Domenica, 27 Novembre 2022

Insegnanti maschi, la soluzione finale

Da: Posta Libero <Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.>

Cari corrispondenti,
credo vi possa interessare un mio articolo scritto nel 2002 sul mensile Professione Docente. Questo articolo breve voleva attirare l'attenzione - e la proccupazione - sulla sparizione, progressiva ma accelerata , degli insegnenti maschi. Si tratta di uno scritto che cita numeri e percentuali che parlano da soli.
Per me, se volete, potete pubblicare tutto, magari citando la fonte. Alla fine dell'articolo accennavo al fatto che mai, nel mondo della scuola, avevo avvertito sconcerto o proccupazione per lo sterminio soft degli insegnanti maschi. Volevo provocare, aprire anche un dibattito sull'argomento: molti insegnanti si sono detti d'accordo, personalmente, ma nessuno ha scritto o preso posizione pubblicamente. Così il dibattito non c'è stato.
Credo che ci si debba occupare del problema sia per questioni molto generali - quelle che voi affrontate sempre - sia per questioni specifiche del mondo dell'educazione e dell'istruzione.
Mi rivolgo a voi per dare un contributo alle vostre riflessioni e in particolare a quelle del prof. Risè.

Cesare Biadene - Treviso



La “soluzione finale” del problema degli insegnanti maschi.

No , non c’è stata per noi alcuna conferenza di Wannsee ( Heydrich, 20-1-1942): lo sterminio (metaforico, beninteso) è avvenuto e sta tuttora avvenendo con il metodo più soft possibile, più inevitabile, e cioè con il voluto e controllato declino della professione dell’insegnante.
Tutti sanno che nella scuola c’è una prevalenza delle insegnanti donne…ma forse non tutti sanno che nel 1998/99 le donne già costituivano l’80% dei docenti di ruolo (577mila contro 144mila).
Tutti sanno che alle elementari predominano le maestre, ma forse non tutti sanno che anche alle medie(73%) e alle superiori c’è una fortissima maggioranza femminile (del 60%,con magistrali a72%,licei 68,7%,Istituti Tecnici 56%) .
E allora? Diranno i più (le più). Che problema c’è?
Ma il dato più eloquente della eliminazione in atto è quello della distribuzione per fasce di età: tra gli insegnanti sotto i 30 anni sono donne il 96,1%
tra i 30 e i 35 il 90.1%
tra i 35 e i 40 l’ 81,4%
dai 41 ai 45 il 78,4%
Resistono appena gli uomini nelle fasce più anziane : tra i 56 e i 60 sono il 32%
tra i 60 e i 65 il 38%.
Come dire: se continua così, tra qualche anno “professore addio!” (il maestro se ne è già andato senza salutare.)
Qualche esperto ogni tanto si mostra preoccupato. Personalmente, non ho mai sentito questa preoccupazione né dentro la Gilda né tra i colleghi in genere. In una assemblea in provincia in un circolo delle elementari ho contato 40 maestre e 2 panda (scusate,maestri)..Ma questa tendenza è “normale”,”fatale”,”positiva”?
So che per contratto esiste un qualcosa sulle pari opportunità (di chi ?).
Mi sembra che l’associazione degli scout, da più di venti anni, stia molto attenta all’equilibrio tra maschi e femmine tra gli istruttori , poiché ritiene questo equilibrio indispensabile per un buon risultato in campo educativo.
C’è qualche collega insegnante che vuol dire la sua sull’argomento?

