Lunedì, 14 Giugno 2021

Le cacce e gli amori del Selvatico Merlino e della sua Domina, Morgana

Lettera da una signora cacciatrice

"Ho piantato una quercia per compensarvi dell'uomo che vi ho sottratto durante una leale battuta di caccia: siete placati?"

 

Domina (E mail comunicato)

Cara Domina, se la caccia è stata leale, come tu dici, te la sei guadagnata, la tua preda.

In ciò, non c'è niente che ci irriti. Infatti, il Selvatico non si limita a cacciare (sarebbe piuttosto noioso): ogni tanto ama anche farsi prendere. Come Merlino, il vecchio mago, che insegna addirittura all'amata Morgana come rinchiuderlo tra gli alberi, nella foresta di Brocelandia. Naturalmente, lo fa per divertirsi di più.

Speriamo dunque che voi due vi siate divertiti. Noi naturalmente tifiamo per lui-Merlino: non sappiamo proprio chi sia, ma, comunque, noi siamo la sua squadra. Bada però, Morgana, adesso non giocare coi miraggi. Soddisfalo fino in fondo, come una Padrona sapiente (e competente), o la nostra vendetta sarà terribile! Ti sei firmata: Domina. Adesso, dimostra di esserlo davvero. E delizia, come si deve, il nostro compagno catturato.

In ogni caso tu, cara Domina nostra, hai già piantato una quercia!

Se tutte le Signore Padrone che si prendono un uomo per metterselo sotto i loro deliziosi piedini, piantassero una quercia, andrebbe già benissimo. Crescerebbero tante foreste, dove i Selvatici potrebbero scorrazzare, imparare il sapere-potere naturale, e, come al solito, divertirsi. Poi, a volte, uno di loro, un tipo particolarmente avventuroso (o scriteriato), si lascerebbe catturare da una bella Domina, in una battuta di caccia. E diverrebbe il suo selvatico, amoroso, servitore. In cambio, (tra l'altro), della piantumazione di altre querce.

L'equilibrio ecologico, e erotico, sarebbe così finalmente ristabilito.

I Maschi Selvatici

Morgana si svela  

E' la "mano sinistra" dello scaltro Merlino (cornucopia di raffinatezze), che stende a nome vostro, miei diletti, uno squisito tappeto di cortesia quale risposta alla mia domanda. Da lui, accetto volentieri il pagano battesimo che mi impone con il nome di Morgana, rivelando di sè oltre ogni intenzione e, insieme, mostrandomi come io stessa abbia oltrepassato le mie. Se è l'anima a parlare, ciò può accadere. Il nordico incanto di Brocelandia l'ha infallibilmente raggiunto. Come la freccia, sicura, il bersaglio: chè - lo sappiamo per certo - la preda è destinata a quell'unico cacciatore in grado di spendere la propria vita per un miraggio. Comunque sia andata, tale preda è stata catturata con onore, nel corpo a corpo in cui ciascuno ha sostenuto a lungo, e senza cedimenti, lo sguardo dell'altro. Simile onore non pone tuttavia voi nella condizione di avanzare generose richieste, che danno corpo alla vostra robusta ed ingenua fantasia, o di tentare carezze, velate da bonarie minacce. Siete poi davvero certi che il piacere del vostro compagno Merlino, consista nell'appagamento? Non piuttosto nella ripulsa repentina, nell'acerbo rifiuto che lo sospende sull'orlo della vertigine da cui può contemplare - deliziato spettatore che consente e gode dei piaceri (supposti o reali) cui si abbandona la sua intransigente Domina? Suvvia, lasciategli la scelta e sciogliete le file serrate intorno all'alcova da cui siete esclusi... Non serve sorvegliare, vegliare sì! Ma non è destino di ogni cacciatore abbandonare la preda per l'ombra? La preda incalzata da presso, che ci ha resi insonni, disperati, esaltati sognatori, miseri e beati nella sconfitta, che ci ha deliziati con la sua rivelazione, fuggitiva, nella canicola meridiana, non è infine che una delle innumerevoli soglie da varcare per riprendere la corsa verso se stessi. La dedizione, la fede nel valore, il mostrarsi-nascondersi, l'offrirsi e il sottrarsi, così come la furia della corsa e il dolce deliquio dell'abbandono, non sono che apparenze con cui Morgana ci educa a comprendere il destino della seduzione. Ella, ancora benevola, muove il nostro desiderio verso il " miraggio" della preda, perchè, sotto condizione di un'aspra disciplina, possiamo cogliere noi stessi. Anche di questo dovremmo ringraziarla, poichè la verità della seduzione consiste nel rovesciare le apparenze nel loro segno contrario - Morgana si allontana ogni qualvolta la raggiungiamo - e nel "derubarci del nostro senso" per affidarci a quello della totalità. Morgana e Merlino queste cose le conoscevano a meraviglia. Essi l'avevano assaporata fino in fondo questa vertigine... Diletti, felicemente ritrovati, non so davvero se Merlino si diverta, forse questo è ciò che vi racconta quando siete tra compagni di squadra; nè ho la certezza di avere pienamente inteso il senso che egli ora attribuisce a questa parola, nella sua graditissima quanto fanciullesca provocazione. Io amo intenderla nella sua originaria accezione di " sviamento", condizione del movimento che sottende ogni seduzione, che inevitabilmente si beffa dei progetti personali, anzi lavora contro di essi. D'altra parte, anche Morgana aveva il suo dolce compenso nel suo amante: nella scura ed irsuta terra del suo corpo, luogo segreto in cui nessuno avrebbe osato, nè potuto, chiederle l'inganno di uno scenario. Colà, allora come oggi, Morgana riposa. Chi può conoscere le segrete mire degli amanti? Chi i loro intrighi, le loro debolezze mascherate da puri sentimenti, l'abnegazione codarda travestita nel piacere dell'attesa che non sopporta la perdita? Morgana...naturalmente!

