Sabato, 23 Ottobre 2021

Fecondazione eterologa: una sentenza apre la strada alla richiesta di risarcimento al padre naturale da parte del figlio biologico

Sapete quanto può costare un figlio concepito con la moglie altrui? Se siete un padre biologico assai ricco, anche cinque miliardi del vecchio conio.(…) (sent. n. 307 del 10 febbraio 2004) (…)

Si è trattato di una tipica storia di provincia, con un imprenditore assai ricco e bene in vista, una relazione adulterina, e un marito meno facoltoso che – nonostante la clamorosa separazione dalla moglie fedifraga, finita nei pettegolezzi di tutta la città – ha continuato per ben diciassette anni a contribuire al mantenimento del figlio della colpa, fino al definitivo disconoscimento di paternità.
Il padre naturale era appunto un illustre modenese, e all’epoca in cui emerse l’adulterio – mentre il bambino era ancora in fasce – si suscitò un certo scandalo all’ombra della Ghirlandina (nella sentenza pubblicata non si fanno ovviamente nomi, ma a Modena di gente ricca e molto in vista non ce n'è poi tanta … ).
Il marito cornificato ottenne facilmente la separazione e riuscì a proporre subito azione di disconoscimento di paternità, ma come appena detto prima di ottenere una decisione giudiziale definitiva dovette attendere per molti anni, durante i quali rimase obbligato dal Tribunale a contribuire al mantenimento del figlio non suo, che nel frattempo si faceva adulto.
Quest’ultimo era rimasto a vivere con la sola madre fin dal momento della separazione. Una volta grande, resosi conto di quel che si era perso, ha deciso di convenire iure proprio il ricco genitore biologico per ottenere il riconoscimento di paternità, nonché il più cospicuo risarcimento possibile.
Dopo una sentenza già miliardaria del Tribunale di Modena, la Corte d’Appello bolognese ha ribadito – a mo’ di involontario monito nei confronti di vari frequentatori ed estimatori delle “banche del seme” – che il padre naturale è comunque tenuto a contribuire al mantenimento ed istruzione della prole, indipendentemente dal fatto che questa risulti prole legittima di un altro.
Poiché nella fattispecie ciò non era avvenuto, è stato liquidato un risarcimento diretto al figlio naturale, parametrato sugli oneri ex art. 147-148 cod. civ. mai adempiuti, retroattivo e in unica soluzione. Del resto, a ben vedere è difficile che gli oneri in questione avrebbero potuto distribuirsi altrimenti in una storia di questo tipo, dal momento che di solito un padre legittimo non si accorda mai di buon grado con quello biologico, al fine di suddividersi in tempo reale le spese di mantenimento ed istruzione della prole di incerta attribuzione.
Tuttavia, secondo la Corte bolognese, il diritto del figlio avrebbe carattere risarcitorio e di fatto sarebbe imprescrittibile, dal momento che tale è il diritto al riconoscimento della paternità naturale ex art. 270 cod. civ.. Si tratta quindi non di un rimborso per le spese non affrontate dal vero padre (che non potrebbero essere chieste iure proprio) né di un’indennità, ma di un vero e proprio risarcimento di danni sia patrimoniali che esistenziali.
I primi, parametrati “sulla mancata percezione di quanto [il padre biologico], tenuto conto della sua … posizione sociale ed economica, avrebbe dovuto corrispondere ai figlio per adempiere compiutamente ai propri doveri di genitore”. I secondi, in base all’ormai consueta lettura “costituzionalmente orientata” dell’art. 2043 cod. civ., ricavati da una “proiezione, su un piano probabilistico, delle possibilità esistenziali [del figlio naturale], in senso lato … se avesse potuto giovarsi degli apporti, non solo di natura finanziaria, del proprio genitore”.
Seguendo la suddetta bipartizione, la sentenza d'appello ha ravvisato che i contributi educativi e di mantenimento apportati negli anni dal padre legittimo non dovessero confluire nella valutazione del risarcimento, proprio perché riducevano l’ammontare del danno patrimoniale: se ne deduce il principio per cui ciò che va pagato al figlio della colpa debba risentire di una detrazione – nella fattispecie uno “sconticino” di lire 400 milioni – calcolata in base a quanto, negli anni trascorsi prima che la verità biologica venga definitivamente accertata, il padre legittimo abbia comunque messo a disposizione per crescere il figlio.Ma questo nel caso di specie non ha minimamente tolto che, trattandosi di un risarcimento danni, l’importo andasse parametrato sulle molto più estese possibilità economiche del padre biologico. Il figlio naturale aveva appunto agito in giudizio solo da maggiorenne e iure proprio, per ottenere il riconoscimento di paternità e anche – forse soprattutto – per dolersi della disparità di chances subita rispetto ai figli legittimi del ricco adultero. Questi ultimi difatti, come emerso in causa, erano quasi tutti diventati a loro volta professionisti affermati. Invece, l’attore aveva dovuto (o voluto? Il particolare non sembra essere stato oggetto di approfondimenti) abbandonare gli studi e dedicarsi ad attività manuali. (…)

[30 maggio 2005]