Venerdì, 03 Dicembre 2021

Il potere femminile di cui non si parla

Sin dalla propria origine i Maschi Selvatici hanno individuato negli aspetti negativi dell’archetipo materno – interpretato nel suo incarnarsi nella società dei consumi – uno dei “nemici” fondamentali con il quale era necessario confrontarsi.

In questa loro posizione non hanno mai confuso gli aspetti negativi con l’archetipo nella sua totalità, la cui potenza è stata sempre fortemente ribadita da Carl Gustav Jung, fino ad affermare: “l’assalto dell’inconscio può convertirsi in fonte di energia per un conflitto eroico, e ciò assume un tal carattere di evidenza che vien di chiedersi se l’apparente ostilità dell’archetipo materno non sia uno stratagemma di madre natura per stimolare il suo figliuolo prediletto alle imprese più alte”(1) e, ancora, identificando il “regno delle madri” con l’”eterno femminino” prenatale, il mondo primordiale delle possibilità archetipiche”, dove assopito sta il ‘bambino divino’, che attende di divenire cosciente.(2)
Quello che a noi sembrava (e sembra) è che questo archetipo fosse sprofondato nell’inconscio, permettendo l’emergere degli aspetti più deleteri e distruttivi. Come dice sempre Jung: “Il rigetto dell’inconscio ha di solito conseguenze infelici: le sue forze istintive, se non tenute nel debito conto, entrano in opposizione… Quanto più negativo è l’atteggiamento della coscienza nei riguardi dell’inconscio, tanto più questo diventa pericoloso”(3). Ci sembrava ( ci sembra) insomma, che il “complesso materno negativo” informasse questi nostri tempi, in modalità che non ci stanchiamo di denunciare ed analizzare. Segni intorno a noi, provenienti in genere dal mondo femminile, mentre quello maschile neppur troppo sorprendentemente tace, sembrano voler tornare a dialogare con la potenza dei fenomeni con cui da tempo ci confrontiamo, offrendo letture in un certo senso sorprendenti. Così, ad esempio, su “Io Donna”, supplemento del Corriere della Sera del 31 gennaio, troviamo due articoli davvero interessanti. Il primo è sulla scuola, dal titolo: “Giovane talento cerca (invano) maestro” e che parla del romanzo “Una barca nel bosco”, di Paola Mastrocola, Guanda editore.
Nell'intervista all’autrice si legge: "Noi ci preoccupiamo solo che i nostri figli siano felici, e inventiamo per loro approcci divertenti, in un'ottica di villaggio turistico: si impara divertendosi, al museo ci si diverte, un libro è divertente. Offriamo una serie di stimoli predigeriti e semplificati, come se la vita fosse un'enorme sala giochi. Abolita in partenza la sfida con se stessi, il senso della fatica che accompagna la conquista".
E richiesta di cosa abbia bisogno il protagonista del suo libro afferma:"Del vecchio maestro. Gli adolescenti hanno un enorme bisogno di adulti da stimare, che si pongano come modello...". E’ possibile rilevare notevoli assonanze con molte cose espresse da tempo anche su questo sito. Poi c'è la "storica" Elisabeth Badinter che se, come spesso accade, da un lato non ci convince nel suo sforzo di salvare capra e cavoli (inserendo il suo ragionamento in un contesto di discussione fra diversi femminismi, dimostra di non coglierne lei stessa il significato più profondo a livello dei meccanismi psichici che governano la modernità occidentale), dall’altro trova però il coraggio di affermare: "Le donne detengono due veri poteri. Il primo è il potere ideologico, cioè, morale, di autodefinirsi il Bene assoluto. Un anno fa il governo europeo ha promulgato una legge - suggerita dalle lobby delle femministe europee, fedeli alla sexual corretness americana - che condanna la molestia in un modo così esteso da includere parole e sguardi. Una legge mai dibattuta nei vari stati: il potere politico maschile non ha osato obiettare, perché non fosse sospettato di difendere gli stupratori". L'altro potere, continua Elisabeth, "non è mai stato evocato dalle femministe e non ha un contropotere, perché è totale e assoluto: quello della riproduzione. Oggi una donna dice: sarai padre se io voglio e quando lo voglio. Il potere dell'uomo occidentale nell'ambito della procreazione è quasi azzerato. Con la fecondazione in vitro poi il corpo maschile è abolito, pressoché inutile... Il potere dell'uomo è manifesto e limitato. Quello delle donne invisibile e illimitato".
Oggi il potere di decidere ciò che è il Bene, da un lato, e il potere totalitario sulla procreazione, dall’altro, individuano dunque i veri detentori del potere, ben al di là dei posti in parlamento. E sono anche i punti focali che Maschi Selvatici – e non solo loro - indicano da tempo, ben prima della Badinter, come i fondamenti dello squilibrio in essere e dei disastri sociali cui assistiamo. La differenza, dettaglio significativo, è che quando lo dicono degli uomini, c'è la censura, la storpiatura o l'accusa di revanscismo. Ci piace comunque pensare che anche queste posizioni siano un segno dei tempi. E fanno ben sperare, sebbene la speranza di cambiamenti significativi, potrà concretizzarsi soltanto se e quando il maschile (richiamato all'azione eroica di cui diceva Jung nella prima frase riportata), avrà preso coscienza di essere dominato dall'archetipo materno negativo e muoverà di conseguenza all'azione.

Eugenio Pelizzari

(1) C.G.Jung, Opere, vol. 5 p. 296
(2) Ibidem, p.323
(3) Ibidem, p.291