Martedì, 18 Maggio 2021

Businessman e Selvatici

Buongiorno a tutti e complimenti per il sito, uno dei pochi rari e preziosi punti di riferimento per me Uomo 29enne nel caos odierno...

Vi scrivo perché in questi giorni sto cercando un nuovo lavoro avendo lasciato quello dell’azienda e della consulenza perché non ne potevo più dei manierismi, ebbene diventa sempre più difficile trovare qualcosa di “selvaticamente” più interessante che possa permettermi di tornare ad un’indipendenza abitativa. In pratica, se ti sottometti alla Grande Madre schiavizzante, ti nutri di felicità consumistiche illusorie e se vendi l’anima al Diavolo diventi anche ricco! Al contrario, nella ricerca della tua autenticità, ti impoverisci sempre più e resti sempre più solo... come se chi non condividendo l’ormai realtà virtuale fosse fuori dal gioco. E se fino ad oggi ho sempre lavorato è perché forse un pò l’anima al Diavolo l’ho venduta anche io…
Ciononostante voglio liberarmi di queste catene perché ostruiscono le mie sorgenti virili, ma nulla.. mi scontro continuamente contro un muro! Ma perché si è arrivati a farci mettere il cappio al collo (che poi è la cravatta per me)? Come fare per liberarci? Nel camminare per le grandi città, incontro continuamente business man e consulting man sempre più devirilizzati (e devirilizzanti), gentili e delicati quasi come donne, nel loro corpo e lineamenti sono sempre più femminei. Perché non se ne parla mai? In queste vesti non ci amiamo e neanche le donne mi sembra che ci amino, se non quelle legate esclusivamente ai brands d’abbigliamento più importanti..
Per non scendere più nel profondo e rendersi conto che non si condividono neanche più i valori delle aziende globali attuali per le quali spesso lavoriamo, se non “per finta” e per portarci a casa uno stipendio necessario a vivere le costosissime città e alimentando consumi che crediamo liberatori per poi renderci invece conto di essere ancora più schiavi, fino talvolta a deprimerci..
Ma allora perché non riciclare le nostre validissime competenze in progetti economici più sani? Appellandoci ad un’economia creatrice invece di quella attuale che ci rende dei meri esecutori a tutti i livelli? Forse cosi si creerebbe anche crescita economica “reale”..non lo so, ma perché non provare?
Con queste parole vorrei anche invitare tutti coloro sensibili all’argomento (non solo economisti..e donne comprese) a creare insieme un’associazione per la ricerca, lo studio e l’implementazione di un’economia creativa! Non abbiamo bisogno di chissacché per iniziare, bastano i nostri pc, le nostre conoscenze e competenze e luoghi occasionali di incontri per discuterne di persona. Che ne dite? (Astenersi idealisti puri per cortesia). Potete lasciare i vostri recapiti/messaggi alla mail seguente: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la quale vuole essere almeno un punto per iniziare a discuterne.
Un caro saluto a tutti e buon “cammino”...
Gabriele

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Caro Gabriele,
di recente in una sosta all’autogrill mi è capitato di assistere alle istruzioni che venivano impartite alla giovane barista, le veniva detto non solo come muoversi nei dettagli, come servire il cappuccino, come disporre piattini e brioche, ma anche quali esatte parole doveva utilizzare con ogni cliente, senza eccezioni. La ricetta di molte aziende è ormai ben collaudata, ti dice che protocollo seguire, ti offre strutture e automatismi a quantità, chiede performance e prestazioni, e passa al vaglio ogni mossa e risultato, lasciando in pratica ben poco spazio all’iniziativa o alla creatività, che poi vuol dire una buona fetta di ricchezza umana. Diventa quindi indispensabile oltre che giusto ritrovare l’autenticità e il rapporto con la propria e altrui umanità, e c’è grande nostalgia di questo, lo si scopre appena si agisce e ci si comporta in modo autentico e con calore umano, così come a volte si scopre che nella vita ci sono dei muri che devono crollare, magari non proprio subito e magari senza farsi troppo male nel cercare di abbatterli.
E’ un nuovo viaggio quello che intraprendi, probabilmente sarà lungo e difficile, perché è anche un viaggio verso se stessi da come ne parli, bisogna perciò fare attenzione ai segni dei tempi, mantenersi concreti e sapere che incontreremo anche nuovi e inaspettati alleati che magari a prima vista uno disprezzerebbe ma che forse hanno anche qualcosa da darci, tu ne citi già un paio: la povertà che fa riscoprire il vero gusto e senso delle cose, e la solitudine che ci riavvicina a noi stessi e anche alla vera compagnia della vita.
Questo tuo momento da un certo punto di vista è fortunato, è quello in cui uno cerca di diventare protagonista della propria vita, di riscoprire su quale base solida può costruire una identità e percorso lavorativo, e si fortifica cercando quel senso nascosto nel cuore delle cose. E fortuna ti auguriamo , facci sapere come procede il cammino.
I Maschi Selvatici