Domenica, 27 Novembre 2022

L'incontro col maschile

Salve a tutti,

scrivo in risposta all’amico di settembre, che giustamente soffre per la mancanza di amicizia tra maschi.

«Abbi il coraggio di errare e di sognare» - Schiller

La sua esperienza corrisponde alla mia, all’incirca, in quanto sono in primo luogo gli uomini a incasinarsi la vita, proprio perché ogni volta che uno di noi vuole un’amicizia degna di questo nome l’altro scappa. Pensavo anch’io che fosse paura, da parte del cosiddetto amico, che la cosa potesse sfociare in un rapporto sessuale, in realtà credo sia terrore nell’esprimere le proprie paure, angosce, debolezze.
L’amico dice che le donne hanno assorbito tutta la nostra sfera emotiva… anch’io ero convinto di questo, ora non più.
Non sono le donne, è l’uomo che non vuole “arrendersi” davanti alla possibilità di conoscere se stesso. E per conoscerci davvero serve un incontro totalmente sincero con il maschile. È molto più semplice, comodo e immediato straparlare, davanti a una birra, di f… e cazzate varie, ma bisogna avere le palle per parlare di sé stessi. E purtroppo di uomini così in giro ce ne sono sempre meno.
Serve molto più coraggio per riconoscere le proprie debolezze o sconfitte che non per commentare chi è seduto al bar. Con questo non voglio dire che una cosa elida l’altra, solamente che, in un vero rapporto d’amicizia, deve necessariamente esserci anche il confronto virile e fraterno tra spiriti affini. Io sono convinto che tra le tante ferite inferte dalla Grande Madre all’identità maschile vi sia, in primo luogo, (in primo luogo perché da questo tabù assoluto che è l’amicizia tra maschi derivano molte altre ferite e debolezze), proprio l’aver reso “politically scorrect” (concedetemi questa storpiatura) l’amicizia al maschile.
L’amico parla di donne che si massaggiano sotto la doccia come qualcosa d’accettato… ma davvero lo è? Io penso che tale spettacolino simil-hard risponda solamente al consumismo sessuale che dobbiamo subire giornalmente, e così, poiché i mass-media stanno imponendo un’immagine femminile sul lesbico e un maschile spaventato e perdente, la doccia femminile risponde ai canoni pubblicitari, la doccia al maschile no, e non per un presunto contenuto omoerotico ma solamente perché spiazza i canoni imposti (se fossimo nell’antica Grecia probabilmente la doccia tra donne sarebbe l’unica a dare scandalo).
È sicuramente deprimente scoprire che qualche amico “per la pelle” ci usa solo negli intervalli tra una f… e l’altra, (ho 29 anni ed è successo anche a me), però, per molti di noi funziona così.

Noi?????????

Loro, per loro funziona così.

Noi e loro: certo, se noi ci troviamo in questo sito credo sia perché abbiamo un atteggiamento diverso, una voglia di essere uomini più veri, di non usare un amico come babysitter tra una storia e l’altra ma per instaurare un rapporto molto più costruttivo e leale.
Lealtà… parola preziosa per gli uomini, ma solo se hanno le palle, per gli altri è termine sconosciuto, probabilmente rimosso dall’inconscio perché li costringerebbe a vedersi per ciò che valgono (o non valgono).
All’amico di settembre voglio dire che sì, è penoso e pesante accorgersi che si deve tenere le distanze da un presunto amico, sentirsi «…non degno di affetto, non degno di contatto e calore umano, non degno di aiuto, non degno di tempo, non degno di priorità» però deve avere il coraggio del nuovo, di cambiare, magari di stare un po’ in solitudine.
Io, dopo l’ennesima esperienza negativa, mi sono incazzato prima con l’amico, poi con gli altri, infine con me stesso, forse avevo cercato male, forse ero rincoglionito, forse volevo volare troppo alto.
Ho cercato in primo luogo in me stesso, come primo passo per poi riconoscere chi è capace di essere amico, e chi vuole solo un po’ del nostro tempo. Dopo un periodo di solitudine necessaria per sentire il bosco dentro di me, ho cercato il nuovo, e un amico degno di questo nome come per miracolo (???) è sbucato dal nulla. Forse dobbiamo avere il coraggio di essere noi stessi anche se implica sofferenza perché poi la vita ci ripaghi, e ci offra nuovi doni. Un passaggio obbligato, un rito d’iniziazione, prima di ritrovare la capacità di volare.
E agli altri del sito, una domanda-proposta: come scrive Claudio (Risè), «non si può errare e neppure sbagliare da soli», dunque, perché non darci un segno distintivo?
Magari una piccola fedina d’argento, semplice e maschile, al mignolo, o all’anulare destro (alla sinistra qualcuno avrà la fede penso)? Oppure di legno, visto che parliamo sempre di bosco?
(Personalmente, una fedina in legno mi ispira bene. Il bosco a contatto col nostro corpo, no? Anche in mezzo alla città!)
Potrebbe essere un modo per riconoscerci, se capiterà l’occasione di incrociare la medesima strada.
Un abbraccio sincero all’amico di settembre e, come direbbe Spartaco, mi/vi voglio bene, UOMINI.

