Venerdì, 30 Settembre 2022

Il maschio vero tira sempre

Oltre alla risposta all'amico Rosolino, che è stata ben guarnita della giusta ironia verso quel povero autore di pseudo-cultura, vorrei aggiungere anch'io qualcosa. Mi rinfranco del fatto (e ne metto a conoscenza tutti gli amici) che tra le tante conoscenze femminili che animano le festicciole in casa di amici, la gran parte si lamenta della mancanza di veri uomini. Alcune volte, celiando rispondo che li hanno "uccisi" loro,altre volte taccio perchè un po' è vero, per l'abiura che molti,pur non essendo castrati, fanno del loro ruolo fisico e psicologico. Ma le occhiate di compiacenza, gli inviti ed i commenti successivi di queste donne, mi inducono a ritenere che tutte le donne siano ben contente di conoscere e frequentare "residuati" sani della razza del maschio selvatico. Quindi pur essendoci una quantità di intellettualoidi donne che arrancano verso un'ipotetica ed improbabile parità (intesa da loro come possesso di ogni diritto esente da ogni dovere conseguente) esiste d'altra parte un'altrettanta nutrita schiera, forse più tacita ma più numerosa, di donne ancora ben piantate "con i piedi in terra" che i piedi sulla testa e sul corpo di un uomo li mettono sì volentieri, ma solo per gioco erotico, senza nessuna pretesa di supremazia psicologica. Altro che sado-maso! Provate a chiedere ad una donna sperimentazioni del genere e vedrete che l'accondiscendenza sarà soltanto per compiacere per gioco, non certo per tendenza di lei a dominare un maschio! E se avesse la sensazione che il vostro desiderio sia sottomissione reale e continua vi guarderebbe schifata, semplicemente perchè ciò andrebbe contro la sua stessa natura femminile. Ricordo alcune mie pazienti che vendevano, per libera scelta, loro prestazioni con quel lavoro antichissimo, considerato con orrore da povere donne non ancora ben integrate nella loro femminilità, come schiavitù femminile verso il maschio. Orbene, quelle mi raccontavano come i maschi di potere più elevato, si divertissero a soggiacere nei modi più umili davanti a loro, per scaricare la loro tensione di grandi responsabilità, delegando a loro, semplici donne(ma sane di zucca!), grande potere. Tali racconti mi divertivano, loro si divertivano ed essi pure si divertivano in giochi di ruoli per provare sensazioni diverse scaricando le loro frustrazioni o tensioni. Ma arrivare a teorizzare reali sottomissioni o di maschi o di femmine nella razza umana, questo sì è deviante e da perversi che, essendo tali, fanno parte della patologia non dell'equilibrio psichico, quindi le loro teorie o parole non andrebbero considerate da organi di stampa o quant'altro. Ma qui entrano in gioco anche quei pruriti scandalistici per attirare attenzioni mediatiche senza alcuna correttezza e dignità professionale, ed entriamo in altro campo.
Povere donne sane, anche loro quante ne devono vedere e sentire! Coraggio, quindi, di sani e sane ce ne sono per fortuna!

Mario


Caro Mario, il tuo ottimismo ci conforta. Siamo convinti che quello che accade in camera da letto riguarda solo i protagonisti, per cui ci limitiamo a commentare la prima parte della tua lettera, sulla quale siamo pienamente d’accordo. Le donne sane soffrono per la mancanza di uomini “veri”, anche se spesso non si rendono conto delle cause. Anche le altre sono attratte dalla maschilità, con la differenza però che non riescono ad accettarla fino in fondo, per quanto implica di autonomia dal femminile e dunque di alterità rispetto a immagini maschili autoreferenziali e artificiali. Fa loro da velo un eccesso di “cervello”, oppure, in altri casi, l’essersi bloccate all’archetipo della madre con quanto implica di “trattenimento” e di controllo. Queste tipologie femminili, a differenza delle “vergini”, hanno necessità di tenere il maschile legato per impedirne uno sviluppo pieno che romperebbe la loro egemonia psichica su di esso. Desiderano il “toro” fecondatore, ma respingono il maschio adulto, realmente affrancato dalla dipendenza materna, e lo combattono con tutte le armi disponibili. I miti ci raccontano che questa dialettica fra maschile e femminile è esistita da sempre ed ha vissuto fasi alterne. Niente di completamente inedito dunque. La caratteristica del nostro tempo è che viviamo una fase di regressione maternizzante, dalle strutture mentali a quelle legislative e sociali. E’ questo il dato specifico, più ancora della femminilizzazione, ed è da qui che origina l’insoddisfazione diffusa. Di un maschile che si percepisce psicologicamente piccolo ed in pericolo, ma anche di un femminile che se è lusingato nel suo lato grandematerno/onnipotente, percepisce al tempo stesso che senza un maschile integro e pieno non potrà realizzarsi pienamente nella sua essenza di “vergine”. E’ un lungo cammino di consapevolezza quello appena intrapreso, per ora appannaggio di pochi/poche e di cui difficilmente le generazioni attuali vedranno la fine. Ciò che conta è però la direzione. Teniamola senza esitazioni.

I maschiselvatici