Venerdì, 17 Settembre 2021

A proposito di Schmidt

di Alexander Payne
(Usa, 2002)

“Maschi capaci di (ri)mettersi in gioco”

a cura di Marcello Menna 

Warren Schmidt ha 66 anni ed è una persona normalissima del Nebraska, a Nord degli Usa.
La vita gli scivola addosso senza una minima reazione da parte sua.
E così l'adozione a distanza di un bambino di 6 anni della Tanzania diventa l’unico sfogo: contro la moglie che lo castra psicologicamente, impedendogli di fare pipì in piedi (e che lo ha tradito in passato con il suo migliore amico), contro il giovane che lo ha sostituito nella professione di assicuratore, contro l’azienda che lo ha scaricato come un rifiuto sociale, contro l’insulso sposo dell’amata figlia.
Nelle lettere che invia al suo “figlio adottivo”, esprime sinceramente il malcontento per una vita fallita, incompleta, falsa.
La risposta all’angosciante monotonia è un viaggio in camper nei luoghi della sua memoria.

Il film parla di sentimenti veri, come la solitudine, il senso del fallimento, la fatica di portare avanti un’esistenza.
Una sconfortante tristezza assale la vecchiaia di un pensionato medio: giorni tutti uguali, la conferma, in ogni frangente, della propria inutilità in una collettività conformista e provinciale, una continua serie di perdite, sconfitte ed amarezze.
Tratta un argomento difficile, la vecchiaia di un maschio, un marito, un padre, e lo fa in modo diretto e scomodo: a quasi settant'anni, il bravo Warren, dopo un'intera vita da onesto lavoratore, viene brutalmente messo fuori dal sistema.
E diventa grigio come gli abiti che indossa: imbolsito, disilluso, scarico e, soprattutto, solo, vicino alla rottamazione.

Ma il senso (e la bellezza) che supera una tale normalità disperata e alienante è racchiuso in un gesto esemplare e decisivo.
L'ultima spiaggia è Ndugu, la lettera di risposta del bimbo africano adottato: l’ingenuo disegno del sole della sua terra e di un inaspettato “papà” Schmidt testimonia l’innocente e sincera gioia di vivere. Questo avvenimento, apparentemente banale, è in realtà una straordinaria energia che salva Schmidt dal baratro della depressione, facendolo scoppiare in lacrime di sofferta commozione. Perché ha ritrovato se stesso e la speranza vedendosi padre.