Domenica, 27 Novembre 2022

L'aborto è omicidio e lo rivendico. Una replica della lettrice

Gentili MaschiSelvatici,

sono ricapitata dopo lungo tempo sul Vostro sito, nel quale avevo postato il messaggio sull'argomento in oggetto.
Mi ha lasciato perplessa una parte della Vostra risposta e sarei curiosa di capire meglio, casomai avessi frainteso.
Riporto, per chiarezza di esposizione, le tre frasi "incriminate" e la mia interpretazione personale.

1) Se lei avesse solo un minimo di capacità di discernimento, se la sua coscienza non fosse del tutto obnubilata, si renderebbe conto delle enormità che ha scritto. Puro delirio d’onnipotenza!

Se per discernimento e coscienza non "obnubilata" ma sveglia intendete dire *consapevolezza" di ciò che è e significa l'aborto, vi rassicuro in pieno: lo so perfettamente. Biologicamente è un omicidio, assolutamente, chi lo nega ? Dal punto di vista della pura biologia, la vita ha inizio dalla fusione dei gameti, non dopo in epoca
imprecisata ed imprecisabile.
Anzi, Vi dirò di più. Considero la legge 194 come un condensato di assurdità al riguardo.
Se si vuole considerare il bambino come un essere la cui uccisione è un omicidio, che si sia coerenti e si vieti l'aborto. Un omicidio non diventa tale dopo X settimane o mesi di gestazione: o lo è o non lo è.
Per cui trovo senza senso il consentirlo fino a X settimane e vietarlo o comunque restringerne la possibilità in epoca successiva.
Ma se non si vuole tener conto dell'aspetto (mi si passi il neologismo) omicidiario della faccenda, che si sia coerenti anche in questo e si consenta l'aborto *fino al momento della nascita*, esattamente come viene consentito in alcuni Stati degli USA con l'aborto a nascita parziale.
Si consenta o meno l'aborto poco mi interessa, ho sempre avuto i mezzi per abortire tranquillamente in altro Stato se qui fosse proibito, ma che si sia coerenti.
Delirio di onnipotenza ? Sicuramente, dal vostro punto di vista. Dal mio, viceversa, è pura consapevolezza del diritto legale e morale di abortire senza alcun intralcio da parte del padre.

2) Neanche Hitler ed i nazisti avevano il coraggio di teorizzare il genocidio che pure andavano compiendo, tanto da aver sempre negato la realtà dell’ olocausto.
Ne deduco, con vivo compiacimento, che evidentemente tra le donne di oggi c'è molto più fegato nel parlare in faccia e nel non negare assolutamente nulla.

3) I maschiselvatici non hanno alcun interesse ad interferire sul corpo delle donne, che non è minacciato in alcun modo. Siamo invece interessati a salvare il bambino.

Tertium non datur, quando c'è in ballo il discorso "aborto", perché non c'è possibilità di negoziazione: il bambino o nasce o viene abortito, stop, non c'è possibilità di autentica mediazione... a meno che per mediazione non si intenda "fallo nascere e poi dallo in adozione o lascialo al padre".
Ma questa non è una mediazione, a parer mio: è comunque un coartare - sia pure in modo apparentemente "conciliante" - la volontà di una donna che sostanzialmente non ne vuole.
Mi obietterete: ma i motivi per cui non ne vuole possono essere risolti. Certo, se si tratta di motivi "esterni", tipo economici o sociali e via dicendo.
Ma esistono anche donne, come la sottoscritta, che non vogliono saperne semplicemente perché (oltre al non avere alcun istinto materno) non hanno alcuna intenzione di scatafasciarsi il fisico e sopportare il parto.

Detto in altri termini e nella piena ed assoluta consapevolezza e presa d'atto che sia un omicidio: la cosa non costituisce né problema morale né remora etica. Se questo per voi equivale ad una mentalità nazista, prendo atto anche di questo e quand'anche così fosse non ne rimango minimamente sconvolta.

