Lunedì, 14 Giugno 2021

Donna, madre, aborto: abusi materni

Abusi materni

 

Ho letto di quei figli e nipotini maschi che hanno subito abusi da parte di mamme e nonne..Ebbene io sono una mamma anche di un maschio e a leggere queste cose sono talmente inorridita che tra le "protette" mura domestiche nascano questi "omicidi" della felicità ,dell'innocenza, della fidatezza e purezza, e ancora della sacralità tra i rapporti che non so nemmeno trovare le parole adatte per trasmettere il mio totale disgusto per queste donne maledette!
Spero che le persone che sono state amareggiate da questa esperienza trovino in loro stessi , e con l'aiuto di Dio, la forza di opporsi ai deleteri effetti che ne possono conseguire. Non tutti sono così sporchi e soprattutto non lo diventino loro ma credano che in questo mondo, nonostante le apparenze, ci sia ancora del buono.
Un puro abbraccio e un bacio sulla fronte...

Ida.



Cara Ida,
anche noi sappiamo che non tutto, in questo mondo, è sporco, e che ci sono, tante e sconosciute, persone splendide. L’abuso sui bambini, maschi e femmine, c’è sempre stato, ma ora sembra un fenomeno in espansione. E se finora si è parlato soprattutto dell’abuso compiuto da uomini, le cronache stanno registrando un sempre maggior coinvolgimento delle donne, in veste di complici o di protagoniste. In genere l’abuso al femminile è meno appariscente perché meno legato alla violenza fisica, ma la devastazione psichica del minore è la stessa. Ed ha l’effetto di imprigionare il bambino, spesso per tutta la vita, negandogli il naturale sviluppo psichico e un rapporto sano con il sesso e con l’altro genere. Ci sarebbe, semmai, da osservare che nell’immaginario collettivo viene considerato meno grave. Ne è testimonianza il modo con cui i giornali commentano i fatti, laddove quando è la donna adulta ad adescare un ragazzino, le si concedono molte attenuanti, fino a quella definitiva delle misteriose strade che prenderebbe l’amore, mentre così non è a parti invertite, ed a prescindere ovviamente dalla violenza fisica.
A noi sembra che l’aumento dell’abuso sui minori sia da mettere in relazione con la perdita d’identità, maschile e femminile, e questa con l’eclisse del padre come figura riconosciuta socialmente e come presenza concreta in famiglia. E’ infatti attraverso la figura paterna (per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare qui), che si forma l’identità adulta, anche delle figlie femmine. Una identità sostanzialmente debole, ancorché mascherata da ipermaschilità o iperfemminilità, rende incerti ed insicuri, incapaci di un rapporto autentico ed alla pari con l’altra/o, e si tende così a rifugiarsi nella relazione più rassicurante con un soggetto che per motivi anagrafici è più debole per definizione.
L’assenza del padre è in relazione anche con la forma di abuso di cui tu parli nella lettera, quello psichico della madre sul figlio maschio vissuto come sostituto del marito. E’ un abuso spesso inconsapevole, vissuto come appagante sia dalla mamma che dal figlio, e proprio per questo pericoloso. Le statistiche, date le sue caratteristiche, non possono darcene conto, ma dall’esperienza clinica degli psicanalisti sembra anch’esso un fenomeno in espansione.
In un recente articolo del 3 febbraio 2005, dal titolo “LA PROVETTA NON E’ UN PADRE” (lo puoi leggere per intero in www.claudio-risè.it oppure in www.ilfoglio.it ), Claudio Risè, psicanalista ed ispiratore del nostro sito, scrive:
"Cominciamo con un racconto, di quelli che si sentono di frequente nello studio dell’analista. A farlo è una donna il cui marito è spesso assente per lavoro, e ora è rientrato a casa, oppure una moglie reduce da una “pausa di riflessione”, una separazione più o meno lunga, con il marito. “Quando mio marito era via, di notte, prima uno poi l’altro, i bambini arrivavano regolarmente nel mio letto. Lo so che non va bene, che quest’intimità è eccessiva, che crea dipendenza e morbosità, che devono abituarsi al proprio, di letto. E spesso non dormo neppure bene, quando ci sono loro. Ma scacciarli è difficilissimo. Se ne vanno, poi tornano. E ricacciarli mi fa fatica. Anche perché, anche se non va bene, averli lì accanto è dolce, e caldo, se non scalciano troppo. Beh, quando mio marito è tornato, hanno fatto, prima l’uno poi l’altro, un giro di ricognizione. Poi visto che il papà era lì, lungo, disteso, pesante, e addormentato, se ne sono andati. Senza tornare. E l’indomani non hanno fatto storie per alzarsi, vestirsi, uscire in tempo per la scuola. Senza che lui dicesse nulla. Taceva, li guardava. Ma c’era”.Questa piccola, ripetuta, narrazione, dà una prima, modesta (ma non troppo) spiegazione di “a cosa serve il padre”, perché la sua esistenza, e presenza, personale sia così importante. Il padre serve, semplicemente a consentire che ogni cosa prenda il suo posto. A partire dal posto del padre si definisce l’ordine simbolico in cui si dispone il resto della famiglia. Si ri/costituisce un mondo familiare, un ritmo, orari, abitudini, regole, che sottraggono tutti gli altri all’angoscia di doverle inventare ogni volta, confermandole, o mutandole, ogni volta che viene voglia di farlo. Poiché però “il proprio posto”, per esempio il proprio letto, definisce, e non tanto superficialmente, la nostra collocazione nel mondo, il padre, assegnandocelo, ci consente di vivere nel mondo. "
In quel racconto c’è una madre attenta, consapevole, ma che ciò nonostante stenta, e non per cattiveria o perversione, a rompere il naturale legame simbiotico col figlio. Ci domandiamo però, in epoca di crescenti separazioni e divorzi , richiesti in maggioranza dalle donne ed in conseguenza dei quali i padri sono allontanati dal loro posto, quante sono le madri che non sanno resistere a quella “dolce tentazione”, e castrano psichicamente il figlio considerato un sostituto del marito.
Nonostante la superficialità che contraddistingue il nostro mondo, la realtà ci dice che l’assenza di padre produce enormi danni, per i figli, per le donne e per gli uomini stessi. In “Il padre l’assente inaccettabile”, C. Risè riporta statistiche ufficiali riferite agli USA , che dimostrano fra l’altro che gli abusi sui minori sono molto più numerosi quando il padre non c’è. E’ troppo chiedere che la società inizi a riflettere ed a farsi carico del problema

I maschiselvatici

[29 giugno 2005]