Domina vostra.

Cara Domina, magica Morgana, non ti chiedevamo di appagare il nostro selvatico compagno (non possiamo certo sostituirci a voi due ), ma appunto di farlo divertire. E ci pare che, in proposito abbiate un sacco di idee di/vertenti - di/vergenti , che fanno parte dei vostri sentieri di caccia, e foreste amorose. Dove dev'essere bello veder scivolare via la preda, come un miraggio. Ma, per quanto ci riguarda, le prede ci piace anche coglierle, prenderle appunto, almeno ogni tanto. Nell'erba, nelle acque dei fiumi gelidi. Ma anche tra le lenzuola, rese odorose dei loro corpi, pur sempre selvatici nei loro percorsi sacri, ancor di più se di Signore, e Padrone, dalla natura di fiera. Ti lasciamo, per ora, nel tuo scuro ed irsuto luogo (che immaginiamo ricco di odori benedetti dal cielo e dalla terra), di meditazione e rigenerazione. Rimandando a un'edizione successiva del sito le tue, forse fondate, proteste contro il nostro Merlino. Non che lo si voglia proteggere (anzi, si comincia un po' a invidiarlo). Ma perché i tuoi racconti, e le tue impazienze, che naturalmente puoi aggiornare, completare, e dettagliare a tuo piacimento, anche a disdoro del nostro compagno (vedi la pagina del sito: Noi, i Selvatici. Non abbiamo paura di bruciarci il culo), meritano uno spazio adeguato. Se non magico, almeno non troppo angusto. Con la devozione, di cui sono meritevoli le donne che si pongono francamente come padrone (anche le puttane del resto ci piacciono, e, com'é noto, l'una non esclude l'altra), anziché come melense, e fors'anche velenose, nutrici,

I Maschi Selvatici

Aquamanile

La bella Phillis (Domina dell'epoca) cavalca fieramente il filosofo Aristotele.

Un nuovo Merlino per Morgana

Desidero rispondere alle lettere di Domina, o Morgana come voi l'avete ribattezzata. Mi riferisco alla pagina "Donne che corr(ispond)ono coi lupi".
Se non credete di pubblicarla, sarei felice se la faceste avere per conto mio a Domina, il cui indirizzo per giusti motivi di privacy non avete pubblicato. Sarei felice se le deste per me questo messaggio, nel caso non lo
pubblicaste sul sito, e lei voglia rispondermi. Grazie.

