Sabato, 23 Ottobre 2021

Erotismo e pubblicità: viva lo chador

Lettera a "D" di Repubblica.

Gent. Galimberti,
dopo oltre dieci anni, prima in totale solitudine, oggi in compagnia di altri uomini che scrivono e urlano inascoltati sui siti di lotta e di autocoscienza maschili, cerco di vedere il mondo come farebbe una femminista, ma dalla parte degli uomini, cerco si sospendere per un attimo la vanità di essere e rappresentare l’universale ed assumere semplicemente un punto di vista di genere, cercando di scoprire il risvolto esistenziale delle cose sulla vita degli uomini.
E’ da questo punto di vista, dolorosamente costruito in questi anni, che la ringrazio per la sua risposta sulla pubblicità erotica sul n. 340 di “D” del 1-3-03.
Vorrei, tuttavia, aggiungere qualcosa al fatto che “la continua esibizione della sessualità non offre sesso, ma professionismo, produttivismo e mercato”, come lei scrive.
In realtà, l’intenzione della pubblicità erotica è la distruzione stessa del desiderio sessuale, la distruzione dell’immagine della donna come essere desiderabile perché è proprio il desiderio della donna che è proibito, anzi di più: è ridicolo, infausto, perdente.
Come possiamo, infatti, interpretare pubblicità in cui l’uomo viene schiaffeggiato da una terza mano (la mano di Dio, o l’intima volontà della donna?) perché vuole fare l’amore mentre lei è intenta a leggere i suoi diritti su un magazine femminista e post-femminista? O quella in cui lei lo crivella di colpi, nell’immagine di un bersaglio di cartone, perchè aveva osato sfiorare il suo orologio? Oppure si immagina che lui le abbia sottratto il mitico gioiello per giustificare ancora la sua uccisione nella figura della sua auto di lusso o la sua espulsione dall’auto (il suo utero, la sua mente?)di lei mentre le sta facendo l’amore, come si butta un preservativo carico di sperma o si espelle un feto indesiderato?
E poi c’è quella col tacco a spillo che afflige il piede del guardiamacchine, quella che promette una fragola al pirla innamorato lasciandolo a bocca asciutta e quell’altra che lo ammazza di botte per aver osato saggiare, con “empio piede”, le sacre gomme della sua nuova auto, o quella che gli spacca il posacenere in testa perché ha finito le gomme da masticare…
Ma c’è un modo per salvarsi e riconquistare l’amore grato della figlia innamorata: regalarle una carta di credito o un auto da duecento milioni di vecchie lire.
Questa è la sessualità che ci offre il mondo della reclame! Dopo di che, ci arriva la legge degli incentivi alle donne in politica, dei corsi per sole donne per far loro vincere i concorsi pubblici e fare carriera, del finanziamento alle imprese femminili, dell’aumento di stipendio a sessant’anni per non andare in pensione, mentre gli uomini dovranno aspettare i 65, e nessuno fiata: evidentemente la distruzione del mondo simbolico maschile ha per corollario la distruzione dei valori legati al maschile, come la giustizia, come la coerenza o l’onore.
Perciò, caro Galimberti, “Viva lo chador”, e prepariamoci a combattere!

Giacinto Lombardi