Venerdì, 03 Dicembre 2021

Dio è madre?

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Cari amici del sito

Vi seguo da tempo e penso di condividere gran parte delle posizioni che esprimete. Vorrei quindi poter collaborare con voi con segnalazioni e considerazioni riguardanti la condizione dell'uomo nell'odierna società.
Vi invio quindi un articolo, non saprei se definire esilarante o nauseante, tratto da un sito "culturale".
Vi invio i suoi riferimenti, non certo per mettere all'indice ma per far capire a tutti quale tipo di "cultura" fiorisca negli ambienti più insospettati. Si tratta del primo numero di una rivista.
MILLENIUM (www.millenium.xnet.it)
Rivista Internazionale interdisciplinare e multimediale
Direttore Responsabile Donatella Bisutti
Comitato Scientifico
Emilio Bizzi - Brain Sciences and Human Behavior Dept. Head - Massachussets Institute of Technology - USA
Bernard Noël - poeta, scrittore, critico, operatore culturale - FRANCIA
Tullio Regge - Dipartimento di Fisica del Politecnico di Torino - ITALIA
Non peccano certo di modestia le finalità di questo "circolo intellettuale":
"Lo scopo è quello di creare uno strumento capace di riunire le più interessanti e nuove forze di pensiero creativo operanti oggi in tutto il mondo nei più diversi campi .......... che riconoscano le loro radici in una tradizione millenaria culturale che accomuna gli uomini di tutto il mondo, ma siano nello stesso tempo all’avanguardia della ricerca contemporanea.
Una particolare attenzione verrà rivolta alla dimensione creativa del pensiero scientifico e al recupero di una dimensione simbolica e fisica del linguaggio, capace di collegare non solo la mente ma anche il cuore dell’uomo ai grandi miti dell’inconscio collettivo e alle emozioni che ne derivano, in accordo con quel ritmo profondo dell’universo, all'allontanarsi dal quale può essere molto pericoloso, forse mortale......"
(Dall'editoriale introduttivo di Donatella Bisutti)
Il "saggio" in questione ha per titolo "Dio madre: l'arte come maternità".
E' inutile dire che i pensieri espressi nell'articolo, di cui è autore un certo "Corrado Cicciarelli" (già solo il nome ne rivela il genio...), sono quanto di più "moderno, aperto e innovativo" sappia oggi esprimere la cultura occidentale: criticarli sarebbe un segno, oltrechè di profonda ignoranza, di basso oscurantismo.
Le mistificazioni contenute non possono però passare inosservate.
Non entro nei dettagli biblico-teologici che non conosco e, francamente, neppure mi interessano: Dio è la Grande Madre non un padre, ha un carattere femminile e materno, Cristo (l'Uomo) è solo un modesto tramite tra due essenze Materne: il Dio-Madre e la Madre di Dio (esilarante).
Voglio però osservare due aspetti:
• la ridicola affermazione secondo cui l'arte, creazione maschile per ammissione dello stesso autore, altro non sarebbe che sublimazione dell'essenza femminile contenuta in ogni uomo; in sua assenza nessuna capacità creativa sarebbe possibile ma solo l'esprimersi della distruttiva pulsione maschile:
"Perciò probabilmente l'uomo non diventa artista se non supera il conflitto fra il desiderio di generare e la propria mascolinità atta a dare la morte. Questa superamento riesce più facilmente agli uomini già squilibrati verso il femminile, come gli omosessuali, o che sanno accettare il loro femminile. In altri casi la scontro può produrre folli o mostri..."
Povero Michelangelo Merisi da Caravaggio, maschio folle, violento e assassino... povero Benvenuto Cellini, folle passionario e avventuriero.... povero Amedeo Modigliani, folle sognatore e seduttore di donne inermi, povero Van Gogh, semplicemente...povero folle
• il nauseante giudizio dato sulla pratica della circoncisione maschile: modo di avvicinare Dio agli uomini.
"Ma (sic!) nella storia cristiana si può leggere come una compensazione del sentimento di una effettiva supremazia femminile l'istituzione del sacerdozio, riservato ai maschi. Già la pratica della circoncisione, intesa come segno materiale dell'alleanza di Dio e di Israele, era stato un primo gesto di consolatorio: un particolare atto di affetto e di attenzione verso l'uomo....."
Se la mutilazione religiosa è applicata dalle donne sulle donne (vedi la retorica sull'infibulazione) è un crimine, se praticata sull'uomo è un privilegio maschilista
Tralascio infine le patetiche affermazioni di questo ignobile mistificatore (che si pasce della più fanatica neo-antropo-teologia femminista) su Geppetto, Pinocchio e sul suo lungo naso-pene: fallo bugiardo in cerca di dominio.
A voi tutti lascio il compito di ricercare nefandezze che non sono stato in grado di sottoporre un'adeguata critica.
Spero che questo messaggio possa essere pubblicato e che vogliate esprimere i vostri commenti.
Vi autorizzo a fare riferimento al mio indirizzo e-mail.Cordiali saluti

