Sabato, 23 Ottobre 2021

Salario uguale per lavoro disuguale?

I giornali insistono da molto tempo sulla disuguaglianza di retribuzioni fra uomini e donne.

Recentemente su La7 è stato ripetutamente mandato in onda uno spot in cui si sostiene che la differenza sarebbe addirittura del doppio. Mediamente cioè gli stipendi femminili sarebbero la metà di quelli maschili.
Come in altre occasioni, ricordo solo le statistiche sulla violenza (Violenza reale e ideologia di genere. Le cause di morte in Italia. Uno sguardo ai dati, di Eugenio Pelizzari http://www.maschiselvatici.it/accadeoggi/fr_condizione.htm)
le notizie sono date senza citare le fonti e in modo distorto o quantomeno incompleto, con lo scopo non di discutere con serietà e amore per la verità di un fenomeno sociale, ma di enunciare l’assunto ideologico dei privilegi di cui godrebbero gli uomini e delle discriminazioni a cui sarebbero sottoposte le donne.
Ne è un esempio chiarissimo una notizia che proviene dal Canada.

Il Congresso del Lavoro Canadese (CTC) ha appena pubblicato una relazione che si intitola "Le donne tra la popolazione attiva sono ancora lontano dall'uguaglianza".
In questa relazione si legge che, secondo i dati raccolti dall’Istituto di Statistica, il salario femminile sarebbe pari al 75,4% di quello maschile.
http://www.stat.gouv.qc.ca/publications/conditions/pdf2005/donn_sociale05c6.pdf
Detto così, sembrerebbe l’ennesima ingiustizia ai danni delle donne perpetrata dagli uomini.
Ma , a parte l'ovvia e incontrovertibile considerazione che l'attività lavorativa sia pubblica che privata è disciplinata da contratti di lavoro che non possono includere trattamenti salariali diversi a parità di qualifica, il livello dei salari dipende da più fattori, fra i quali i più evidenti sono : la produttività del lavoro, il grado che si ricopre nell’azienda, la rischiosità, le ore lavorate.

La produttività.
Rispetto agli uomini non c’è dubbio che le donne siano impiegate maggiormente in settori non direttamente produttivi, o comunque dove la produttività è difficilmente misurabile, come il terziario o i servizi.

Il grado che si ricopre
Proprio in questi giorni una campagna de La7, ci ricorda che il 79% dei posti manageriali sono “riservati” agli uomini (da notare l’uso volutamente ambiguo del linguaggio. Il termine “riservato” significa che esiste un divieto d’accesso a quel posto per legge o regola scritta, il che è falso).
Non c’è motivo di pensare che in Canada le cose vadano diversamente, anzi è più verosimile il contrario. Ora si può discutere se esiste davvero “il soffitto di cristallo” , quali sono cioè i motivi reali per cui le donne raggiungono difficilmente posti di comando, ma è un tema che non c’entra col livello degli stipendi, a meno che non si pretenda la loro parificazione assoluta.

La rischiosità del lavoro
Tutti i lavori pericolosi sono fatti dagli uomini, come dimostra il fatto che il 90% dei morti sul lavoro sono maschi. E il rischio va retribuito, se si vuol trovare chi sia disposto a correrlo. Semmai c’è da rilevare che questi lavori non sempre sono adeguatamente pagati, e che tanti uomini li accettano per la necessità di provvedere a moglie e figli. In questi settori non risultano né proteste contro soffitti di cristallo, né proposte di quote da riservare alle donne. Chissà perché!

Le ore lavorate
In questo caso esistono dati precisi. Canada Statistico ci spiega che le donne lavorano solo il
61% del tempo degli uomini.

http://www.statcan.ca/francais/freepub/12F0080XIF/2006001/tables/tab1_qc_f.htm

Dunque le donne canadesi impiegate a tempo pieno, lavorano per un tempo del 39% inferiore a quello degli uomini, ma guadagnano solo il 24,6% in meno, ossia guadagnano di più per ora lavorata.
La verità è OPPOSTA a quella propagandata come ingiustizia a svantaggio del genere femminile.

Queste distorsioni della verità non sono casuali o inconscie, sono sistematiche e volute, perché si ripetono con costanza e sistematicità e perché chi le diffonde non è sprovveduto.
Rogers Scruton (Il Manifesto dei conservatori. Cortina editore), scrivendo sul carattere dei totalitarsmi, dice che alla loro base esiste il rancore e che l’ideologia è un insieme di idee, dottrine e miti che esistono grazie agli interessi che promuovono più che per le verità che incarnano. I fautori delle ideologie totalitarie, prosegue, creano un sistema di pure relazioni di potere in cui la sovranità individuale è soffocata dal controllo centrale. Possono farlo in nome dell’eguaglianza, significando con ciò spogliare i ricchi e i privilegiati delle loro ricchezze e dei loro privilegi; oppure in nome della purezza della razza, significando così spogliare gli estranei del diritto di nascita che, secondo loro, hanno usurpato. Una cosa comunque è certa: ci saranno gruppi-bersaglio. Nella forma che io sto considerando, il rancore non sarà diretto contro individui particolari, in risposta a torti specifici, ma contro gruppi, considerati collettivamente nocivi e collettivamente colpevoli.
Oggi il gruppo- bersaglio è quello degli uomini, oggetto di sistematici attacchi. Come lavoratori, come padri (vedasi le vicende bresciane di cui ci siamo già occupati Clicca qui), come maschi in sé, e quindi con evidenti risvolti razzisti di cui il manifesto di Toscani è solo l’ultimo ed estremo esempio.
Come sostiene anche Alessandra Nucci in “La donna a una dimensione” (vedasi recensione in www.maschiselvatici.it “Abbiamo letto”), esiste un disegno strategico promosso dagli Organismi internazionali (Onu e relative Agenzie, UE etc.) in stretta alleanza col femminismo antagonista, teso a estirpare ogni idea di differenza sessuale in favore del nuovo tipo umano dell’Androgino, funzionale agli interessi economici della grande finanza internazionale ed alla visione culturale della modernità, che per realizzarsi deve necessariamente passare per l’annichilimento del maschile.
Ai soggetti che in buona fede, ammesso che ci siano, credono di battersi per una genuina uguaglianza fra i generi, è in realtà assegnato il compito di “utili idioti”.

Armando Ermini

[31 marzo 2008]