Domenica, 27 Novembre 2022

La camorra contro le donne. E i maschi?

Ave selvatici! 

Come avrete notato dall'indirizzo, chi vi scrive lo fa ormai da molto tempo. Sta mattina aprendo tgcom.it ho letto questo articolo. Sinceramente già il titolo in questo giorno, 8 Marzo, la diceva lunga su dove lo scrittore(ice) voleva andare a parare... Un articolo così dove viene contrapposta la "ricorrenza" dell’ 8 Marzo con una piaga sociale come la camorra oltre ad essere inappropriato mi sembra anche di cattivo gusto di fronte a tutte quelle persone (maschi) che per la lotta alla criminalità organizzata hanno dato la vita. Non vedo la correlazione tra camorra e mancato rispetto dei diritti della donna. Anche perchè credo che i vari boss locali non facciano prima una "puntatina" in anagrafe prima di chiedere il pizzo!
Ecco selvatici, non voglio dilungarmi ancora ma voglio ancora una volta denunciare come questo sia l'ennesimo atto terroristico nel voler verticalizzare un problema che invece purtroppo è quanto mai trasversale.Questa volta l' "audace" imprenditrice si è rivolta alla consorte del presidente della rEPUBBILCA iTALIANA (ho volutamente usato le minuscole iniziali...). Chissà se questi si comportera' come il marito che in occasione del dibattito sulla differenza fra la grazia per Priebke e quella per il terrorista Battisti ha espressamente dichiarato che esiste una differenza marcando ancora una volta il fatto che nel belpaese vi sono vittime di Serie A e Vittime di serie B, facendo passare tutti i MASCHI commercianti assoldatori di picciotti! Chi vivrà vedrà.
Un abbraccio

A.

Imprenditrice: "Chiudo per camorra"
Lettera a Franca Ciampi per 8 marzo
Una lettera appassionata a Franca Ciampi, moglie del presidente della Repubblica. A scriverla è
un'imprenditrice di Aversa (Caserta) esasperata dai continui furti al suo negozio e dalla presenza
oppressiva della camorra. La missiva è stata inviata in occasione dell'8 marzo, Festa della donna.
"Domani sarà la festa della donna ma qui ad Aversa come in tutta la Campania non c'è veramente
nulla da festeggiare".

Margherita Rubino, 41 anni, separata, 2 figli, lancia pesanti accuse non solo contro la criminalita'
organizzata ma anche contro le istituzioni. "Se è vero che tutte le attività sono soggette alle pressioni
della criminalita' organizzata - scrive ancora l'imprenditrice alla moglie del presidente della Repubblica
- in un silenzio omertoso delle istituzioni e delle forze dell'ordine, e' ancora più vero che ormai è
impossibile per una donna aprire e gestire una piccola attivita' commerciale".

Margherita Rubino gestisce un negozio di abbigliamento per bambini. Il primo furto lo ha subito il 28
febbraio scorso, il secondo, con la tecnica dello "sfondamento", la nuova "moda" della delinquenza
(auto lanciata contro le serrande dei negozi) il 5 marzo. Entrambi i furti sono avvenuti tra le 5 e le 6
del mattino. La prima volta i malviventi hanno svaligiato quasi tutto il negozio indisturbati, in pieno
centro storico di Aversa. La seconda volta, presumibilmente, la stessa banda, hanno preso quello che
restava. Con la tecnica dello sfondamento, i malviventi hanno provocato danni per centinaia di
migliaia di euro.


Caro Alessandro, è inutile dire che l’imprenditrice oggetto del ricatto mafioso ha tutta la nostra solidarietà, esattamente la stessa che avrebbe se fosse un uomo. Proprio per questo farne una questione di genere è oltre che falso, offensivo per tutti quei poliziotti, carabinieri, giudici, piccoli commercianti, quasi esclusivamente maschi, che hanno dato la vita per opporsi a quella cancrena. Sulla quale ti consigliamo un bel libro di Silvia di Lorenzo, “La Grande Madre mafia”, che mostra come tutta la simbologia, il linguaggio, la ritualità, il modo di rapportarsi della mafia con amici e nemici (ma per analogia il concetto è estendibile alle altre associazioni malavitose simili), sono interamente mutuati dall’antico matriarcato psichico che permea il nostro mezzogiorno, laddove la presenza del Padre e della sua legge che tende all’oggettività, non è mai penetrata in profondità nel corpo sociale. Questo prova una cosa che da tempo andiamo dicendo, e cioè che il machismo sociologico convive perfettamente col culto della Grande Madre, di cui è sostanzialmente succube. Accadeva lo stesso anche nel fascismo, che godeva di un consenso di massa femminile non certo inferiore a quello maschile.
Per tornare all’attualità che ci proponi, la lettura di qualsiasi fenomeno in chiave di discriminazione di genere è ormai una moda dilagante. Ci riferiamo, ad esempio, ai fenomeni del mobbing e degli infortuni sul lavoro. Il primo colpisce statisticamente donne e uomini in ugual misura, ma in occasione dell’uscita del film di Cristiana Comencini, “Mi piace lavorare”, i giornali hanno tralasciato questo “insignificante” particolare, titolando e scrivendo come se le uniche colpite fossero le donne. Per gli infortuni sul lavoro è ancora peggio. Secondo statistiche ufficiali Inail il 76% del totale e ben il 91,8 % degli infortuni mortali colpiscono i maschi. Ebbene, è bastato che nell’ultimo anno ci sia stato un lieve incremento degli infortuni femminili per far titolare al Manifesto, e con toni simili all’Unità : “Lavoro, l’infortunio è donna”. Senza contare le immediate inziative sindacali e dei comitati per le pari opportunità tesi a promuovere programmi di prevenzione e protezione specifici per le donne, e solo per loro.
Tutto ciò distorce la realtà e offende gli uomini, le cui difficoltà e sofferenze non sono poste sullo stesso piano di quelle femminili. Fin qui pazienza, gli uomini sono abituati da millenni a passare il tempo, oltre che a opprimere/stuprare o ubriacarsi, anche a emigrare lontano, magari a morire in miniera o su una traballante impalcatura per mandare a casa quei quattro soldi rimasti dopo i quotidiani bagordi, o a crepare in guerra anche per difendere lorsignore. L’hanno sempre fatto in silenzio, e ancora lo faranno senza pretendere titoli o ringraziamenti particolari. Esigono però un paio di cose. .
Primo, che cessi l’ignominia di dipingerli come il genere violento e predatore, portatore del male e bisognoso di rieducazione.
Secondo, che da parte femminile sia accantonato una volta per sempre l’uso spregiudicato e strumentale della diversità di genere. Una volta per sostenere che o non esiste o che è semmai tutta a loro favore in quanto più intelligenti, coraggiose, resistenti anche fisicamente, e psicologicamente meno fragili. Un’altra, sempre secondo convenienza, per sostenere la loro maggior fragilità psicofisica (mobbing, difficoltà nel rientro al lavoro dopo un infortunio) , e quindi invocare speciali tutele. Le due cose non stanno insieme, ma il giochino rende e forse non si rendono neanche tanto bene conto della contraddizione. Poi però non si lamentino della sempre maggior lontananza fra i generi.

I maschiselvatici