Rosolino

Caro Rosolino,
siamo andati a visitare il sito che hai segnalato e, viste le valenti firme del comitato scientifico, siamo francamente un po’ sorpresi dell’ospitalità data ad un articolo a nostro giudizio confusionario ed approssimativo che fa sue, come dici tu, tutte le concezioni della neo-antropologia- teologia femminista.
Diciamo subito che dietro la proclamata necessità di un riequilibrio nel rapporto fra i generi esce invece prepotentemente il concetto della supremazia di quello femminile.
Cicciarelli ci racconta della natura materna di Dio, della Creazione come atto generativo affine al parto, di Eva come più “forte” e “più vicina a Dio” di Adamo, visto come fango, materia prima inerte da cui nascerà la donna. E , scendendo dal divino all’umano, ci racconta del carattere ineluttabilmente violento e distruttivo del maschio che può riscattarsi solo riconoscendo la primazia e la supremazia della donna.
Il “pensiero” cicciarelliano muove, come spesso accade oggi, dall’impossibilità ad ammettere l’esistenza dell’ombra in ciascuno di noi. Del fatto cioè che siamo un impasto di bene e male e che in noi, uomini e donne, padri e madri, coesistono spinte e pulsioni contraddittorie che è necessario conoscere per integrare e quindi gestire e canalizzare. C’è invece la tendenza a rimuovere questo aspetto oscuro della psiche umana, a dividere il mondo in buoni e cattivi, in portatori di bene e portatori di male.
Il genere femminile, colto qui nel suo aspetto materno, è il “bene”, la misericordia, l’amore naturale, la saggezza, la sapienza, in una parola la vita. Quello maschile è “il male”, la violenza, la morte. L’essenza di Dio, nella sua infinita misericordia, non può quindi essere maschile, ma solo femminile, per cui è sufficiente un qualsiasi “indizio” che non rientri nello stereotipo così costruito per far cambiare di segno a millenni di storia. Se Dio è Madre è evidente che tutti i miti della Creazione delle religioni monoteiste, ma anche quelli pagani ad esse antecedenti che ci parlano del Padre, del Dio simbolicamente ma inequivocabilmente maschile, sono stati nient’ altro che una colossale mistificazione. Un inganno contro le donne ordito dai maschi , invidiosi della capacità femminile di generare, al fine di nascondere la loro superiorità e tenerle oppresse. La storia dell’umanità diventa quindi niente altro che storia dell’oppressione di un genere contro l’altro. La furia complottarda del nostro lo porta perfino ad aderire fra le righe alla bislacca ma indicativa tesi che papa Luciani, nel 1979, non morì di morte naturale ma assassinato (da biechi maschilisti, ovvio) a causa di una sua dichiarazione sulla natura materna di Dio.
Il male è tutto fuori di me, e lo devo combattere in chi lo incarna, o tutto dentro di me e mi posso riscattare solo rinnegandomi completamente, solo assumendo il bene che è nell’ altro. I vari “imperi del male” o i “grandi satana” stanno lì a testimoniare questa tendenza, che da qualche anno si è arricchita di questa nuova dicotomia assoluta, quella fra il bene femminile ed il male maschile. E non basta neanche che i fatti della vita dimostrino la falsità di questa concezione; si tratterà pure sempre di una “umiliazione della donna illusa da una maschilizzazione distruttrice, militare o ipersessuata”.
Siamo al “politicamente corretto” elevato all’ennesima potenza, che produce questa visione caricaturale, manichea, infantile e regressiva del mondo. Come nel maschio, accanto agli aspetti di dono, di generosità, di sacrificio, di assunzione su di sé della responsabilità dei figli e della compagna , esiste la sua ombra violenta, il Dio Kronos che divora i suoi figli, esiste anche l’ombra divorante della madre. Quella che fa dire a Neumann : “La madre cattiva e divoratrice e quella buona e dispensatrice sono due lati della grande divinità materna uroborica”. Ed ancora, parlando dello stadio primitivo dell’umanità, “La forza schiacciante dell’inconscio, l’aspetto divoratore e distruttore in cui e con cui esso può manifestarsi, è figurata come madre cattiva, che può essere la signora cruenta della morte e della peste, della fame o dell’inondazione, la forza dell’istinto o la dolcezza che trascina al disastro”. (Storia delle origini della coscienza. Roma. Astrolabio).