Cesare Biadene


Caro Cesare,
ci trovi perfettamente d’accordo! La progressiva scomparsa degli insegnanti maschi è un danno per l’educazione dei giovani (maschi e femmine), di cui già oggi si intravedono gli effetti.
Ora le cifre sono sotto gli occhi di tutti, ma il problema viene da lontano. Ricordo un vecchio film a cavallo fra gli anni ‘50 e ’60, “Il maestro di Vigevano”, in cui si raccontava la storia di un insegnante elementare che, conscio dell’importanza e della dignità della sua professione, non si voleva rassegnare al decadimento a cui già allora era destinata. Erano gli anni del boom economico, in cui chi si “metteva in proprio” faceva soldi abbastanza facilmente. Quel maestro con le “toppe al culo” ma dignitoso e testardo, era sbeffeggiato dagli alunni figli degli ignoranti “neo ricchi” e disprezzato dalla moglie che ambiva alla ricchezza materiale. Facile allora capire come tanti uomini abbiano preferito altre professioni più prestigiose e remunerative, e che l’insegnamento sia diventato progressivamente il regno di tante signore, mogli e madri, che vi hanno trovato un accettabile compromesso fra l’esigenza di lavorare e quella di “badare alla famiglia”. Altrettanto facile capire come ciò non sia andato a vantaggio della selezione di un ceto insegnante valido e motivato. Eppure la necessità della “formazione” e l’importanza della scuola sono concetti su cui hanno insistito tutti i governi che si sono succeduti nel nostro paese. Parole, solo parole, e molto ipocrite! Naturalmente però non è solo una questione di soldi, anche se è intuibile che l’allineamento degli stipendi italiani alla media europea potrebbe favorire una inversione di tendenza.
Il fenomeno della scomparsa degli insegnanti maschi è insieme causa ed effetto di quella che noi chiamiamo la “femminilizzazione” della società. Divenuti i maschi solo fabbriche per far soldi in altri lavori e con il corpo insegnante quasi interamente femminile diventa inevitabile il mutamento dei criteri educativi, dei parametri di giudizio, insomma di tutto “l’ambiente scolastico”, nel senso delle sensibilità e delle caratteristiche proprie di quel genere. Il che, senza nulla togliere a quelle numerose insegnanti che fanno il loro lavoro onestamente e con capacità, è una iattura per tutti, ma soprattutto per i ragazzi (già alle prese con l’assenza o l’evanescenza paterna), che si ritrovano, anche a scuola, privi di modelli maschili di riferimento. Sarà dunque sempre più difficile che diventino a loro volta capaci di trasmettere alle nuove generazioni il “sapere” maschile.
Che governi e sindacati sottovalutino il problema non ci sorprende più, tutti tesi come sono solo agli aspetti quantitativi dei problemi e pavidamente vergognosi, se non consenzienti, di dire una parola “politicamente scorretta”, non allineata alla convinzione imperante che nel “femminile” è il bene e nel “maschile” il male.
Quello che continua a sorprenderci è l’incoscienza maschile della gravità della situazione.
Invece di domandarci come è stato possibile aver così tanto sottovalutato l’importanza dell’ educazione “al maschile” ed aver delegato interamente questa funzione alle donne, i maschi sembrano accettare con fatalismo e rassegnazione una situazione che oggi li emargina , e domani fabbricherà uomini “matrizzati” e donne “onnipotenti”.
Chi scrive non è insegnante, ma per vari motivi è un po’ a contatto con quel mondo. Uno dei problemi posti dalla femminilizzazione della scuola ci sembra essere ad esempio quello del rapporto col concetto di autorità, che storicamente ed anche per motivi “di natura” è sempre stato associato alla figura maschile e paterna. Non c’è bisogno di essere grandi psicologi per intuire, in linea di massima, la maggior difficoltà di una femmina a destreggiarsi in questo aspetto dell’insegnamento, oscillando fra l’aspetto materno, di chioccia protettiva coi pulcini ai quali tutto è permesso, o , per contrasto, dandone una interpretazione di estrema rigidità, meccanica fino ad essere quasi inumana.
Ebbene, vorremmo sbagliarci ma la sensazione è che di questi problemi posti dall’assenza della figura maschile siano generalmente più consapevoli le donne, diciamo meglio la parte “sana” di loro, che non gli uomini. Su questo, però, ci piacerebbe conoscere la tua opinione di insegnante maschio, certo più autorevole ed informata della nostra.
I Maschiselvatici