue nell’interno. Il fatto diventa occasione per riparlare della violenza maschile sulle donne, figlie piccole comprese, ad opera di maschi. Vengono elencati tutti i fatti di cronaca da inizio anno e riproposte le solite statistiche. Nelle ultime due righe del pezzo si legge che gli omicidi al femminile sono pochissimi, per lo più quando la donna decide di porre fine alla relazione, e incidentalmente si cita ad esempio il fatto di Prato.
Dal punto di vista puramente giornalistico, abbiamo sempre sentito dire che la “notizia” si ha quando il padrone morde il cane, non quando il cane morsica il padrone, con ciò intendendo che non interessa ciò che è scontato e ripetitivo. Se è vero, e sicuramente lo è, che gli uomini uccidono le donne molto più frequentemente del contrario, si sarebbe dovuto dare maggior risalto al fatto di Prato rispetto a quello di Macerata. Evidentemente, allora, non è la rilevanza della notizia decidere dello spazio attribuibile ai due episodi. D’altra parte, qualsiasi direttore o semplice redattore di quotidiano, si rifiuterebbe sdegnato di ammettere che valuta più importante la vita di una donna rispetto a quella di un uomo. Se non altro, perché il politically correct lo vieta (teoricamente), e dunque neanche questa può essere la spiegazione del perché di tanta differenza nel trattamento dei due fatti.
Rimane un’altra spiegazione. Che l’evidenziare la violenza maschile e nascondere o minimizzare quella femminile sia funzionale all’ideologia, questa si veramente “corretta”, del genere “colpevole” e di quello “innocente”, così introiettata da essere ormai un riflesso condizionato, per esercitare il quale non c’è bisogno di alcun manovratore dall’alto, di nessun Grande Vecchio che dia ordini o disposizioni.

Armando Ermini

[11 luglio 2006]