Ben altro dunque dal “santino” del Cicciarelli. Un potere prima palese, poi più sotterraneo ed occulto, ma comunque mai scomparso, sotto il quale rischiamo di precipitare di nuovo. L’ombra, rimossa, può ora riaffacciarsi con grandi probabilità di non essere riconosciuta. E’ quella che noi definiamo la società della Grande Madre, che tiene in pugno i suoi figli (l’umanità) tramite il bisogno, che li nutre e insieme li divora in quanto annienta la loro coscienza. Millenni sono occorsi all’ eroe , in una lotta simbolicamente maschile, per affrancarsi da questo potere ed ora un qualsiasi Cicciarelli vorrebbe azzerare tutto con argomenti risibili quale l’invidia dell’utero.
Non che questa non esista, beninteso, come esiste l’invidia femminile del pene, ma non sono la norma, sono manifestazioni patologiche. Un maschile ed un femminile con identità salde non hanno bisogno di invidiare alcunché all’altro sesso, che riconoscono e rispettano come altro da sé, ed in quanto tale lo desiderano.
E proprio sull’invidia maschile per la donna generatrice si impernia la teoria sulla genesi dell’arte, che sarebbe nata come tentativo del maschio preistorico di spezzare la “inesorabile spirale della morte”, di tramandare il proprio ”essere vissuto” mediante la raffigurazione degli animali, intesi come figli propri, sulle pareti delle caverne. Una imitazione cioè di ciò che la donna fa naturalmente. Quindi, quanto più un uomo è squilibrato verso il femminile tanto più , rinnegando il proprio maschile portatore di volontà di potenza e di morte, riesce ad accedere ad un’ arte che non sia infantile o funeraria.
Tu hai già ricordato Caravaggio e Cellini. Noi vorremmo che qualcuno ci spiegasse come si conciliano le possenti figure che l’omosessuale Michelangelo ha dipinto nella cappella Sistina, per prima quella del Dio giudice e maschio oltre ogni dubbio, con le affermazioni del Cicciarelli, che ci sembrano una confusa rimasticazione del concetto Junghiano di Anima, rappresentante la parte femminile dell’uomo, parallela all’Animus della donna.
L’ Anima non va confusa con la madre. Mentre questa sovrintende al mondo della necessità e del bisogno (è da lei che il bambino dipende per la sua sopravvivenza), l’Anima mette l’uomo in contatto con immagini, percezioni, visioni, emozioni che provengono dal profondo dell’inconscio, tutte cose “inutili” se giudicate col parametro della praticità materna. Si potrebbe anzi dire che l’Anima “ non è veramente il femminile dell’uomo, . . . .bensì la costellazione immaginale, simbolica ed affettiva che il contatto dell’uomo col femminile ha suscitato” (Claudio Risè, Essere Uomini, red edizioni, 2000). Gia Jung (e poi Hillman) sosteneva- “non è l’Anima che è femminile, siamo noi che ne proiettiamo le forme sulle donne”.
Dire che l’artista è colui che maggiormente è in contatto con l’Anima non vuol dire che ha rinunciato alla sua maschilità, anzi, citando ancora Risè, questo contatto “può alimentare la sua volontà-spinta fallica con energie potenti, che solo le immagini interiori, con le quali la Sibilla (Anima) lo mette in contatto, possono mobilitare”.
L’esatto contrario di quanto sostiene il Cicciarelli, che nell’ansia di rinnegare il maschile non si accorge di fare un cattivo servizio proprio a quel femminile che vorrebbe esaltare.
Ammettiamo che abbia ragione costui, che sia cioè l’invidia per la capacità generativa femminile ad attivare l’energia maschile nell’arte come in tutte le altre creazioni spirituali e materiali. Ne consegue che dall’alto della sua vicinanza al Dio Madre e della sua capacità di perpetuarsi tramite i figli, la donna non avrebbe bisogno della tensione creativa. In lei la lotta fra bene e male sarebbe risolta all’origine, la ricerca della verità dentro e fuori di sé non necessaria, la spinta a conoscere e superare i propri limiti inesistente . “Solo risolvendosi il conflitto maschile/femminile, vita/morte – dice Cicciarelli – si attua la possibilità dell’imitazione della maternità”.
In altre parole la donna sarebbe priva di ogni spinta spirituale. In quanto essere già compiuto in sé, pacificato dalla sua stessa natura, non potrebbe produrre nè “cultura” né “storia” , ed un mondo da essa dominato sarebbe un mondo di stagnazione, forse, ma solo forse, di pace ed abbondanza, ma sonnacchioso e privo di ogni capacità evolutiva..
Nel mito cristiano l’atto di fondazione della storia e della coscienza di sé dell’umanità è l’omicidio di Abele da parte di Caino, la costituzione in soggetto dell’ uomo che rifiutando l’obbedienza passiva si assume la “responsabilità ed il dramma della scelta”, diventa cioè LIBERO.

I maschiselvatici