Lunedì, 14 Giugno 2021

Donna, madre, aborto: differenza sessuale

Differenza sessuale 

Un articolo a conferma che la differenza sessuale non ha più senso nè peso.
Che nostalgia del tango!
Questo impazzimento culturale drammaticamente ci riguarda, allo stesso modo, tutti, uomini e donne.
saluti,
Tiziana

IL GIORNALE 25 maggio

DONNE IMBOTTITE DI PILLOLE COSI’ DIVENTANO UOMINI
Di EUGENIA ROCCELLA

Imbottite di pillole, entusiaste di applicarsi cerotti anticoncezionali, di inserire nell'utero dispositivi meccanici, di assumere sostanze chimiche per abortire o per non restare incinte; ma anche disposte a sottoporsi a pesanti trattamenti ormonali per la fecondazione artificiale, a trasferimenti di ovociti e impianti di embrioni. Così la medicina e la tecnoscienza vorrebbero le donne: stabilmente insediate nella sala d'attesa d’uno studio medico, per il solo fatto di essere donne. Perché - dicono - la sterilità è una malattia, ma poi, a ben vedere, lo è anche la fecondità, e in fondo anche il ciclo mestruale è segno di una certa anormalità. La norma, infatti, è costituita dal corpo maschile, che non genera, che non ha la stravagante capacità di essere due in uno, di contenere, dentro di sé, l'altro da sé. Quindi è bene nascondere, o meglio cancellare, l'intollerabile anomalia femminile, tanto più che per eliminare il ciclo basta ancora una volta un farmaco, presto reperibile sul mercato. Via tutto, e la vita è tanto più semplice; le donne possono diventare come gli uomini, non è meraviglioso? Non è questo, da sempre, l'irraggiungibile modello dell'emancipazionismo? Abolire la differenza e fare della femminilità un puro décor, una tappezzeria a fiori, utile solo a fini di seduzione. Che il seno abbia come funzione primaria quella di allattare è ormai una verità indicibile e trasgressiva, e infatti una signora che nutriva al seno il suo bimbo è stata cacciata, qualche tempo fa, da un bar della capitale: sono cose che non si fanno. La femminilità va mantenuta entro confini rigorosamente estetici, perché il suo cuore identitario, la maternità, porta con sé qualcosa di scandaloso, l'oscuro potere di innescare il contatto tra la vita e la morte.
È fondamentale, allora, riportare tutto sotto il controllo medico, riducendo il corpo e la sua naturale anarchia in spazi sempre più angusti e residuali. Bisogna artificializzare, medicalizzare il più possibile, espropriare la nascita per trasferirla in laboratorio, un luogo molto più rassicurante, asettico e monitorabile di un qualunque utero di donna. La fecondità va resa un optional il più possibile disincarnato; è meglio cancellare il sangue, le consapevolezze e i ritmi segreti del corpo, e ridurre tutto a una questione biochimica. Leggete, se vi capita, il libro appena uscito di Marina Terragni, La scomparsa delle donne: è lì che stiamo silenziosamente approdando, verso un mondo in cui la differenza sessuale non ha più senso né peso. Come dice Judith Butler, sostenitrice della teoria del «genere», a che serve il vocabolo donna? Visto che non è ontologicamente né biologicamente fondato, chi dovrebbe rientrare in questa incerta categoria? Il corpo si può manipolare, l'identità di genere è declinabile solo al plurale, la dualità uomo-donna è un concetto che ha fatto il suo tempo.
È lì, che alla fine, approda anche la revisione della famiglia; anche questo è un termine che dovrebbe acquisire dignità solo al plurale, eliminando dalla scena l'evento su cui la famiglia si fonda, la procreazione naturale. Il vero nodo della questione è la riduzione della differenza sessuale a un ambito inessenziale, del tutto scisso dal potere di generare. L'idea, emersa con il femminismo, che nascere con un corpo sessuato sia l'esperienza fondamentale che caratterizza ogni essere umano, è in evidente declino. In un vecchio film dei Monty Python, Il senso della vita, c'è una scena di parto che contiene almeno due battute fulminanti.
La prima: alla partoriente che chiede cosa deve fare, il medico risponde «Nulla, cara, non sei abbastanza qualificata». La seconda: quando la poveretta osa domandare se il neonato è maschio o femmina il dottore la rimbrotta: «Non è un po' troppo presto per imporre un ruolo al piccolo?».



