Martedì, 18 Maggio 2021

Spostare le montagne e ritrovare il nome del padre

a cura di Cesare

Questa storia vera la racconta il giornalista Federico Ungaro sul Messaggero del 4 novembre. In breve: negli USA un ragazzino di quindici anni è stato concepito dalla madre tramite seme artificiale comprato ad una banca dello sperma. La madre nemmeno sa chi fosse il padre, la Legge impedisce ogni accesso a simili informazioni, l’intera businesscultura intorno a questi fatti, produce a valanga, studi sull’irrilevanza, a tutti gli effetti, di conoscere il padre che ti ha dato la vita. Eppure il ragazzino, chiamiamolo John, inizia la sua ricerca impossibile del padre: “si è messo in bocca un cotton fioc, ha raccolto un po' di saliva e qualche scaglia di pelle della guancia e ha spedito il tutto a un indirizzo trovato sulla rete. L'indirizzo era quello di FamilyTreeDna, un'azienda che gli aveva promesso, in cambio di 289 dollari, di scoprire se c'era qualcuno con il suo stesso patrimonio genetico che avesse consentito di essere inserito all'interno del database aziendale. John ha avuto fortuna, certo. Ma soprattutto tenacia, perché FamilyTree non aveva nelle sue registrazioni nessuno che potesse essere considerato il padre biologico. Ma il ragazzo non ha perso la sua fiducia, ben riposta, nella genetica (…) che consente, di rintracciare un maschio della propria linea familiare, seguendo passo per passo la diffusione del cromosoma Y, quello maschile che passa virtualmente intatto di padre in figlio, di generazione in generazione. Così dopo nove mesi di paziente attesa (quasi fosse una nuova nascita), John ha avuto la sua risposta. Dal database dell'azienda sono emersi due uomini, entrambi con un cromosoma Y molto simile al suo. I due non si conoscevano fra loro, ma il test non mentiva: c'era almeno un 50 per cento di probabilità che tutti e tre avessero in comune il padre, il nonno o il bisnonno. E tutti e due avevano lo stesso cognome, sebbene scritto in modo leggermente diverso. Ed è proprio questa ultima notizia che consente a John il passo definitivo. La madre non sapeva nulla del padre, se non la data e il luogo in cui era nato e la laurea ottenuta al college. Informazioni standard fornite dalla banca del seme, che per tutto il resto invece garantisce il più stretto anonimato. Ma l'anonimato è poca cosa di fronte alla potenza di internet (e della genetica). Unendo a quanto sapeva la madre il cognome ottenuto grazie a FamilyTree, John si collega a internet e entra in un altro sito web: Omnitrace. Qui acquista il nome di chiunque sia nato in quel luogo e in quella data. Tra questi solo uno aveva il cognome in questione. Dieci giorni dopo John entra finalmente in contatto con il padre biologico.”

Questo cucciolo di uomo esprime una straordinaria umanissima forza, una lezione di umanità, veramente una freccia, un cuore retto che va diritto al suo obiettivo, che fa piazza pulita delle cialtronate pseudoscientifiche, delle tartufate e degli stupri psicolgici e culturali dei/delle maitresse a penser odierni, un tanto a servizio, secondo i quali non esiste il diritto e tantomeno il desiderio a conoscere del padre che ti ha dato la vita. Esprime una fede nella sua speranza di trovare il padre che ha davvero "mosso le montagne", ovvero realizzato l'impossibile. Straordinaria battaglia vinta da questo piccolo guerriero per conoscere il suo papà. La sua fede è contagiosa e sposterà le montagne per tutti i figli cui è stato negato il nome del padre.

[23 novembre 2005]