Deduco invece, dalla Vostra risposta, che esistono uomini che - pur non minacciando nella forma il corpo della donna - sarebbero capaci di costringerla materialmente a portare avanti una gravidanza.
Se così fosse e la mia interpretazione non è errata... tutta la mia comprensione a quelle donne che - costrette a partorire - li buttano nei cassonetti.
Anna Di Attilio

 


Ha capito benissimo, e questo suo messaggio conferma in pieno il nostro ormai lontano giudizio.
Lei ammette “in piena consapevolezza” che l’aborto è un omicidio e rivendica il diritto morale ed etico (sugli aspetti legali tornerò dopo) ad uccidere. Come scrivevamo l’altra volta, neanche i nazisti rivendicavano apertamente questo “diritto”, tanto che per “giustificare “ a se stessi il genocidio dovettero negare agli ebrei la qualifica di esseri umani, e comunque cercarono di nascondere quanto andavano facendo. Lei è meno ipocrita, è vero, ma moralmente identica a Hitler e compagnia. Ecco, l’unico pregio che hanno le sue parole è quello di togliere il velo all’aborto.
Niente contorsionismi, niente distinguo sofistici sull’inizio della vita, niente ragionamenti ipocriti sul fatto che un essere umano acquisirebbe lo status di persona solo quando fosse dotato di capacità razionali o di autonomia. La questione, nella sua essenza morale ed etica, diventa chiarissima, e chiama ciascuno a pronunciarsi limpidamente. Si può ammettere la liceità morale dell’omicidio di esseri umani innocenti, completamente indifesi e che non hanno chiesto di venire al mondo?
La sua inequivocabile risposta è si, e lei questo diritto morale non solo lo rivendica personalmente, ma vorrebbe che la Comunità sancisse per legge e senza infingimenti che le donne hanno il diritto morale ed etico ad uccidere il proprio figlio, con ciò ponendole fuori (sopra) le norme che vincolano moralmente e legalmente tutti gli altri cittadini. Questo è il punto, che porta immediatamente ad un’altra domanda. Se l’aborto è un omicidio, e se tale omicidio dovrebbe essere consentito fino all’ultimo con la raccapricciante pratica dell’aborto a nascita parziale, perché allora vietarlo il giorno dopo la nascita? Sempre di omicidio si tratta, e se non siamo ipocriti come lei sollecita, anche l’infanticidio dovrebbe essere ammesso. E perché non anche l’uccisione dei dementi, degli storpi, dei portatori di handicap, di tutti coloro insomma che in un modo o in un altro costituiscono un ostacolo alla realizzazione di sé dei “sani”, e un peso per i congiunti e la società? Ed ancora, sempre seguendo la stessa ferrea logica, perché non consentire l’omicidio di chiunque ci è di ostacolo in qualsiasi modo? Potrebbe toccare anche a lei, ci pensi.
Per quanto riguarda il modo con cui le diverse legislazioni regolamentano l’aborto, è del tutto vero che si tratta di convenzioni non fondate scientificamente, e in quanto tali contraddittorie. Si tratta molto semplicemente di compromessi fatti apposta per tentare di conciliare, per quanto possibile, un principio morale, “non uccidere”, con la realtà di una pratica diffusa. E’, come sempre, la dolente necessità dell’umanità di fare i conti coi propri limiti e con la realtà. Come nella legislazione tedesca, che dichiara l’aborto un omicidio, con le relative implicazioni morali ed etiche, ma al tempo stesso lo dichiara non sanzionabile. E’ evidente che se le leggi rispettassero rigidamente il principio, l’aborto implicherebbe sempre la condanna penale. Così non è, e proprio le donne dovrebbero ringraziare. Non sto parlando, sia chiaro, di coloro che hanno subito violenza o vivono condizioni di grave disagio e per questo sono straziate e combattute. Meritano, esse, sostegno e comprensione. Sto parlando invece di quelle come lei che non vogliono vedere il loro prezioso corpo “scatafasciato”, e la propria vita sconvolta da un esserino della cui venuta sono pur pienamente corresponsabili. Quelle, come lei, che preferiscono buttare un figlio nel cassonetto piuttosto che lasciarlo vivere senza avere nessun obbligo di riconoscimento o di mantenimento. Ma è inutile insistere, tanto non capirà. Perché le sue affermazioni sono l’emblema della deriva antropologica, etica, morale, che sta portando alla fine la nostra civiltà.
I Maschi Selvatici

Luglio 2011