Sabato, 23 Ottobre 2021

Il Sergente nella Neve

sergente

 

di MARIO RIGONI STERN

Einaudi Edizioni

relazione ed analisi del testo a cura di Fabio Barzagli

Breve sintesi:

Nella campagna di Russia tra il 1942 ed il 1943 partecipò un corpo d’armata alpino composto dalle divisioni Cuneense Tridentina e Julia. Questi grossi reparti (italiani), esclusivamente attrezzati e preparati per combattere in montagna, vennero impiegati nelle steppe tra il Don e il Donenz. Fu un grave errore che costò migliaia di vite umane.
Gli alpini arrivarono nel bacino del Donenz tra il luglio ed il settembre del 1942, da dove, con lunghe marce, dovevano raggiungere la catena del Caucaso. Ma a seguito degli eventi su quel fronte vennero improvvisamente impiegati nel settore centrale del Don. A nord confinavano con il corpo di spedizione Ungherese, a sud con gli altri reparti d’armata italiana.
Nel dicembre del 1942 l’esercito Russo sferrò una grande offensiva da nord verso Stalingrado riuscendo a penetrare in profondità. La divisione Julia da sola e per un mese, allo scoperto nella steppa, tra le bufere di neve e temperature polari riuscì a fermare gli attacchi dei Russi che minacciavano di accerchiare il corpo d’armata alpino.
L’esercito Russo aumentò gli attacchi e verso il 15 di gennaio del 1943 gli ungheresi cedettero alla forte pressione: il corpo d’armata alpino si trovò circondato da colonne di carri armati, da reparti di cavalleria e da partigiani.
Con una marcia di diciassette giorni, affrontando molti combattimenti, il freddo, la fame, bufere e tormente di neve, la divisione Tridentina riuscì a sfondare l’accerchiamento portando in salvo decine di migliaia di uomini.

Spazio-Ambiente:

Nella prima parte del racconto siamo in un caposaldo italiano sulle rive del Don.
Nella seconda parte, più lunga e più movimentata della prima, le azioni si svolgono nello spazio contenuto tra la riva del Don, dove era il caposaldo, e l’Ucraina, che è il luogo dove i soldati (usciti vivi dall’accerchiamento russo che si estendeva, appunto, dal Don all’Ucraina), italiani e tedeschi, si riposavano, per poi ripartire e attraversare la Polonia e la Russia Bianca.
L’ambiente è invernale, c’è quasi sempre la neve e fa molto freddo. (la temperatura è quasi sempre sotto zero)
Sull’enorme pianura russa, dove prevale la steppa tipica dell’Ucraina, ogni tanto vi è anche qualche piccola foresta.
I villaggi dove sostano i soldati sono formati da Isbe, piccole case di legno.

sergentePersonaggi:

Vengono descritti molti personaggi, ma non fisicamente, soprattutto il loro carattere ed i loro stati d’animo.

Giuanin che era uno dei compagni di plotone era una persona timida e molto affezionata a lui (Rigoni). Ogni tanto Giuanin gli chiedeva:

- Ghe rivarem a baita? – (arriveremo a casa?)

E Rigoni rispondeva sempre:

- Non ti preoccupare ci arriveremo a baita!

Ma sfortunatamente Giuanin morì nell’ultima battaglia.

Altro personaggio importante è Rino che l’Autore conosceva da molto tempo, perché erano stati compagni di scuola e sapeva prenderlo con le molle quando era nervoso.

Rino è una persona aperta e molto socievole con tutti, ma per circostanze ignote egli muore e non torna più a casa (qui Mario Rigoni Stern parla anche della madre di Rino che continuava ad aspettare suo figlio pur avendo la quasi certezza che era morto).

Ma ci sono altri commilitoni, quali Tourn, Bodei, Antonelli, Cenci (che Rigoni da anni ha ritrovato grazie alla segnalazione di un lettore!), Tradivel, etc…

Rigoni veniva soprannominato Sergentmagiù.

Un personaggio curioso è il tenente Mosconi che non sta mai fermo. Lui vorrebbe fucilare tutti i russi, vecchi, donne e bambini, ma i soldati non gli danno mai retta e lo considerano un matto.

