Sabato, 23 Ottobre 2021

Procreazione artificiale: a sinistra c'è un eretico

a cura di Armando Ermini, per la Redazione del sito www.maschiselvatici.it

I sostenitori dei referendum contro la legge 40 ritengono che in Italia sia in atto uno scontro fra popolo laico e cattolico da una parte, e le gerarchie vaticane, per compiacere le quali sarebbe stata varata la legge, dall’altra. Si tratta di una contrapposizione falsa e tendenziosa, come dimostrano le numerose prese di posizione di importanti personaggi della cultura laica, italiani e stranieri, scienziati, filosofi e sociologi, contro la fabbricazione artificiale della vita. Se questo è ovvio dal momento in cui il tema della vita e del “limite” che la Comunità decida di darsi non può essere appannaggio esclusivo dei credenti, è però vero che la sinistra laica, di estrazione socialista o ex comunista, è schierata compattamente contro i principi a cui quella legge si ispira, bollati ripetutamente come oscurantisti, medievali, confessionali, illiberali, antifemminili etc. etc.
In questa discussione si inserisce ora uno studioso dichiaratamente laico e di sinistra, il prof. Pietro Barcellona (già dirigente del PCI e successore di Pietro Ingrao alla presidenza del Centro per la Riforma dello Stato), che con un’intervista ad “E’ Vita” (supplemento del quotidiano Avvenire) del 26 febbraio e nel suo ultimo libro “Il suicidio dell’Europa. Dalla coscienza infelice all’edonismo cognitivo”, sviluppa le riflessioni già contenute in un altro suo lavoro (Alzata con Pugno, 2002) http://www.liberalfondazione.it/archivio/fl/numero%2012/rise.htm .
Si tratta di opinioni “eretiche”, del tutto controcorrente rispetto alla sua parte politica, di cui è importante dare conto, anche se si tratta di una voce solitaria, più la classica eccezione che conferma la regola che non un filone di pensiero significativo all’interno della sinistra italiana.

“..La sinistra si è smarrita per una ragione molto semplice: perché ha abbandonato ogni idea di bene comune. Prima, seppure nella forma perversa dello Stato totalitario, sottoponeva l’idea della libertà individuale a qualche limite. Crollata l’adesione a questa forma di Stato, è rimasto solo un atteggiamento libertario…….La sinistra è nata storicamente come un’eresia del cristianesimo. Questa eresia è stata portata a conseguenze nefaste, ma non era figlia del liberalismo. Era figlia di un’altra visione” .

Entrando nel merito del problema, scrive P. Barcellona:
“Il patrimonio genetico è un bene che appartiene alla collettività storica nella quale si è formato. Come debbono essere beni condivisi l’ambiente, le piazze delle città, aspetti della vita economico sociale, così ci sono questioni che riguardano la cultura e l’antropologia che non possono essere a disposizione di una libertà senza limiti”.
Il nostro statuto antropologico, nel quale tutti siamo cresciuti e ci siamo riconosciuti, è quello per il quale “ il patrimonio che riguarda il futuro delle generazioni non è disponibile da parte del singolo” ed in cui “…i bambini nascono da una relazione affettiva tra due figure fondamentali, la figura paterna e la figura materna”, nella relazione delle quali col figlio (il complesso di Edipo), il laico Freud individuava “uno dei motori delle continue trasformazioni creative che gli uomini fanno della loro esistenza”, con ciò sottintendendo il potenziale regressivo di una società in cui si sia rotto culturalmente il legame triadico padre/madre/figlio.
Nella “provetta selvaggia” Barcellona individua:
“il tentativo dell’uomo di realizzare il vecchio sogno delirante dell’onnipotenza, quello cioè di autogenerarsi, di nascere dal nulla. Di negare, cioè, la prima vera dipendenza che fa di ciascuno di noi un essere nato da una coppia di genitori”. E prosegue citando lo psicanalista francese Green : “la differenza sessuale è….il riconoscimento della realtà, che cioè solo attraverso il rapporto con l’altro sesso si producono altri essere umani.Questo aspetto non viene mai discusso, eppure è un aspetto laico….”

La produzione artificiale della vita che la scienza ormai fa intravedere, presenta peraltro enormi rischi di pratiche eugenetiche e, eliminando il caso, farà venir meno la libertà:
“..considerare un’espressione di libertà la richiesta di un figlio programmato è in sé contraddittorio. I sostenitori di tale libertà dimenticano che essa è molto legata al caso, ogni forma di pianificazione è il contrario della libertà. Se cominciamo a pianificare i figli biondi, alti, di bell’aspetto, eliminiamo il fattore che consente la libertà..”

Nemmeno un altro dei cavalli di battaglia dei referendari e della sinistra, la libertà femminile, si salva dalla critica di P. Barcellona, che non solo evidenzia l’invasività sul corpo femminile delle pratiche di fecondazione artificiale, ma, scrive nel suo ultimo libro: “è un fatto che aumenta invece l’uso del corpo delle donne in termini economici, e perciò risulta ascrivibile alla categoria della mercificazione della vita”.

In termini generali, per Barcellona : “Il problema della vita, o meglio il potere sulla vita, ovvero del rapporto fra vita e potere…..è diventato la posta in gioco del nostro tempo………..Mentre l’epoca precedente è stata caratterizzata dal dominio della natura, oggi quest’ultimo si presente come dominio della vita. Il dominio della natura significa mettere a profitto un terreno, costruire una città. Il dominio della vita consiste invece nel sostituire la natura nei meccanismi del vivente”, “…….ciò che consente la manipolazione della vita è la convinzione che la vita stessa non ha valore, all’interno di una visione nichilista che travolge ogni idea di diritto. ….. All’aurora del nuovo mondo, le norme giuridiche al pari di qualsiasi bene sono prodotte a partire dal nulla e possono essere ricacciate nel nulla”.

E’ difficile, per concludere, immaginare una critica piu’ radicale ai presupposti filosofici e antropologici che fondano la “libertà” di procreare artificialmente. Ora, se è vero , e personalmente lo penso da molto, che il potere sulla vita è diventato la posta in gioco del nostro tempo, significa che non esiste piu’ la cornice condivisa entro la quale si scontravano le diverse sensibilità sociali.
La conseguenza sarà che queste passeranno in secondo piano, per lasciare spazio alla contrapposizione fra due visioni dell’uomo radicalmente diverse, e la divisione sul modo di produrre merci sarà sostituita da quella sul modo di “produrre” la vita, di valenza immensamente piu’ profonda. Mi riesce allora difficile immaginare Pietro Barcellona camminare ancora a fianco dei suoi attuali compagni di strada.

[29 marzo 2005]