Sabato, 23 Ottobre 2021

Una questione di salute

il maschio si sta estinguendo, dicono i convegni di medicina.

Una questione di salute. All' "estinzione del maschio" concorre anche la scarsa tendenza degli uomini a curarsi. E' quanto emerso da un recente convegno di medicina.
Ma è proprio così?

Risponde Claudio Risé

Una questione di salute

(dalla rubrica Info/Psiche lui di Claudio Risé)

«In un recente congresso tenuto a Vienna sulla salute maschile si è parlato di “rischio d’estinzione” del maschio, a causa non solo dei nuovi modelli sociali e sessuali, ma anche di una certa trascuratezza nel curarsi. Dopo aver molto insistito sul fatto che la minor longevità dell’uomo rispetto alla donna dipende anche dalla tendenza a ricorrere meno ai farmaci per curare le molteplici malattie che lo affliggono, il presidente del congresso ha concluso: «Se i maschi non cambieranno mentalità e stile di vita, si estingueranno». In effetti, io che ho 60 anni, nella mia vita sono andato dal medico tutto sommato poche volte. E credo di aver trasmesso anche ai miei figli (due maschi) la convinzione che dal medico è meglio andare il meno possibile, solo quando non se ne può fare a meno. Ora mi viene il dubbio di averli educati male, per quanto riguarda la salute. Sarebbe meglio che frequentassero di più gli ambulatori medici?»

Massimo Bolzano

Caro amico, un primo consiglio: per valutare la serietà delle considerazioni che emergono dai congressi medici (come in quelli di altre professioni) è sempre una buona cosa andare a vedere chi sono gli sponsor, i finanziatori. Convegni simili infatti, in cui si invitano professionisti da ogni parte del mondo, costano un sacco di soldi. E vengono finanziati dalle aziende che hanno interesse a farlo. Uno degli ultimi supermediatizzati convegni sull’estinzione maschile prossima ventura, tenuto a Roma un paio di anni fa, aveva tra i suoi sponsor la multinazionale maggiormente impegnata nell’ingegneria genetica femminile. Non a caso si è molto insistito sulla possibilità delle donne di generare “da sole”, lasciando perdere quel vecchio arnese del maschio, ormai in via d’estinzione. La spettacolarizzazione della sua fine è un ottimo affare per le aziende farmaceutiche (e per i medici meno scrupolosi) che cercano di rendere a ogni costo l’uomo un consumatore di cure più zelante di quanto non sia. Infatti, e questo è abbastanza interessante, l’uomo si è rivelato più refrattario a questo tipo di consumo di quanto si potesse pensare. Certo, non mancano fra i maschi i malati immaginari, gli ipocondriaci: soprattutto nei Paesi mediterranei, dominati dall’archetipo della Grande Madre e quindi con una folta rappresentanza di “figli di mamma” che non hanno ancora preso pieno possesso del proprio corpo e della propria psiche. Nell’insieme però gli uomini hanno da sempre nel loro Dna un certo coraggio e una notevole disponibilità ad accettare che la vita finisca, per una ragione o per l’altra, senza per questo cadere in un terrore paralizzante. Se non fosse così, i pompieri di New York non sarebbero corsi incontro alla morte per salvare altre vite. Né uomini come Mark Bingham, omosessuale, Jeremy Glick e Tom Burnett, mariti e padri, avrebbero chiamato i loro cari per salutarli dall’aereo sequestrato, dicendo loro che avrebbero cercato di attaccare i terroristi, malgrado le possibilità di farcela fossero pressoché inesistenti. Come recita l’antico oracolo cinese I Ching «il nobile mette a repentaglio la propria vita». E’ questa massima (che si riferisce naturalmente alla nobiltà d’animo), inscritta con la forza di un archetipo nella psiche maschile, a ostacolare la dipendenza dell’uomo dal feticcio di una vita interminabile e, dunque, anche dai medici e dai farmaci che te la dovrebbero conservare a ogni costo. Poi, naturalmente, se la prostata duole, è meglio farla controllare. Senza però pensarci troppo; con la stessa indifferenza con cui si cambia l’olio alla macchina.

Claudio Risé

 

(tratto da Info/psiche lui di Claudio Risé in Io donna, allegato del sabato al Corriere della Sera, del 24-11-01)

E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io Donna, Rcs Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano