Venerdì, 03 Dicembre 2021

2055: Il paradiso (rosa) può attendere

In un articolo che occupa ben due pagine centrali su Repubblica di domenica 7 novembre e che ha per titolo: “L’utopia femminista nella Svezia rosa” Concita De Gregorio ci spiega in che consiste l’utopia femminista, ovvero il non luogo che sarebbe bello ci fosse.

Racconta Concita De Gregorio che andare nella Svezia di oggi è come salire su una macchina del tempo, e mettere la lancetta al 2055. Solo tre ore di volo! Che succederà dunque nell’Italia del 2055? quello che accade oggi in Svezia naturalmente: oltre alle conquiste delle donne, fra cui la materna cura obbligatoria di Stato per chi utilizza il proprio sesso per far soldi e la galera per chi compra quello altrui, “gli uomini fanno più fatica delle donne a trovare lavoro (il loro problema è il tasso di disoccupazione maschile)”. Non solo: nell’italico aprile 2055, nascerà, come già nell’aprile scorso in Svezia, il Partito di iniziativa femminista, “Femministiskt iniziative”, che, come in Svezia, sarà accreditato fin da subito del 25% di gradimento da parte dell’elettorato e di una intenzione di voto dell’8%. Nato dalla “esile e sorridente leader Gudrun Schyman, già segretario dell’ex Partito comunista, ora Partito della sinistra,” eccone in sintesi il programma: “distruggere l’ordine patriarcale”, articolato poi in nove punti:
1) Tassare alla nascita tutti i bambini maschi. “Tassarli i quanto maschi perché siccome gli uomini a parità di incarico guadagnano il 25% in più delle donne è giusto che rifondano la somma che usurperanno fin dal momento in cui vengono la mondo”;
2) “Risarcire (le donne) del 25% di salario sottratto e ristabilire immediatamente la norma: “equal pay for equal work”;
3) “Eliminare i nomi sessuati, dare ai bambini nomi neutri in modo che possano decidere loro, da grandi, se si sentono maschi o femmine”;
4) “Obbligare gli uomini a stare a casa otto dei sedici mesi concessi dallo Stato per la maternità/paternità”;
5) “Abolire il matrimonio e sostituirlo con un “codice di convivenza civile” che non faccia riferimento al genere e al numero delle persone coinvolte”. Un momento di perplessità solo per la poligamia;
6) “Limitare la presenza degli uomini nei gruppi direttivi al 25%;
7) “Stabilire per legge che nessuna donna deve percorrere più di 15 minuti di strada a piedi per raggiungere un servizio essenziale”;
8) “La donna, anche nell’ambito domestico, non deve fornire un silenzio assenso all’atto sessuale ma deve esplicitamente richiederlo”;
9) “Aprire un’inchiesta perché le ambulanze arrivano più tardi quando a patire un infarto è una donna” forse perché molto più rari nelle donne, ma non si sa;
10) “Abolire la monarchia”.
Concita De Gregorio attende con impazienza e con fede. Ha qualche perplessità, è vero, ma non perché considera farneticanti quelle proposte. E’ soltanto, lo si capisce dal tono, una questione di fattibilità pratica. C’è da capirla: i nomi neutri non sono così numerosi e c’è il rischio di troppe omonimie, anche i piccoli maschi hanno una mamma e c’è il rischio che tocchi a lei pagare la tassa, è difficile pensare ad ambulanze più lente secondo il sesso dell’ammalato (a meno che in Svezia non viga la regola che quando da soccorrere è una donna vengano inviate ambulanze guidate da donne….). Ma insomma si tratta di quisquiglie, e perché chiamare utopia quel programma? Infatti quali sono i dubbi sulla sua realizzabilità? I maschi, oppressori in quanto maschi, fanno parte di quel 25% dichiaratosi entusiasta, e di quell’8% disposto a votarlo. I restanti, tacendo, consentono. E allora? Ahimè, sono purtroppo scoppiate “risse” fra le dirigenti donne, in quanto donne, del Partito femminista. “Risse” che hanno fatto scendere la propensione al voto all’1,3%. Tuttavia c’è speranza: in Italia, per quanto si dica : “quelle, le donne, non devono scassare la minchia”, un primo piccolo passo sulla strada del paradiso, stiamo per farlo, in quanto maschi: le quote rosa. E in Svezia le eroine libertarie, costruttrici del Mondo Nuovo, si metteranno prima o poi d’accordo. Nel frattempo, adesso che dalle pagine di Repubblica ce lo hanno disvelato, possiamo anche noi maschi fare i viaggi sulla macchina del tempo, nel costruendo paradiso femminista. Come già i viaggi premio negli anni settanta nell’Albania di Henver Hoxa, uno dei più accreditati paradisi dei lavoratori.

Cesare

[18 novembre 2005]