Domenica, 27 Novembre 2022

L'ombra del maschile e il patriarcato

Essendo un vostro attento lettore ormai da qualche tempo, mi sorge spontaneo porvi questa domanda che, auspico, possa diventare motivo di un interessante confonto.

Mi pare che il vostro sito proponga numerose ed acute riflessioni sulla Società dei Consumi intesa come affermazione incontrastata ed assolutistica dell'archetipo della Grande Madre Terribile e sulle nefaste conseguenze che ciò implica nei confonti della Maschilità di molti uomini ormai afflitti ed incapaci di esprimersi serenamente nella loro fallicità. Madri castranti e fagocitanti, scomparsa della figura del Padre, persecuzione ideologico-culturale verso la dimensione maschile, femminilizzazione dei costumi; sono questi, in sintesi - sperando di non essere caduto nella banale semplificazione- gli elementi fondanti dell'attuale contesto socio-culturale che emergono dalle vostre analisi d'impronta psicanalitico-junghiana.
Ciò che però vi chiedo è: "Non pensate che il lato negativo e divorante dell'Anima sia soltanto uno dei motivi di mancata conciliazione tra il Maschio e la Maschilità, e, oltre a quest'aspetto, sebbene verirtiero, sia il caso di iniziare a parlare dei danni che produce e ha soprattutto prodotto in passato, per il percorso d' Individuazione dei giovani maschi, il confronto con la maschilità saturnina dei Padri-Padroni tanto ammirati e declamati nella nostra Italia presessantottina e che, temporibus illis, C.G Jung inscriveva nell'ambito archetipico dell'Orco?"
Cari selvatici, io non azzarderei a dimenticare i danni simbolici e non prodotti dal Sistema Patriarcale,in cui Fallo non accetta altro Fallo, da cui voi in fondo non avete mai preso chiaramente le distanze. Vorrei addurre ad emblema di quanto ho testé asserito, il Genio letterario di Franz Kafka, la cui produzione artistica esprimeva chiaramente lo sprezzo che egli nutriva per la corporeità e per la sessualità, la mera rassegnazione ad un'esistenza angosciata da un soverchiante senso di colpa, l'incapacità di godere della vita vissuta e, per dirla con termini a voi più cari, la repressione di qualsiasi manifestazione di energia fallica. In questo caso, alla Grande Madre non può essere imputato alcunché. Gli esempi da sottoporvi e su cui riflettere serenamente sarebbero molteplici ma richiederebbero senza dubbio una preparazione ben più approfondita di quella che posso vantare e dunque mi limito a questo.
Concludo dicendo che, a mio parere, sarebbe opportuno da parte vostra ammettere con chiarezza ed in maniera inequivocabile le Ombre del Maschile e le ripercussioni terribili che esse possono determinare nella vita di ciascuno. Solo così si potrà finalmente dire che i Maschi Selvatici siano portatori illustri di una "riflessione maschile" e non già di una "riflessione maschilista", che è ben altra cosa.