Ray


Caro Ray,

siamo convinti che le donne hanno potuto “assorbire” tutta la nostra emotiva proprio perché siamo noi a “rifiutarci di conoscere noi stessi”, come tu scrivi. Le due cose non sono in contraddizione, al contrario l’una è conseguenza dell’altra. Confrontarsi con le emozioni, con gli istinti profondi che albergano in ognuno, Jung direbbe colla propria ombra, è difficile, perché significa entrare in contatto con parti di noi che non ci piacciono. Perciò tendiamo a rimuoverle, a far finta che non esistano, e ci limitiamo a parlare di calcio o di donne. Significa anche entrare in contatto col proprio dolore, proprio quello che questa società vuole in tutti i modi impedire, tesa come è a farci diventare ciechi consumatori di oggetti, solo nei quali illuderci di trovare identità e ragione d’essere. Poiché però la sfera emotiva fa parte di noi, ecco che l’abbiamo per così dire appaltata al mondo femminile, diventandone perciò dipendenti. Forse ciò è accaduto perchè tradizionalmente le donne sono state più di noi abituate a questo confronto, anche se crediamo che anch’esse siano pienamente dentro questo meccanismo. Neanche loro, nonostante le sciocchezze che leggiamo ogni giorno sui giornali, conoscono la propria ombra, come i sempre più frequenti infanticidi dimostrano. La differenza è che, investite del grande potere che abbiamo loro regalato, lo usano, a volte anche senza rendersene conto, comunque sempre in modo che sembra ormai ovvio, a proprio effimero vantaggio. Diciamo effimero perché, al di là di un certo sadico piacere vendicativo, in fondo anch’esse non possono essere contente di una situazione “innaturale”. Tornando a noi, crediamo che molto abbia influito in questo fenomeno dell’era moderna la fine di ogni iniziazione maschile, di ogni educazione “sentimentale” del giovane maschio che lo metta in contatto con il proprio sé, che gli permetta di conoscere ed integrare istinti ed emozioni, di valorizzarli (anche quelli che più spaventano), e di usarli consapevolmente al servizio degli altri. La “voluta” scomparsa della figura paterna, archetipica e personale, e di ogni figura maschile adulta che lo potesse sostituire, è una tragedia per tutti, ma soprattutto per i giovani maschi, ormai privi di riferimenti che non siano quelli materni.
Non esiste soluzione che non passi attraverso un confronto reale prima di tutto col proprio maschile, senza finzioni o sconti, per recuperare il padre dentro ognuno di noi. Il confronto cogli altri uomini è un passaggio sicuramente importante, ma più ancora significativo, e per così dire preliminare, ci sembra quello che tu hai fatto.
Cercare dentro di te, immergerti da solo dentro il tuo bosco, passare da solo attraverso il tuo dolore, è stata la condizione per poteri aprire al confronto leale. Anche perché, diciamolo, noi maschi siamo diversi dalle femmine, e poco ci si addice scimmiottarle nell’autocoscienza di gruppo. La comunicazione emotiva fra maschi può avvenire meglio nel contatto silenzioso, o con poche, sobrie, parole.
Quanto alla tua proposta di darsi un segno distintivo, vediamo come circola nel gruppo. Non abbiamo timore di fare “banda”, crediamo anzi nell’ importanza di condividere un’esperienza come questa. Bella comunque la tua proposta sull’uso del legno, un materiale “vero”, che si trova nella natura “selvatica”.

I maschiselvatici