Martedì, 18 Maggio 2021

Affido: è ora di cambiare

Gentili amici del sito, 

la rivista Time ha pubblicato nel suo ultimo numero (27 Settembre) un lungo articolo dedicato alla situazione dei Padri separati e negati.
Forse a seguito dello scalpore suscitato dalle recenti clamorose azioni di "Father 4 Justice", i redattori hanno esaminato la situazione giudiziaria, sociale e psicologica dei padri separati e negati in Europa.
Le conclusioni sulla condizione di questi padri sono decisamente negative e questa ammissione, da parte di una rivista americana, è tutt'altro che banale, vista l'opinione corrente di tutto il mondo occidentale.
Provo a sintetizzare alcune indicazioni dell'articolo:
- è ormai chiaro che in molti paesi europei le legislazioni sono state o sono squilibrate in favore del coniuge femminile.
- gli orientamenti politici che li avevano ispirati ormai inadeguati di fronte ai mutamenti sociali e culturali, di fronte ai quali è necessario "...riaffermare i diritti dei padri...", per stessa ammissione di Catherine Hakim, sociologa della famiglia presso la London School of Economics
- anche nei casi in cui (come in Francia o in Germania) la legislazione è mutata in direzione di un maggior equilibrio tra i coniugi, nella giurisprudenza recente si consolida la tendenza a considerare comunque preferibile l'assegnazione alla madre , con percentuali che raggiungono il 90%
- l'assenza del padre costituisce una della cause fondamentali di disadattamento e devianza dei giovani maschi, figli di coppie separate, come sostiene Michael Lamb, docente di psicologia alla Cambridge University
- sembra emergere, infine, simpatia nell'opinione pubblica (almeno in UK) per la condizione di questi uomini; così afferma una "columnist" del quotidiano londinese "The Independent".

Significative sono le vicende esposte, relative ad alcuni padri negati europei (uno di loro è italiano).
Le interviste compiute mostrano con grande chiarezza:
- la profonda sensibilità parentale di questi uomini che giungono a compromettere la loro posizione professionale pur di mantenere il più possibile le relazioni coi figli
- l'uso sistematico e strumentale da parte del coniuge femminile dell'assegnazione del figlio, il tentativo di sottrarlo alla visita e alla frequentazione col padre, a volte con l'uso della denigrazione e della calunnia anche in sede giudiziaria, senza ovviamente dover subire alcuna conseguenza da questi comportamenti
- la chiusura netta di queste donne a ogni sorta di confronto: nessuna delle ex-mogli dei padri intervistati ha voluto esprimere il benchè minimo commento, benchè contattate dai redattori della rivista.

Fra pochi giorni alla Camera si aprirà in aula la discussione sul disegno di legge per la modifica delle norme sull'affidamento. Anche se queste norme andranno in porto, se non saranno impallinate dalle lobby dell'ideologia femminista, moltissima strada resterà da fare per l'affermazione del diritto a essere padri.
Le opinioni espresse in questi anni da giuriste o avvocatesse sull’ affidamento congiunto, dense di varie considerazioni, hanno in genere un unico leit motiv: i padri assenti e/o violenti.
E tutte culminano in un'affermazione di capitale importanza: queste modifiche sono un "attacco ai diritti delle donne". Si tratta, ovviamente, di "privilegi", conseguiti per via legislativo-giudiziaria.
Il livore e l'accanimento di queste "giuriste" contro qualsiasi tentativo di equilibrare la condizione dei genitori separati, la loro visione deformata della società, nella quale gli uomini sono principalmente oppressori e le donne sempre vittime, l'assoluta priorità assegnata alla condizione femminile in qualsiasi intervento sociale e legislativo, anche a discapito dei diritti degli uomini, dimostrano quanto agguerrite e determinate siano le forze contrarie.
Impegnarsi per questi padri è impegnarsi per la giustizia e la libertà delle future generazioni, uomini e donne.

