Venerdì, 30 Settembre 2022

Il padre: paternità e maternità

Paternità e maternità 

In merito alla vostra ultima risposta, desidero aggiungere che a me non risultano due cose...
Non condivido l'affermazione secondo la quale l'uomo scatena la sua aggressività soprattutto se ci sono di mezzo dei figli: sicuramente si tratta di un fattore aggravante, ma mi risulta che anche molte fidanzate o ex senza prole, debbano subire spesso la rabbia maschile in risposta ad una decisione di porre fine ad una relazione. Secondo me ripeto, molto dipende dal fatto che l'uomo mal sopporta l'abbandono, visto come affermazione di autonomia da parte della donna.
E, ripeto anche questo, se la donna non reagisce nello stesso modo significa che, nonostante il dolore riesce ad "incassare" meglio, non vi pare?
Riguardo poi al discorso sull'uomo che non riesce a lasciare, non mi risulta che ciò succeda solo o soprattutto in presenza di figli: osservando le coppie é evidente che il maschio fa di tutto magari per farsi lasciare, ma non si decide quasi mai a fare il primo passo! Come già detto in precedenza,
questo atteggiamento da "struzzo" da parte dell'uomo e la sua incapacità di lasciare, può aver origine da vari fattori ed ho azzardato un'ipotesi da voi definita interessante. Ma sappiate che é proprio questa mancanza di presa di posizione, ciò che risulta per molte donne snervante e incomprensibile. Azzardo un'altra ipotesi : forse la donna vuole innanzitutto essere amata e riamare, mentre l'uomo (magari perché gli é stato insegnato) tiene di più alla famiglia?
Interessante la vostra riflessione sul sistema materialista ( che voi identificate con la Grande Madre e che la bibbia definisce analogamente, ma in un misto di generi, "Dio Mammona" ), che ha dovuto sacrificare la virilità in nome del consumismo. Ma se il vecchio modello di "uomo forte" é crollato, se la donna si é ribellata, é perché la mascolinità non era comunque vissuta nel modo giusto, non credete? La donna ha subìto e in questo é stata complice di una degenerazione. Delegando tutte le responsabilità all'uomo, la donna si é privata della libertà. Paura, opportunismo, passività hanno portato le donne ad una situazione insopportabile che poi é esplosa nel femminismo.
Ora si tratta di trovare una nuova strada per entrambi, un modello nuovo di virilità e di femminilità che tenga conto degli errori del passato. Fabio si stupisce delle mie affermazioni e del desiderio femminile di avere accanto un uomo vero cioé forte, cioé.. capace di mostrare la propria vulnerabilità ma al contempo in grado di restare fermo nei propri propositi. Perché la donna ha bisogno si, di questa sicurezza e non perché noi siamo in assoluto "il vaso debole". Ma sicuramente siamo più soggette ad esempio a sbalzi di umore (eh, gli ormoni... che c'é di male?) e dunque avere vicino un uomo continuamente insicuro e piagnucoloso,ci fa sentire in balìa di tutti i venti. Purtroppo nei secoli la maggior parte degli uomini ha protetto solo parzialmente "l'altra metà del cielo" e perlopiù ha usato la protezione come paravento. Approfittando della propria supremazia biologica ( ho già spiegato come,ad esempio, la gravidanza possa rappresentare un ostacolo in certe situazioni) l'uomo non solo ha fatto male alle donne ma si é dato la classica zappa sui piedi. Ora la donna é diventata una nemica anziché un'alleata in questa difficile avventura chiamata vita.
Riguardo alla disgregazione delle famiglie, vi dirò che sono si pienamente d'accordo sul fatto che molto dipende dalla mentalità "usa e getta". Tuttavia, molte cosiddette "famiglie", é meglio che si sfascino perché dove non c'é amore, c'é solo apparenza, inganno, finzione e poi si arriva all'odio, ai ricatti, alle manipolazioni. È triste certo, ma bisogna anche tener conto che "la vita é trasformazione". C’è un esempio emblematico, che mi lascia alquanto perplessa e al quale ho già anche accennato in una mail precedente a Maschiselvatici. Si tratta di una popolazione sperduta in una remota regione del Tibet: i Na. Presso questa tribù non esiste il concetto di "famiglia" né di paternità. Ci si accoppia serenamente, sin dall'adolescenza nella più assoluta promiscuità. Da qui l'impossibilità di avere una certezza circa la paternità. La prole viene accettata sempre come un dono e la donna viene aiutata dal fratello,oltre che da altre donne. Lì stranamente la guerra dei sessi non esiste.Una storia strana e lontana dalla nostra realtà, ma che merita una riflessione. Perché a quanto pare ci sono culture più sane, più evolute e più felici delle nostre.
Scusate se, come al solito ho messo tanta carne sul fuoco (e dire che sono vegetariana!).Cari saluti

