Lunedì, 14 Giugno 2021

Maschi sesso debole? Ci risiamo

Questa volta è La Stampa del 20 maggio 2003 a riprendere il tema, con un articolo in prima pagina di Stefania Miretti, “Maschietti sorpassati”, e due servizi all’interno.

Un pezzo, “Dall’ asilo all’Università il trionfo delle ragazze” di Gabriele Beccaria e una intervista di Giampaolo Marro a Giovanni Bollea, professore di neuropsichiatria infantile a La Sapienza di Roma.
I servizi traggono spunto da una analisi di Business Week, il settimanale economico leader in Usa, in cui si evidenzia che non solo le ragazze sono più brave ed aggressive, tanto da aver conquistato il 57% di tutte le lauree ed il 58% dei master, ma tendono anche ad occupare i ruoli di leader a scuola, da cape delle organizzazioni studentesche, a direttrici dei giornaletti scolastici e così via, come accade in un liceo di Long Island, il “Lawrence”, preso ad emblema del fenomeno.
Anche nelle materie scientifiche e perfino negli sport (ma come faranno a misurare la differenza, visto che maschi e femmine gareggiano separatamente?), le ragazze riuscirebbero meglio dei maschi. La differenza fra i generi è condensata in pochi numeri. I maschi hanno il 30% in più di probabilità di abbandonare la scuola, l’85% di ammazzare qualcuno, ed il 600% di suicidarsi.
L’articolo della Miretti non riesce a nascondere la soddisfazione per il “sorpasso” ed il disprezzo per i maschi . “Quanto tempo dopo le femmine maturano?”, si chiede la giornalista intendendo che non ci riusciranno mai. “Oggi accade che nel Midwest si istituiscano le quote per garantire pari opportunità d’accesso ai maschi. Si corre ai ripari sull’accesso perché sul rendimento non c’è storia”. Ed ancora, in chiusura, : “i maschi stanno disimparando a competere; da sempre oppresse, consapevoli di doversi conquistare tutto e con fatica, le donne stanno diventando guerriere. Ciao maschio. Domani, in battaglia, penso a te”.
Il pezzo di Beccaria introduce invece alcune questioni su cui riflettere. Per prima quella sollevata dal prof. James Garbarino, della Cornell University, secondo il quale “Le ragazze rispondono meglio alle richieste base della società contemporanea, vale a dire attenzione, conoscenza delle regole, abilità verbali, capacità superiori nei rapporti umani”. Come a dire che i maschi hanno costruito un mondo a misura di femmine, che altro non fanno se non sfruttare a proprio vantaggio ciò che graziosamente è stato loro regalato. Che questa società, nonostante gli interessati lamenti contro il “patriarcato”, sia a misura di femmina, lo dimostra la tendenza alla crescita del numero di uomini che, per forza o per scelta, imboccano un drastico ridimensionamento delle proprie aspettative ritagliandosi un ruolo di precario o di casalingo, “sconnesso da qualunque ambizione professionale e civile”. Proseguendo questo trend, scrive il giornalista, “tra un decennio aspettiamoci un clamoroso Boy Project, che salvi i ragazzi dall’autodistruzione e dal neorazzismo di chi spinge a teorizzare un mondo di donne, a loro esclusiva immagine e somiglianza”.
In quest’analisi manca totalmente qualsiasi accenno al nesso fra le difficoltà che vivono i giovani maschi e la scomparsa della figura paterna, e fra questa e il tipo di organizzazione sociale che, soprattutto in Usa, si è andata strutturando nel tempo. E’ una mancanza grave, tuttavia è significativo che finalmente si cominci a comprendere che decenni di colpevolizzazione del genere maschile, attuato con tutti i mezzi possibili, hanno generato nei ragazzi un drammatico abbassamento del livello di autostima. E soprattutto che si inizi a riconoscere l’esistenza di una tendenza neorazzista antimaschile, come da tempo andiamo scrivendo. Che poi questa guerra indotta fra i sessi produca felicità in quello destinato a trionfare, secondo i profeti di sventura, è naturalmente un altro discorso, che la nostra stampa politicamente corretta è molto restia ad affrontare seriamente. In ogni modo ci pensa il saggio prof. Bollea a rimettere alcune cose al loro posto naturale, come ogni persona dotata di un po’ di memoria storica e di buon senso sa benissimo.
“. .nelle elementari e nelle medie sono le ragazze a prevalere. . . .le fanciulle riescono a concentrarsi maggiormente, lasciando da parte le distrazioni e così raggiungono una migliore votazione . . mentre nelle superiori si arriva alla parità e, anzi, sono i ragazzi a prendere un certo vantaggio, grazie alla perdita dell’inferiorità tipica delle medie ed elementari. . . I ragazzi iniziano a pensare al loro futuro, a credere in sé stessi. L’adolescente si risveglia, inizia ad emergere, nasce il sentimento narcisista, nel senso dell’inconscio di conquista. Resta il problema dell’incertezza e dello sconforto nell’età adolescenziale, che è superiore nel maschio rispetto alla donna”.
“piuttosto si differenziano gli interessi. I maschietti sono innamorati dello sport, mentre la ragazza ha una maggior predisposizione alla lettura”.
Appunto, diversità di interessi e sconforto adolescenziale del ragazzo, teso alla difficile conquista della sua identità virile, differenziandosi dal mondo femminil/materno in cui è vissuto. Una società non “neorazzista” dovrebbe fare di tutto, nel suo stesso interesse, a favorire la crescita e la conquista d’identità dei giovani uomini, anziché fare di tutto per deprimerli, come accade da alcuni decenni. In altre parti del mondo, e da sempre in tutte le società, si è sempre operato in questo senso attraverso i riti d’iniziazione e figure maschili adulte che accompagnavano il giovane nella crescita. Ed infatti non si sono mai posti, finora, problemi d’identità. Nei maschi ma anche nelle femmine, secondo noi niente affatto al riparo dal pericolo.

Armando Ermini