Domenica, 27 Novembre 2022

Islam più pericoloso del femminismo

Ho deciso di scrivervi perché vorrei esprimere la mia opinione riguardo alla questione del "potere morale femminil/femminista"di cui parla Rino Della Vecchia nel suo libro “Questa metà della terra” ed al quale si sta facendo sempre più spesso riferimento nei vari forum maschili.
Personalmente credo che tale potere morale esista, questo sì, senza alcun dubbio; ma allo stesso tempo ritengo che non sia così potente come sostiene Rino. Non credo riesca a far piegare la testa a tutti (o quasi) gli uomini occidentali: non fosse altro per il fatto che milioni di persone (sia uomini che donne) non sanno neppure cosa sia realmente il femminismo e relativo male-bashing.
Pertanto non essendone consapevoli come possono/potrebbero esser "piegati" da ciò che non conoscono?
Secondo me sia il vero pericolo per l'Occidente (soprattutto per l'Europa occidentale), che il vero potere morale, sono da ricercare in altri luoghi, per la precisione nell'Islam...
Basti sottolineare il fatto che se dai contro agli americani definendoli degli assassini, o bruci le loro bandiere non ti succede nulla, oppure se insulti il Papa, la Chiesa Cattolica, la Madonna o Gesù, nessuno ti farà nulla...
Viceversa se fai lo stesso con il Corano e l'Islam automaticamente vieni considerato blasfemo e razzista, per non parlare del fatto che devi anche iniziare a temere per la tua incolumità...
Non parliamo poi di ciò che accade se un cattolico si permette di dire la sua sulle donne, sul matrimonio, sul divorzio e sull'aborto...
Buttiglione docet: si fosse dichiarato musulmano non sarebbe successo assolutamente nulla...anzi...e non ci sarebbe stato alcun "potere morale femminil/femminista" capace di prevalere su quello islamico...
Per concludere: il femminismo non è né potrà mai essere il problema n.1 dell'uomo.
A mio avviso c'è molto di peggio e l'Islam è sicuramente il pericolo maggiore per noi occidentali.

Ciao, Fabio


Caro Fabio,
ci è difficile stilare graduatorie di “pericolosità” fra fenomeni tanto diversi. Il femminismo è un fenomeno tutto interno all’Occidente e relativamente recente, l’Islam una religione millenaria che ispira popoli coi quali l’Occidente si è periodicamente incontrato e scontrato.
Sul fatto che nelle nostre società esista un potere morale femminile, non ci sono dubbi, come ammette anche una femminista doc quale Elisabeth Badinter (La strada degli errori, Feltrinelli 2004). E poco importa che vi sia consapevolezza. Anzi, nel momento in cui l’intero corpo sociale da per scontate certe “verità”, oppure ha introiettato come normali e corretti per tutti certi modi di essere piuttosto che altri, proprio allora quel potere morale, diventato “occulto”, sarà più potente. Questo vale, ad esempio, per il mito della violenza congenita maschile e dell’innocenza femminile, oppure per il modo con cui i generi esprimono la sessualità, dove quella maschile sarebbe da rieducare sui parametri di quella femminile.
Sarebbe però un errore considerare il femminismo come il problema fondamentale, che secondo noi è più ampio. Intanto esiste una questione metodologica, che vale tanto per i rapporti col femminismo che per quelli con l’Islam. Fermo il diritto/dovere di denuncia e di difesa contro ogni minaccia concreta, a noi sembra insufficiente limitarsi ad indicare il “nemico”, rinunciando a cercare le cause più profonde che hanno determinato certe situazioni. Esiste, in questa tendenza, il pericolo di semplificare eccessivamente fenomeni che invece sono complessi e sfaccettati.
Il femminismo, cosa diversa dalla giusta rivendicazione di pari dignità fra i generi, è il prodotto, non la causa, di un vasto processo culturale di cui possiamo qui accennare solo a qualche elemento.
Il confinamento dell’esperienza religiosa nell’ambito individual/sentimentale, il prevalere di un razionalismo assoluto che distrugge ogni senso ed esperienza del limite, il rifiuto di ogni ordine simbolico entro cui il soggetto riconosce sé stesso e l’altro, la perdita, quindi, del senso d’identità e la tendenza a tradurre ogni desiderio, sganciato da qualsiasi riferimento esterno al soggetto, in rivendicazione di un diritto.
Un discorso analogo vale per l’analisi dei rapporti con l’Islam. E’ vero che quella religione, lo provano i fatti, può essere “facilmente” interpretata in senso fondamentalista e quindi rappresentare una minaccia da cui è obbligo difenderci, anche con le armi quando necessario, ma è anche nostro dovere riflettere sul perché, agli occhi dell’Islam, siamo diventati il nemico. Non c’è solo la ragione della penetrazione economica tendenzialmente distruttiva delle culture tradizionali, c’è qualcosa di ancor più importante che spiega anche la questione Buttiglione e che ha ben sintetizzato il cardinale
Ratzinger: “E’ stato detto che non dobbiamo parlare di Dio nella costituzione europea perché non dobbiamo offendere i musulmani e i fedeli di altre religioni. E’ vero il contrario. Ciò che offende i musulmani e i fedeli di altre religioni non è parlare di Dio o delle nostre radici cristiane, ma piuttosto il disprezzo di Dio e del sacro, che ci separa dalle altre culture e non crea una po.
“La Chiesa - scrive ancora Ratzinger – deve sempre di nuovo trascendere la sua definizione occidentale e estendersi realmente verso l’universalità, soprattutto trascendendo se stessa verso il divino, che è l’unica realtà che può creare una comunicazione delle culture”.

I maschiselvatici