Venerdì, 30 Settembre 2022

Il risentimento femminile

Il risentimento femminile 

Spettabile redazione dei maschi selvatici,
c'è una domanda che vorrei rivolgervi in merito al risentimento femminile.
Secondo voi quanto è indotto dai mass media, dalla scuola, dalla società; e quanto invece è intrinseco nelle donne? L'invidia del pene, teorizzata da Freud, ritenete sia reale?
Vi rivolgo questa domanda perché a me non capita mai - dico mai! - di sentire delle donne parlare bene degli uomini. Di norma dalla loro bocca esce solo astio, veleno, rancore, risentimento.
Insomma, parole e atteggiamenti che a me tolgono anche spinta sessuale e che all'età di 32 anni me le fanno guardare con occhi molto diversi, rispetto a una decina di anni fa.
Saluti,

Mauro


Caro Mauro,
anche a noi pare che il rancore e il risentimento delle donne (ma non tutte certamente) cresca e si manifesti sempre più apertamente, sicuramente amplificato dalle voci dei media e attizzato nascostamente dai potenti che soffiano sul fuoco e se ne servono per i loro scopi. Su come si sia giunti a questo punto e su quanto reale sia la distanza che si è creata tra uomo e donna trovi importanti risposte nel libro “La crisi del dono” di Claudio Risé. Esse cercano sempre di meno il maschio e aver fatto della propria appartenenza a un sesso un idolo ha portato alle conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
In una società che non ha saputo, o voluto, far buon uso del “padre”, questo risentimento si accompagna spesso al narcisismo di chi lo cova: si direbbe che il tenersi aggrappate alla propria presunta autonomia, o al conquistato potere, o ancora alle posizioni ideologiche tipiche del nostro tempo, insieme alla mancanza di apertura all’incontro con l’uomo o più in generale con “l’altro”, finisca per far rimanere questa donna prigioniera di una certa durezza, della propria prepotenza, e in particolare “dell’aspetto ambiguamente violento del maschile” (vedi in Parsifal di C. Risé ed. Red pag. 130) che essa usa servendosi del potere maschile stesso per tenere subalterno l’uomo, ma che allo stesso tempo teme.
Per noi maschi se da un lato è inevitabile sentire un certo smarrimento in mezzo a tanta confusione, la tentazione di prendere le distanze e talvolta di girare i tacchi, dall’altro si avverte anche un senso di sfida e la voglia di riconquistare una felicità che ha bisogno più che mai dell’incontro col femminile. Questa battaglia si gioca sul piano della vita quotidiana prima che su quello sociale o politico o del potere, e su questo piano siamo in gioco noi stessi con quello che siamo, debolezze e limiti, corpo e aspirazioni. In questa partita quanto più sapremo metterci in gioco autenticamente donandoci con slancio e purezza, senza retro-pensieri o calcoli, tanto più aumenteremo le nostre possibilità di successo e rassicureremo la donna, quella che cerca e che ama il maschio. E quanto più saremo appassionati tanto più questo le piacerà. Questo, inoltre, terrà lontano il rischio di chiuderci in un cinismo sterile o di nasconderci dietro una prudente viltà.
Ricordiamoci poi che diversamente dai luoghi comuni e dalle divulgazioni dei media e di tanta pseudo cultura, la sessualità maschile è tutt’altro che semplice immediata e rozza, essa è invece qualcosa di complesso e per certi versi anche di misterioso. Il desiderio nasce e cresce all’interno di un’alchimia di fattori tra i quali, per esempio, è imprescindibile la sensazione che sia il maschio a prendere l’iniziativa e che lei sia invece ricettiva. Il maschio oggi si sente spesso “costretto” ad essere uno stallone sempre pronto (e viceversa la femmina si sente spesso costretta ad essere sempre disponibile), per essere “in” e non sentirsi esclusi o diversi, ma perdendo in autenticità e forzando le proprie pulsioni più profonde. Alla fine, la cosiddetta liberazione sessuale, l’espressione immediata ed esplicita del desiderio e il suo quasi istantaneo soddisfacimento si ritorce contro tutti, maschi e femmine, perché i meccanismi psichici del sesso sono connaturati profondamente all'essere maschi o femmine e non un’invenzione culturale per opprimere gli uni o le altre, dunque modificabili a piacimento. Rispettarli significa conformarsi alla natura, forzarli produce inquietudine, insoddisfazione e frustrazione. Dunque, che noi maschi si sappia utilizzare bene i mezzi a nostra disposizione, nel senso di utilizzarli in caso di necessità ed a patto che siano un supporto, certo importante, in situazioni in cui però il nostro desiderio si senta essere come autentico davvero e non indotto artificialmente.

I Maschi Selvatici

[02 novembre 2009]