Cara Tiziana,
inutile dire che siamo dalla tua stessa parte, e da quella di Eugenia Roccella. Della pillola che inibisce le mestruazioni, così come della nostalgia del Tango, ci siamo già occupati nel blog dei Maschiselvatici, e come potrai leggere, le argomentazioni di Roccella sulla medicalizzazione dei corpi sono anche le nostre.
L’eliminazione delle mestruazioni fa parte di un sistema di pensiero secondo cui la stessa maternità, la cura dei figli, la casa, la presenza del compagno insieme al quale il figlio viene generato, sarebbero ingombri, ostacoli al pieno dispiegarsi della libertà femminile. Tanto che si è imposta la libertà suprema, quella di eliminare il concepito non desiderato o non conforme alle aspettative.
L’impazzimento culturale ci riguarda tutti, anche come uomini, per almeno due motivi. Perché un mondo senza più il mistero e il fascino dell’altro da sé sarebbe un mondo non solo grigio e triste, ma anche portatore di competizione esasperata fino alla violenza, contrariamente a quanto sostengono coloro che vedono nell’omologazione un mezzo per eliminarla.
Ma anche e soprattutto perché la cancellazione della differenza sessuale implica la scomparsa di entrambi i generi in favore di figure psichicamente androgine. Lo dice Judith Butler quando sostiene che , potendo il corpo essere manipolato, non esiste più nessuna identità di genere, e con lei tutti i sostenitori della teoria del “gender”. Solo la stupida cecità degli entusiasti del “progresso” in quanto tale non ne vedono le immense implicazioni antropologiche e sociali, e la immediata ricaduta negativa sull’equilibrio psichico dei bambini, lasciati nel caos dell’indeterminatezza delle figure genitoriali di riferimento.
Lasciaci concludere però con una nota di ottimismo. Cancellare la natura e i sedimenti di millenni di storia e di cultura che su di essa si fondano, è meno semplice di quanto pensano questi nuovi apprendisti stregoni. Accade sicuramente che nell’immediato l’uomo e la donna comuni non riescano a cogliere il vero senso delle novità, e sembrino accoglierle come una innocente possibilità che la tecnologia mette a disposizione dell’umanità, alla stregua di una merce in uno scaffale di supermercato. Rimane però una profonda, ancorché inconscia, inquietudine, che prima o poi è destinata ad emergere.
Il fallimento dei referendum sulla procreazione artificiale né è testimonianza. E, fatte salve le proporzioni, lo è anche il fiorire delle scuole di Tango.
E’ vero, come scrive Terragni, che sono la cartina tornasole dell’incapacità femminile a lasciarsi andare, ad affidarsi, e di quella maschile a guidare con sicurezza e leggerezza insieme, ma se tante donne e tanti uomini le frequentano, significa che quelle esigenze non sono morte. Significa che si cercano ancora spazi in cui la differenza sessuale possa esprimersi senza ambiguità, e proprio per ciò profondamente liberatori.
Non esistono garanzie, naturalmente, ma quei sentimenti che si stanno manifestando dopo decenni di predicazioni e teorizzazioni contrarie, costituiscono una base preziosa si cui lavorare con tenacia, e con fiducia che uomini e donne comuni siano alla fine più saggi degli intellettuali e più forti del potere (economico e politico) che li vorrebbe ridotti a robot.

I maschiselvatici

[31 maggio 2007]