Venerdì, 03 Dicembre 2021

Discoteche gratis, ma solo per le donne

Rieviamo da Giovanni: 

“Ho sempre pensato che fosse un’ingiustizia il fatto che in molte discoteche le ragazze entrino gratis o abbiano degli sconti maggiori. Non è anche questa una discriminazione? E il ministro per le pari opportunità non dovrebbe fare qualcosa?
Inoltre, ma questo sarebbe molto più difficile da bloccare qui a Bologna, molte persone affittano gli appartamenti esclusivamente a ragazze, perché pensano che siano più pulite o comunque che creino meno danni. Anche questa è una discriminazione, anche perché oggi le ragazze hanno più soldi dei ragazzi visto che i genitori ne concedono di più e sono più propensi a regalare loro per esempio una macchina, mentre mio padre pensa che io essendo un uomo me la debba conquistare con il lavoro, così come debba essere capace di risolvermi in tutte le situazioni senza il suo aiuto.”

Giovanni Zucchetti

Caro Giovanni,

la tua lettera pone più questioni. I gestori delle discoteche, abili mercanti, sfruttano a proprio vantaggio costumi consolidati nel tempo. Aumentando con l’ingresso gratuito la presenza di ragazze nei propri locali, sanno benissimo che i maschi correranno a frotte, pagando il biglietto, per tentare l’imbrocco. Da che mondo è mondo il maschio, per cuccare, “ha da pagà”. O la prostituta direttamente in denaro, o l’amante (o fidanzata e poi magari moglie) con regali più o meno costosi, o, in questo caso, il proprietario del locale, e solo per poterci provare. Come vedi la morale non cambia. E’ una discriminazione? Certo che oggi lo è, come quella di far pagare un biglietto ridotto allo stadio. Un tempo potevano essere forme di “cavalleria”, giustificate anche dal fatto che le donne spesso non avevano propri redditi, ma oggi sarebbe giusto non discriminare a priori. Poi, se un ragazzo ha piacere di pagare lui l’ingresso alla compagna, faccia pure, nulla in contrario.
Quanto alla ministra per le pari opportunità, precisato che le discoteche sono luoghi privati e che i gestori non possono essere obbligati per legge, almeno una raccomandazione sarebbe opportuna. Ma fossi in te non ci spererei. In Italia non esiste più nessuna legge che discrimini le donne in nessun campo, ne esistono semmai che discriminano i maschi. Qualche esempio: servizio militare di leva obbligatorio per i maschi, servizio militare volontario con soglie d’accesso favorevoli per le donne (e inoltre, a parità di guadagno, non destinazione a compiti pericolosi e un sistema di permessi favorevole), età pensionabile di 5 anni inferiore per le donne (nonostante vivano in media 5 anni di più e non facciano quasi mai lavori “usuranti”) , legge sull’imprenditoria femminile (perché “fare impresa” dovrebbe essere più facile per un maschio in situazione identica a quella di una donna?). Di queste cose nessuno parla, neanche i politici maschi. Men che meno le ministre che si sono succedute sulla poltrona, che puntano sulle “quote” per i concorsi in enti pubblici (ma non per l’insegnamento, ormai tutto femminilizzato, naturally) e per le cariche elettive, ma si guardano bene dal reclamare la parità per lavori un poco meno appetibili come quelli in miniera, per esempio. Gli amici di www.uomini3000.it , hanno proposto con molto acume di cambiare il nome a quel ministero chiamandolo “Per i diritti femminili”. Nulla di più giusto, vista la composizione e quello che sta facendo (e non facendo). Ma i maschi, come sempre, latitano.
La seconda parte della tua lettera pone la domanda: “è giusto che un uomo se la debba cavare da solo in ogni circostanza?” Noi pensiamo che tuo padre, che siamo convinti pronto ad intervenire in caso di reale necessità, non sbagli affatto. Contare sulle proprie forze, fare sacrifici per arrivare ad un qualsiasi obbiettivo, è un modo di crescere, di diventare adulti ed autonomi. Il punto è semmai se, in un mondo in cui le donne reclamano a gran voce la parità, sia giusto che i genitori favoriscano le ragazze rispetto ai maschi.
Qui arriviamo all’ argomento che lega le due parti della tua lettera. Esiste una diffusa tendenza femminile a considerare la parità secondo convenienza. “Siamo uguali ai maschi perciò vogliamo fare tutto quello che fanno loro, ma siamo anche diverse perciò vogliamo mantenere i privilegi”. Che le donne ragionino così in fondo è anche comprensibile, credono di fare il loro interesse. Il fatto grave è che questo atteggiamento venga incoraggiato dalle leggi, e sia considerato giusto dall’opinione pubblica. In questo modo non si fa un buon servizio né agli uomini né alle donne.
I primi si sentono frustrati e discriminati, messi a forza in competizione coll’altro sesso ma privi delle stesse armi. Le seconde si sentiranno onnipotenti, in diritto a pretendere sempre qualcosa come dovuto loro, senza accorgersi di essere trattate da bimbe bisognose di tutela. . E niente è più pericoloso e grottesco di un bambino in corpo d’adulto, perché diventerà tirannico, capriccioso e possessivo. Quella di trasformarci tutti in bambini bisognosi e tirannici è una tendenza diffusa in quella che chiamiamo la società Grandematerna, che ci tiene tutti in pugno impedendoci di crescere. La sua vittoria definitiva passa necessariamente attraverso la svalorizzazione del principio maschile, portatore di valori di autonomia ed indipendenza. Gli episodi delle camere in affitto testimoniano quanto questa strategia, fra l’altro basata su preconcetti, sia penetrata in profondità.
Noi siamo convinti che non si possa volere tutto ed il suo contrario. O siamo diversi come noi pensiamo, ed allora la grancassa sulle pari opportunità non ha motivo di esistere perché ogni genere riconoscerà all’altro le sue specificità, le sue funzioni ed il suo ruolo, oppure siamo uguali ed intercambiabili, ed allora non vi è motivo di attribuire per legge privilegi a chicchessia.
“Terzium non datur”, dicevano i latini.

I maschiselvatici