Le azioni:

Un’azione in particolare si ripete spesso: ogni volta che si faceva notte molti soldati rimanevano fuori a dormire e alcune volte morivano assiderati, perché le Isbe libere non erano tante e venivano subito occupate dai più furbi e dai più veloci.

Gli avvenimenti:

Le azioni principali più importanti sono due; una nella prima parte ed una nella seconda. La prima è l’attacco russo verso il caposaldo dove si trova Rigoni. A causa di questo attacco tutto il battaglione è costretto a ritirarsi ed a indietreggiare.

La seconda è lo scontro finale, a Nikolaevka, fra il plotone italo-tedesco in fuga e i russi che li accerchiano (l’esercito regolare russo era appoggiato anche dai partigiani russi del posto). Di particolare efficacia la scena in cui il Nostro si rifugia in una casa durante il combattimento e scopre che dentro cenavano i soldati russi: incredibilmente prende posto tra loro, mangia, e se ne va ringraziando: “Spasiba!”.

Il pensiero dell’autore:

E’ il protagonista del racconto che ha scritto il libro. (narratore interno)

Egli ha vissuto la guerra, specialmente quella guerra, come molti dei suoi commilitoni ed essendone uscito vivo, può considerarsi fortunato.

Per lui la guerra è una cosa inutile e ad un certo punto si accorge che i suoi nemici (i soldati dell’esercito regolare e i partigiani) sono come lui, hanno gli stessi sentimenti, gli stessi problemi. Gli sembra di sognare e non accetta la verità che si uccidano fra di loro.

Descrizione del personaggio principale:

Rigoni Mario non si descrive fisicamente, ma dalla descrizione dei suoi stati d’animo si possono ricavare alcune conclusioni: egli era una persona seria, onesta e abbastanza socievole. Non era vigliacco e rischiava volentieri la sua vita per gli altri. Era sempre lui quello che organizzava le cose quando si trovava con i suoi compagni di battaglione.

Scelte linguistiche dell’autore:

Ci sono molte parole che appartengono al sotto-codice riguardante l’ambiente militare, eccone alcune: pesante, artiglieria, reggimento, divisione, battaglione, caposaldo, mortaio, ecc…

Valutazione critica e commento personale:

Per me è un ottimo racconto perché è la pura verità su di un fatto accaduto e anche i suoi commilitoni e i loro caratteri sono come in realtà erano quando lui li conobbe in guerra.

Tutto è descritto precisamente, sia l’ambiente che lo stato d’animo, suo e dei suoi compagni.

Tutte le varie azioni sono ben narrate e anche il contesto nel quale esse si svolgono.

I momenti di felicità, quelli di paura, le speranze, tutto ciò fa entrare maggiormente il lettore nell’atmosfera del racconto.

Voto dato dall’insegnante a questa mia scheda-libro (tanti anni fa): 7 e mezzo.

Breve biografia riguardante Rigoni Stern Mario
Nato ad Asiago (Vicenza) nel 1921, scrittore italiano, si rivelò nel 1953 con Il Sergente nella neve, ricordi della ritirata di Russia, una delle testimonianze più intense della seconda guerra mondiale, cui l’autore aveva partecipato come sergente degli alpini sul fronte russo. Il fascino del libro è nella sua scrittura casta e immediata, priva di compiacimenti letterari, eppure lontana dalla secchezza del diario: gli eventi (la tragedia degli italiani in ritirata attraverso interminabili distese di neve) si susseguono con epica, dolente naturalezza e l’ammonimento contro l’assurdità della guerra fiorisce spontaneo dalla pagina, senza ricorso a toni moralistici o esortativi.
Rigoni Stern è tornato alla narrativa con i racconti:

- Il bosco degli urogalli 1962
- La guerra della naia alpina 1967
- Quota Albania 1971
- Ritorno sul Don 1973
- Storia di Tonle 1979

L’ultimo narra una vicenda emblematica di un montanaro nato ai confini tra Veneto e Austria che è costretto ad abbandonare la sua terra per una questione di piccolo contrabbando: quando oramai, vecchio, riesce a tornare in patria, infuria la grande guerra, ma egli resta ostinatamente avvinto alle sue montagne e ai suoi pascoli incurante del fuoco incrociato delle artiglierie italiane e austriache ergendosi a difensore di una rustica civiltà, di una minoranza etnica che si identifica con le foresto, le nevi e i casolari alpini.

 

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