Distinti Saluti,

Lettera firmata


Caro amico, grazie per le tue osservazioni che possono davvero contribuire a innescare un confronto importante sull’Ombra del maschile e del padre. Spero di riuscire, partendo dalle tue considerazioni critiche, a chiarire meglio la nostra posizione sul tema.
In termini metaforici la società dei consumi presenta un profilo grandematerno, come dice Claudio Risé a cui si ispira il nostro lavoro di ricerca e confronto. La Grande Madre è una divinità arcaica molto diffusa nell’area mediterranea probabilmente prima della comparsa degli dei uranici. E’ quindi una divinità dell’inizio. Rappresenta anche la terra da cui ha origine la vita. Per Jung, la GM rappresenta dal punto di vista archetipico il luogo dell’indistinzione psichica, da cui la coscienza parte per affermare la propria individualità. Luogo in cui ci si può perdere, ma anche da cui si deve necessariamente partire. Da lì infatti ha origine la vita. Di per sé quindi la GM non è né negativa né positiva ma, come tutti gli Archetipi si presenta come una congiunzione di opposti. Prevale il suo lato distruttivo quando la coscienza ne è succube.
Spesso nei nostri discorsi quando facciamo riferimento alla GM ci riferiamo, semplificando, al suo lato divorante e negativo. Il maschio però, ne è vittima solo se rinuncia a intraprendere la battaglia che ciascuno nella vita deve affrontare per diventare se stesso. La responsabilità del fallimento del principio maschile, non risiede quindi nella GM/Società dei consumi, ma nella sudditanza del maschio a quel principio e a quell’ordine simbolico. Come sempre la responsabilità è una fatto individuale.
Dal punto di vista mitologico e religioso, il principio che si oppone alla GM è quello di una divinità maschile, pensata come Padre di tutti gli dei. Il Cielo che fecondando la Terra, come raccontano molti miti, permette la nascita della vita. Si tratta di un nuovo inizio, non più indistinto come quello della la Grande Madre, ma che implica la distinzione tra due generi, maschile e femminile. Mentre la GM si presenta come un archetipo inclusivo e divorante, l’archetipo del Padre si presenta come segno di separazione e differenziazione. Il suo simbolo nell’area mediterranea diviene il Fallo, con cui spesso viene identificato il dio Ermes. Nel corso dei secoli e segnatamente nell’epoca contemporanea, questo simbolo si è indebolito, non tanto per la forza della GM, ma per la rinuncia dei maschi a difenderlo, riconoscendone, anzitutto dentro di sé, il valore.
Fatte queste premesse, per venire alla prima parte della tua domanda "Non pensate che il lato negativo e divorante dell'Anima sia soltanto uno dei motivi di mancata conciliazione tra il Maschio e la Maschilità…” (dove ad Anima dovremmo sostituire Grande Madre), noi pensiamo che non sia tanto il lato terribile della GM a aver indebolito la maschilità, ma piuttosto la rinuncia dei maschi a lottare contro questo archetipo che si esprime oggi nella società dei consumi. Rinuncia per comodità, potere o denaro. E qui viene la questione del Padre.
Tale rinuncia secondo noi è, dal punto di vista della psicologia del profondo, legata al venir meno di quell’altro principio, quello del Fallo, di cui abbiamo parlato prima. Ora tu chiedi, e mi sembra la cosa che ti sta più a cuore, se non “sia il caso di iniziare a parlare dei danni che produce e ha soprattutto prodotto in passato, per il percorso d' Individuazione dei giovani maschi, il confronto con la maschilità saturnina dei Padri-Padroni tanto ammirati e declamati nella nostra Italia presessantottina e che, temporibus illis, C.G Jung inscriveva nell'ambito archetipico dell'Orco?" Certamente nella vita di un uomo la presenza di un Padre-Padrone, come tu lo definisci, è distruttiva. Il carattere saturnino di questi padri, rimanda però a un principio che dal punto di vista simbolico possiamo nuovamente ricondurre alla G.M.. Saturno, originariamente una divinità positiva, dio dei campi e dei raccolti, diviene distruttivo quando la sua figura si contamina con quella di Crono, il dio che divora i suoi figli. L’Orco appunto, che dimentico del suo Fallo, si trasforma in un grande ventre che tutto divora. I Padri-Padroni sono padri che hanno perso la relazione col Fallo e con il suo aspetto più profondo che è quello del dono. Il fallo prima di tutto dona lo sperma che feconda la vita. Nell’atteggiamento divorante non c’è invece nulla di fallico. Sono padri che, inoltre, hanno perso la relazione con un’altra caratteristica del Fallo: la sua direzione verso l’alto, verso il Cielo, luogo dello Spirito, del Padre da cui tutto procede. Hanno perso quindi la relazione con la dimensione sacra dell’Archetipo del padre, di cui Abramo rappresenta uno dei modelli imperituri: Abramo sacrifica il figlio Isacco a Dio, proprio perché rinuncia, con dolore, al possesso del figlio. Nel momento in cui alzando il coltello sta per sacrificare Isacco a Dio, l’Angelo gli ferma la mano. Il figlio è salvo se il padre rinuncia al suo possesso e lo dona a Dio, lo lascia libero di percorrere il suo cammino e trovare la sua strada. In questo modo il padre coopera al processo di individuazione del figlio.
Il tuo riferimento a Kafka e al Fallo che non accetta altro Fallo è importante per fare un altro passo avanti nella comprensione delle dinamiche profonde del simbolo. Il Fallo che non accetta altro Fallo, non è un Fallo. E’ un fallo ridotto a organo di potere e di possesso. E il sistema che produce questo risultato non é quello del Patriarcato in cui l’accento invece è posto sul Padre come principio dinamico, che si fa carico della vita delle donne e dei figli. (Basta pensare al ruolo dei Patriarchi nell’Antico testamento). Il sistema che produce la degenerazione del fallo a organo di potere è quello moderno dell’indifferenza, della riduzione di ogni relazione a merce, definita dal rapporto bisogni-consumi. Il sistema della riduzione di ogni valore all’utile.
In questa prospettiva possiamo leggere la posizione del padre di Kafka, denunciata dal figlio nella famosa lettera al padre, come l’opposto della posizione di Abramo. Il conflitto inevitabile tra padre e figlio nel caso di Kafka mette capo, non a una castrazione simbolica, atto necessario affinché il figlio si separi dalla madre e inizi il proprio cammino, ma a una castrazione effettuale, distruttiva dell’identità psichica del figlio. Purtroppo questi padri esistono. ( Nel mio libro Il segno del padre dedico a questi padri un capitolo dal titolo Il lato oscuro dell’archetipo del padre) Secondo me hanno tradito la loro funzione di padri. Per i figli la vita risulta più dura e il cammino da fare più difficile. La presenza però nell’inconscio collettivo dell’Archetipo del Padre e di uomini che nella società cercano di incarnarlo permette però, anche a chi un Padre non l’ha avuto, di ricostruire dentro di sé una relazione positiva col principio paterno e maschile.
E’ vero quanto dici alla fine, che se non si tiene presente l’Ombra del maschile e del padre si rischia di scadere in una posizione genericamente maschilista che non aiuta a riconoscere il valore autentico del maschile: quello appunto donativo. Da questo punto di vista il tuo intervento risulta per noi prezioso e ci costringe, d’ora in poi, a essere più attenti e più precisi anche su questa questione.

Un caro saluto

Paolo Ferliga

[24 ottobre 2007]