A margine vorrei segnalare come stia emergendo negli Stati Uniti un attenzione sull'equilibrio nelle relazioni di genere, forse maggiore rispetto all'Europa e all'Italia.
Alcuni mesi fa era apparso su Time un articolo che descriveva le violazione dei diritti dei lavoratori nell'impresa leader della grande distribuzione al dettaglio, molteplici e diffuse sia fra i maschi che fra le femmine. L'articolo però era congegnato in modo da evidenziare quasi esclusivamente le violazioni e discriminazione di genere sfavorevoli alle lavoratrici, considerate esplicitamente come le più gravi.
Tutto, dal titolo ("Wal-Marts's Gender Gap") alle foto, dagli schemi al testo, sembrava espressione dell'ideologia feminista radicale.
Ho inviato alla redazione le mie considerazioni sull'articolo ed ho avuto il piacere di vederle pubblicate nel numero del 9 Agosto, sotto il titolo "Equal-Opportunity Oppression". Non mi sarei aspettato di ricevere il medesimo trattamento da una testata italiana.

Forse però qualcosa si muove...

Un cordiale saluto
Rosolino
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Caro Rosolino,

grazie per le informazioni sull’articolo della importantissima rivista Time che avrà sicuramente un grande eco in U.S.A, e per le tue considerazioni che sottoscriviamo in pieno, a partire da quella che , anche quando sarà approvata la legge sull’affido congiunto, rimarrà da fare molta strada.
I diritti paterni negati, e quello dell’affido dei figli è solo la prosecuzione del divieto di parola sul figlio non ancora nato, sono infatti solo in sintomo più evidente di un fenomeno più vasto e complesso. E’ tutta la società che è diventata “matricentrica” avendo messo al centro la “soddisfazione dei bisogni materiali ”, a cui presiede la madre, piuttosto che l’autonomia dal bisogno , la crescita spirituale ed il coraggio del rischio, valori profondamente paterni e maschili. Era dunque inevitabile che il padre, non solo quello concreto ma la stessa idea di paternità, fossero accantonati. Erano diventati un ingombro, un ostacolo al trionfo della società dei consumi, ed andavano tolti di mezzo con tutte le armi disponibili. Quella legislativo/giudiziaria è solo una di queste, insieme alle campagne mediatiche, alle teorizzazioni di tanti intellettuali, alla pubblicità e così via. Poco importa che a condurre la guerra siano stati altri padri ed altri uomini, fianco a fianco col femminismo. La loro voce, anzi, ha dato ancor più credibilità alle accuse, ed ha contribuito in modo determinante al formarsi di un clima antipaterno e antimaschile.
Analizzare il perché di questo processo, sicuramente legato alla desacralizzazione della società, sarebbe troppo lungo in questa sede. Ti rimandiamo ai lavori di Risè , di Lentzen ad altri.
Le opinioni delle giuriste sono un riflesso di questo clima, come i comportamenti femminili tutti giocati sul tema dei “diritti”, fatale conseguenza della centralità della “soddisfazione del bisogno”.
Proprio per questo noi preferiamo parlare dei DOVERI dell’essere padri. Doveri di staccare i figli dalla dipendenza materna (certo necessaria nei primi anni di vita), doveri di insegnare loro l’autonomia, il rischio, il coraggio, il valore degli ideali, insomma di farli diventare persone adulte. I diritti dei padri, in questo senso, sono lo strumento indispensabile affinché possano adempiere a ciò a cui la loro funzione li chiama.
Ci sembra evidente che il futuro del mondo si gioca sul “ritorno della paternità”. Le statistiche e gli studi sociologici che ci parlano dei guasti terribili che l’assenza del padre produce nelle giovani generazioni lo confermano in pieno.
Non è un caso che i primi incoraggianti sintomi dell’inversione di rotta ci vengano dai paesi anglosassoni. Lì c’è la massima espressione della società dei consumi e la massima negazione teorica e pratica della paternità. Lì , i guasti della scomparsa paterna si manifestano con più chiarezza, e possono quindi essere meglio valutati.
Le resistenze contro il riaccendersi della fiamma del padre non ci devono sorprendere. C’è un motivo pratico, le lobbies degli avvocati, assitenti sociali, giudici etc. che sulle cause contro i padri ci vivono. Ma più ancora, riteniamo, esiste un motivo “culturale”. La necessità del ritorno paterno al centro della scena educativa, scardina i fondamenti su cui è costruita la modernità occidentale, mette in crisi le sicurezze su cui tanta gente ha costruito la propria visione della vita e del mondo. E vuoi che costoro non si oppongano in ogni modo?
Una ragione in più per continuare la battaglia.

I maschiselvatici