Elena


Cara Elena,
cercheremo di essere sintetici, senza tornare ad argomenti già discussi (le reazioni maschili all’abbandono). Crediamo che i dati a cui ti abbiamo rimandato siano significativi più dei titoli dei giornali che, come ben sai, indulgono spesso al sensazionalismo e alla “pruderie”.
L’uomo non “lascia” perché tiene più della donna alla famiglia? Anche questa è un’ipotesi interessante, ma in netta contraddizione con l’accusa ricorrente di essere un eterno adolescente che sfugge alle sue responsabilità., accusa che viene sempre messa in contrapposizione alla supposta maturità delle donne. Per favore, decidiamoci! Non lo diciamo per te, ma per la moda dilagante sui media di sparare sul genere maschile per tutto e per il suo contrario, un giuoco inaccettabile.
Permettici poi una correzione, non per pedanteria ma per chiarezza. La Bibbia non parla di Dio Mammona (parola aramaica che significa ricchezza materiale) come misto di generi . Lo fa, semmai, proprio per deplorare l’ equiparazione del denaro a Dio. E’ Gesù, che ne “Il discorso del Monte”, afferma: “ Nessuno può servire due padroni: odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro; non potete servire a Dio e a mammona” (Vangelo secondo Matteo).
A proposito, infine, di guerra fra i sessi, abbiamo anche noi sentito di quel luogo lontano. Su Internet ne parlano entusiaste alcune femministe. Anche Io Donna, qualche mese fa, gli ha dedicato un servizio. Purtroppo non siamo riusciti a rintracciare il numero, ma lo ricordiamo bene. Il titolo era “Il paese (o il luogo) delle donne”. Descriveva, esaltandoli come modello di convivenza pacifica, gli usi e i costumi di quel popolo, sempre dal punto di vista femminile, naturalmente. C’ erano interviste ad alcune donne, poi la conclusione della giornalista era che lì, le donne sono libere perché comandano.
Se questa è la posta in giuoco la nostra risposta è NO GRAZIE! Questa pace non ci interessa affatto.
A proposito di culture sane ed evolute preferiamo quanto scrive l’antropologa Margaret Mead, che di costumi e culture un po’ se ne intendeva. In “Maschio e Femmina” (Il Saggiatore, 1962), la Mead scrive: “Così, alla base di quelle tradizioni che ci hanno permesso di conservare la coscienza della nostra umanità, v’è la famiglia, un tipo di famiglia in cui costantemente gli uomini mantengono e si prendono cura delle donne e dei bambini. In seno alla famiglia ogni nuova generazione di ragazzi apprende ad essere sostegno adeguato e sovrappone alla mascolinità, implicita nella sua costituzione biologica, la parte di padre, che ha appreso dalla società. Quando la famiglia è abolita, come succede durante la schiavitù, in periodi di grandi sconvolgimenti sociali, durante le guerre . . . . . . questa delicata linea di trasmissione si spezza. E’ probabile che in tali periodi . . . . .i vincoli biologici fra madre e figlio ridiventino i più importanti, mentre vengano violate e falsate le speciali condizioni nelle quali l’uomo ha conservato le sue tradizioni sociali. Fino ad ora, nelle società a noi note, le società umane hanno sempre ristabilito le forme temporaneamente abbandonate . . . Fino ad ora l’abolizione della famiglia non s’è mai prolungata tanto a lungo da annullare negli uomini il ricordo di quanto sia preziosa”.
Non abbiamo nulla da aggiungere, né da togliere.

I maschiselvatici