Venerdì, 03 Dicembre 2021

Differenze tra padri e madri

Sì, che dire?

Su un sito (www.pensarecolcorpo.it) che leggo assiduamente per l'intelligenza e la capacità esplorativa con cui affronta il tema "corpo", mi sono imbattuto in quest'intervista:

Intervista a Luigi Zoja .
Quali sono le differenze tra padri e madri a livello biologico?
La differenza tra maschile e femminile a livello culturale e biologico salta all'occhio anche nel regno animale: i maschi dei mammiferi non riconoscono la loro prole. Anche tra le scimmie più evolute il padre ha un istinto di protezione generico nei confronti dei piccoli, ha un incarico militare di difesa del suo gruppo, ma non riconosce i suoi figli dai figli di un altro. L'invenzione della paternità è un fatto puramente culturale.
E questo secondo lei vale anche per gli uomini?
Sì. E non lo dico io come uomo, ma lo dice un'antropologa non maschilista come Margaret Mead. Lei sosteneva che la madre è madre a meno che le circostanze storico-culturali non glielo impediscano, mentre per il maschio vale il contrario: il maschio è solo maschio e non è padre a meno che non gli venga insegnato come esserlo.
C'è una grande differenza tra maschio e padre?
Immensa. Bisogna saper distinguere tra maschio e padre. La madre degenerata esiste ma è l'eccezione, mentre il padre non padre, il maschio che si limita a fecondare è estremamente frequente. Bisogna insegnare ad ogni generazione ai giovani maschi ad essere padri. Generazione dopo generazione e individuo per individuo.
Perché i padri non imparano una volta per tutte?
Per loro la paternità non è istintiva come lo è la maternità per una donna, non è la prosecuzione di un accudimento fisiologico, non è un'appartenenza al proprio corpo.
E' come dire che non esistono padri cattivi ma padri che non hanno imparato a fare i padri.
Esatto. Esistono padri che sono rimasti animali.
Anna Tagliacarne

Che ne dite ?
Grazie
Tiziano Santambrogio


Caro Tiziano,

è del tutto ovvio che esista profonda differenza fra padri e madri. La donna vive il figlio nel proprio corpo fin da un attimo dopo il concepimento, mentre così non è per l’uomo. Ogni padre lo può confermare. E’ dunque vero che la paternità si “impara” , almeno in gran parte, e che non è così istintiva come la maternità. Cerchiamo però di capire bene cosa significa, perché crediamo che l’argomento, agitato in genere da chi intende sostenere la superiorità della madre, possa essere rovesciato contro i suoi interessati propugnatori.

1) Intanto lo stesso Zoja ammette che esiste nel maschio un generico istinto alla protezione dei piccoli, ma direi meglio dei più deboli, e solo questo basta a contraddire la tesi dell’animalità naturale maschile.

2) La tesi, vera, dell’istinto materno femminile, che d’altra parte non è solo di protezione e accudimento ma reca in sé profonde contraddizioni come molti illustri psicoanalisti hanno sostenuto, smentisce le teorie del Gender propugnate da una parte molto importante del femminismo che vedono nel corpo una prigione biologica da cui le donne si dovrebbero affrancare. Non tutto è costruzione culturale, dunque, e la psiche di ognuno si sviluppa sulla base ed in funzione anche del proprio corpo. E dunque il destino femminile della maternità andrebbe coltivato piuttosto che osteggiato come ostacolo alla piena realizzazione di sé.

3) La stessa Margaret Mead scrive anche che quando viene meno la cultura della paternità la società e l’intera civiltà collassa e cade in preda al caos. Affermazione interessante, perché implica il riconoscimento di una verità che l’emancipazionismo femminile ha sempre negato. E cioè che Femmina=natura, Maschio=cultura.

Ora, è del tutto evidente che è proprio la capacità di elaborare sistemi culturali a distinguere l’essere umano dall’animale.

E dunque se la paternità è una costruzione culturale mentre la maternità è istintiva, ne discende che l’evoluzione dell’umanità dallo stato animale è opera e merito del maschile. La storia sta lì a dimostrarlo. Che poi questo processo incontri ostacoli, contraddizioni, punti di frattura o di regressione è vero, ma nulla toglie alla verità dell’assunto di base.

Dovrebbe anzi spingere, al contrario di quello che accade oggi, a rivalutare al massimo la paternità come fattore di civiltà, di equilibrio e di ordinata trasformazione del mondo. Ed è altrettanto evidente che solo un altro maschio/padre può insegnare la paternità al giovane uomo.

4) L’ultima frase dell’intervista, sotto il confronto apparentemente lusinghiero verso le donne, può invece essere letta come una loro totale svalutazione sotto l’aspetto culturale. Dire infatti che esistono padri che, in quanto non è stato insegnato loro ad esserlo, sono rimasti animali, equivale a dire che le madri, proprio perché non necessitano di un insegnamento parallelo, non hanno le necessità di elevarsi dallo stato biologico e puramente animale del proprio essere.

Sinceramente non ci sembra un grande apprezzamento verso il genere femminile.

[29 agosto 2007]

IL SEGUITO DELLA RISPOSTA

I Maschi Selvatici

Caro Tiziano,riteniamo opportuno aggiungere una ulteriore riflessione.
Oggi ammettere che la base di partenza dell’essere umano sia quella animale (o quella naturale o un codice genetico) e basta, è di per sé un operazione “culturale”, piuttosto recente, che in pratica tende a mettere in mano alla scienza (biologica o genetica), e cioè a pochi esperti, la vita umana, la quale una volta categorizzata come vita animale (anche se più evoluta) può benissimo entrare nel relativo circuito di consumo e trattamento.
E’ molto sottile il modo con cui questo pensiero penetra la mentalità comune e diviene sempre più evidente il fatto che conduce a conseguenze sconvolgenti e tragiche.
A questa visione culturale si oppongono quelli che ritengono che la vita umana abbia un valore da tutelare ad ogni costo, che sia un bene di per sé, al di là della condizione che attraversa. E’ all’interno di questo secondo contesto culturale che collochiamo la riflessione e l’approfondimento su quanto differenzia il padre dalla madre a livello biologico. Un contesto cioè che sappia riconoscere e valorizzare le reciproche peculiarità in un orizzonte totale, sempre a favore della vita.
Detto questo e fatti i dovuti approfondimenti e distinguo tra l’esperienza femminile e quella maschile osserviamo che la paternità è un dato della vita che il maschio può benissimo ignorare, negare, e persino combattere, anche se ha un prezzo.
Questo avviene perché l’uomo è totalmente libero: libero per esempio nel non imparare e nel non praticare, anche quando fosse previsto un programma culturale che insegni a tutti cosa sia un padre e come si fa ad esserlo. E' una libertà che rappresenta (ancora una volta) una differenza abissale rispetto ai sistemi animali e naturali, e di fronte alla quale i condizionamenti istintivi, naturali, sociali o di vissuto personale assumono peso e sostanza molto diversi da quelli animali.
Ebbene si, i padri cattivi esistono, e molte opere delle nostre arti ci regalano oltre a figure di padri buoni, anche quelle di padri cattivi (anche ben lontani dall'avere tratti animaleschi, come Darth Vader di Guerre Stellari).
Viceversa il maschio può riconoscere e assumere la paternità, viverla, promuoverla e addirittura conquistarla.
Per esempio, recentemente assistiamo alle iniziative di molti padri che combattono per poter esercitare la propria paternità rispetto ad un sistema che spesso tende a penalizzarli e a negargliela.

I Maschi Selvatici

[11 settembre 2007]