Venerdì, 03 Dicembre 2021

Chi è il vero schiavo?

Sere fa mi sono messo a leggere alcune vecchie discussioni, stampate da me, alcuni anni fa, quando facevo ancora parte della mailing list di U3000.

Allorché, mi sono imbattuto in alcune domande poste all'epoca da Armando, queste per la precisione:
"Perché ci sono uomini che si uccidono per essere stati lasciati?"
"Perché in tante coppie, basta guardarsi intorno in modo molto empirico, è lei che tiene le fila?"
"Perché il comportamento di tanti uomini assomiglia maledettamente a quello dell'austero professore dell' Angelo azzurro?"
"Se questi comportamenti non esistono non si vede perché siano nati i movimenti maschili.
Se esistono un motivo ci deve essere. Quello del mancato distacco dalla madre e di una incompiuta autonomia maschile è un' ipotesi che può naturalmente essere discussa e controbattuta. La tua qual è? E' solo colpa del femminismo? Ma questo sposta il problema, non lo risolve. Perché il femminismo ha preso così piede? Perché la risposta maschile è stata di ritirata su tutti i fronti? Perché questa paura? O le femmine sono per natura più forti e potenti dei maschi, oppure qualcosa che non funziona bene nei maschi ci deve essere. Cosa?"


Secondo molti esperti in materia tanti guai degli uomini occidentali di oggi, e parimenti la crisi del maschile, sarebbero da ricercare nel femminismo e nel conseguente nuovo ruolo sociale svolto dalla donna, che avrebbe sottratto prerogative all'uomo e messo in discussione la sua posizione dominante, facendo vacillare una sicurezza identitaria costruita e mantenuta per secoli.

Altri fanno notare che, a un' analisi più attenta, il progressivo sgretolamento del patriarcato ha avuto inizio già nell'Ottocento, con la nascita delle democrazie basate sul principio di uguaglianza e sulla lotta contro il sistema di potere fondato sul presupposto di gerarchie naturali tra gli esseri umani. Benché utopico, il principio di uguaglianza ha contribuito a modificare in modo profondo i rapporti tra gli uomini, tanto che nel XX secolo la questione dell' uguaglianza tra i sessi balza all'ordine del giorno, e non solo sull' onda delle rivendicazioni delle donne.

Infatti, l'ampliamento del lavoro femminile, uno dei principali fattori di modificazione dello status sociale della donna, non può essere ricondotto solo a una battaglia di suffragette, ma piuttosto alle mutate esigenze del mercato del lavoro. Naturalmente, c'è pure chi (come voi) evidenzia la scomparsa della figura paterna, con tutti i relativi problemi annessi.

Ora, non c'è dubbio che in tutto ciò vi siano delle verità e che le cause siano molteplici, ma a mio parere ce n'è una a monte, che non sarà mai risolvibile: ossia, la subordinazione sessuale maschile verso la femmina della specie umana. Una subordinazione che è da ricercare in Madre Natura.

Pensiamoci un attimo: la Cavalleria verso le donne da cosa ha origine? Non è forse una forma di sottomissione maschile? E il corteggiamento? Non è forse un "abbassarsi" continuamente? E lo spendere per una donna? E' forse una forma di potere, come sostengono le femministe? Non direi proprio.

In merito, porto un esempio, (uno dei tanti) risalente a poche sere fa. Ero al ristorante, con un paio di amici (uno sposato, l'altro separato). Essendo seduto vicino alla cassa, mi sono messo ad osservare e ad ascoltare attentamente le coppie che si recavano a pagare il conto. Beh, nella quasi totalità (*) dei casi a tirare su il portafoglio è stato "un lui" anziché "una lei". Tutti "lui" i quali hanno sborsato cifre comprese tra i 40 e i 50 euro. (A questo aggiungiamo la benzina per l'auto, le consumazioni al bar e/o al pub, ecc.).

Ora, mi chiedo, ma per quale ragione, in tempi di "pari opportunità", bisogna continuare a recitare una simile farsa? Perché frequentare una donna deve essere sempre così costoso? Perché un uomo deve essere condizionato a tal punto? Perlomeno le donne di un tempo davano molto in cambio, visto e considerato che sapevano cucinare, stirare, cucire, ecc., ma quelle di oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, cosa sanno fare? E che danno in cambio? Più che altro incazzature a non finire.

Ma sapete cosa significa il perpetuare simili mentalità? Che un uomo comune, magari un operaio che guadagna 900-1000 euro al mese, non può neppure permettersi di frequentare una donna. Viceversa, no. Una donna non ha bisogno di reddito. A una donna, finché è giovane e piacente, è sufficiente esistere. Perciò chi è il vero schiavo?

Ciao.
Fabio – Ancona


I tempi della cavalleria e anche della galanteria sono forse un pò lontani, ma i comportamenti tipo quello di offrire la cena al ristorante o il biglietto del cinema (ma non solo, la lista si può allungare di molto), esprimono la propria identità anche di genere. Perchè con essi il maschio non esercita tanto un potere di cattura e di acquisto della donna, ma vuole comunicare un messaggio preciso. Per esempio dice che sa anteporre l'altro a sé stesso, che sa sacrificare, che sa dire la propria forza, e non tanto che ha una certa capacità economica ma che sa metterla al servizio di lei. Afferma insomma che sa comunicare se stesso e che sa donare, non comprare.

Perciò se questo messaggio viene ridotto, frainteso o letto secondo una logica di consumo, allora diventa frustrante.
Su questo però si misurano anche le donne che, se riconducono tutto al potere economico, implicitamente ammettono la logica che le domina e che oggi diventa mentalità comune.
E si misura anche l'ordinamento giuridico della nostra società che a volte utilizza questa stessa logica penalizzando i maschi e i padri trattandoli alla stregua di produttori di reddito.

Dall'altro lato non bisogna ignorare una cosa: se quel tipo di comunicazione di sé e di dono oggi va fuori moda o viene mortificato, questa negazione si riflette anche al livello dell'identità maschile, lasciandola in qualche misura offesa, sminuita, svalutata e quindi facilmente manipolabile. Una schiavitù invisibile che tiene troppo spesso l'uomo sotto scacco e condizionato.

L'energia per spezzare le catene e il gesto per riprendere possesso della chiave per esprimere questa virilità è bene che inizi o parta da noi stessi, prendendo seriamente ciò che abbiamo davanti e magari attingendo proprio a quel desiderio sempre più forte che chiede di poter amare secondo tutta l'ampiezza che richiede il nostro cuore, perchè alla donna vogliamo dare il meglio di noi stessi, senza tuttavia abbassare la guardia di fronte alle tante situazioni di sfruttamento opportunistico della parte migliore e più nobile del maschile.

I maschi selvatici

[27 novembre 2007]