Un nuovo maschio selvatico.

Cara Morgana,
Io, Merlino, sono un feticista e tu eri il mio feticcio.
Solo che io non lo sapevo, allora. Probabilmente mi sarei divertito di più. Non ti dare tante arie, poiché nel tuo sedurmi non eri solo attiva, ma anche passiva, in quanto oggetto del mio culto.  E non vantarti di avermi sopraffatto, poiché è ciò che io in fondo
desideravo. Ma... non è andata bene neanche per te, che hai piantato un albero per in lutto per la tua preda. Il vero cacciatore non piange la sua preda, e felice volge lo sguardo al cielo ringraziando per quella preda, che lo ciberà e gli permetterà di sopravvivere. Non torna a cacciare se non l'ha mangiata tutta. ... Non hai scorto sul mio viso un debole sorriso, nascosto dalle mie urla quando molto facilmente mi hai sferrato il colpo mortale? Così... entrambe abbiamo vinto, o entrambe abbiamo perso. Questo dipende dalla nostra consapevolezza di cosa è successo. Io allora non ce l'avevo, e per questo non mi sono divertito molto, come tu dici. Ma ora ce l'ho, e sono felice di aver anche sofferto per capire delle cose di me che non conoscevo. Sono felice. Tu invece mi sembri triste e in collera con te stessa per la tua aggressione, pur   vantandotene. Che senso ha piantare un albero? Per vederlo crescere negli anni, a ricordare il tuo lutto? Così forse, Morgana, questo ruolo di cacciatore non è il tuo. E neanche tu ti sei divertita tanto. Per quanto mi riguarda io ho vinto, in quanto ciò che desideravo si è avverato, ovvero una maggiore consapevolezza. Incontrarti è stato un mezzo per raggiungere questa condizione, e quella pianta, una tua triste poesia che ha il mio nome come titolo. L'amore non è un duello, in cui uno dei due deve perire. Ma questo lo sapevi già: che per te quel duello non era amore. E forse non lo era neppure per me. Era un gioco che serviva a entrambe ad imparare  qualcosa. Io ora so perché mi sono fatto catturare, e tu, cacciatrice, sai perché mi hai catturato.

Morgana

Merlino ai piedi della sua Domina Viviana/Morgana

http://www.lib.rochester.edu/camelot/images/arnimue.htm

Grido estivo di Morgana (mentre il primo Merlino selvaticamente se la gode).

 

Siete stati visti. Siete stati visti avanzare nudi nei lanconi accanto al fiume, con Merlino felice di affondare nel fango, e poi guadare ripide le acque cristalline, e immolare agnelli  tra le fiamme sull'isola nuova, nata a riparo della quercia portata dal fiume nelle piene di primavera. Ah! E io senza di lui. Che rideva ( nobili amici miei l'hanno spiato dalle rive, da dietro i fili spinati di cui il vecchio scellerato allegramente si fotte), e  si leccava ingordo le dita bisunte. A quanto pare felice, anche senza i tormenti da me sapientemente impartiti. (E forse anche più: ma ciò non voglio neppure pensare).Ah, i miei seni bianchi, gonfi. Che i suoi occhi di desiderio non guardano. I miei fianchi, liberi di danzare sui tamburi dei villani ! Che me ne faccio ora?Hai dimenticato, Merlino, di insegnarmi la più preziosa delle magie. Come  riuscire ad attraversare i soli d'agosto, nella mia terra calcinata da tutti i mezzogiorni, impedendoti di spassartela nei  tuoi boschi, tra amici, e frescure di acque subalpine? Perché godi, Merlino, anche se io non te l'ho ordinato?

Morgana

Cara Morgana, Domina nostra amatissima,

quei " seni bianchi, gonfi ", così soli, soletti…. E i fianchi danzanti……..Guarda che anche noi siamo villanissimi, quando vogliamo.  E possediamo qualche bel tamburo, e validi strumenti per trarre suoni forti dalla pelle ben tesa. Se tu vuoi, Merlino lo molliamo sul fiume, a sbranare agnelli. E scendiamo al Mezzogiorno. Così non gridi più online.
Basta un tuo cenno,

                           I Maschi Selvatici