Sabato, 23 Ottobre 2021

Viaggio di iniziazione

Accompagnare il figlio nella scoperta del mondo maschile è compito del padre. O di una figura paterna che lo sostituisca, aiutando i ragazzi a conquistare la propria autonomia.

Dalla rubrica info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 3/3/02
E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano
oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it

«Da madre di molti figli, vorrei aiutare le mamme che le scrivono, e lottano per l'autonomia dei figli maschi. E' vero che è il padre quello che "porta fuori" (in latino: e-ducere, cioè educare), e quindi, se lui c'é poco, tutto é più difficile. Ma l'essenziale é la "figura" paterna, anche se non é il padre. Così l'iniziazione può avvenire nelle attività di gruppo, fuori dalla famiglia. Alcuni esempi: il WWF, i gruppi archeologici, il Club alpino, i Centri velici, tutte situazioni dove la natura é importante. Come nello scoutismo dove si passano fine settimana e 15 giorni di campo estivo in tenda, senza genitori, accompagnati dai capi scout, si accende il fuoco, si cucina all'aperto, si é responsabili della squadriglia, si relaziona ai capi. E, in alta squadriglia, si passa una giornata da soli nel bosco o in montagna. L'importante, poi, è "riportarsi a casa" quest'autonomia, e qui sta il compito della famiglia. A casa c'è da far spesa, cucinare, riordinare, badare ai fratelli (quindi é meglio che ci siano). Anche così si evita passività, e dipendenza dalla figura materna».
Tiziana Melloni, Trieste

Cara amica, non é un caso che sia una "madre di molti figli" a segnalarci le figure paterne reperibili nel sociale, e la loro funzione di coadiuvanti del padre, di cui a volte fanno le veci. Quando i figli sono molti, infatti, diventa del tutto naturale inviarli nel mondo, nella società, perché si occupi di loro (come é giusto, ed é sempre accaduto), anzi é impossibile fare diversamente. Diventa così più facile scoprire le molte istituzioni (dalle più tradizionali, come gli scout, alle più recenti, come i centri velici), che la comunità ha allestito appunto per questo scopo, ed appare naturale utilizzarli. Mentre la famiglia superristretta della tarda modernità, genitori e un figlio, sembra invece spesso prigioniera dello sguardo tutto rivolto all'interno che ne domina lo stile e ne ispira le idee, e finisce col vedere il figlio come una specie di prolungamento della coppia coniugale, limitandone quindi gli interessi e lo slancio verso l'esterno. Il dramma della famiglia nucleare con padre assente o poco presente é infatti che, oltre a non esserci una figura maschile, non c'é la consapevolezza della necessità per il figlio maschio del contatto formativo col mondo dei maschi più grandi, o adulti. Si crea così una situazione nella quale il figlio rimane ostaggio di un mondo di donne: che lo amano, ma non appartengono al suo "genere", cui non possono certo iniziarlo. Ciò che invece é indispensabile é proprio l'uomo "iniziatore" al maschile, che in effetti é spesso diverso dal padre. Lei stessa ricorda, nella sua bella lettera, che "in un tipico romanzo d'iniziazione, come "Capitani coraggiosi" di Kipling, la figura paterna non é il padre, ma il pescatore Disko Troop". In una fase storica, come quella attuale, nella quale il padre appare come "sequestrato" dall'azienda, e spesso fuori dalla famiglia per l'attuale fragilità dell'istituto famigliare, diventa allora particolarmente vitale trovare questi uomini che in nome di una profonda, interiore, paternità si offrono come iniziatori ad un mondo maschile nel quale il giovane uomo rischierebbe di non entrare mai. Il piccolo elenco che lei ci offre dunque, é da vedere come un primo, prezioso spezzone della pista che le madri realmente desiderose di sottrarre i propri figli dalla dipendenza dalla figura materna potranno percorrere per metterli su una "strada maschile", del resto già fortemente danneggiata dai manierismi del "politicamente corretto", e dai deliri della fine dei sessi, o dell'unisex. Si tratta di una pista che, come lei nota nella sua lettera, costeggia sempre il bosco, e la natura. "Certo i boschi non sono più quelli di una volta, anche se il giornale ogni tanto segnala il solito puma in Carso, ma mandarceli è comunque un "buttare a mare" i ragazzi perché se la cavino da soli". Nel bosco, c'é un'altra madre, che ti rende forte: la natura.

Claudio Risé